Mangiare e bere
Sarà pure una delle città meno industrializzate del Triveneto e quella con l'età media più alta del Paese. Sarà pure la città del "no se pol", ovvero del "non si può", "lascia stare che va bene così", "se funziona, perche cambiare?", "troppa burocrazia, sarà per un'altra volta". Sarà pure, come amava definirla un ex direttore del quotidiano locale, "la Napoli del nord Italia". Sì, avrà pure mille difetti. Ma certo non si può dire che Trieste, fieramente conservatrice, non conosca e sappia apprezzare la buona gastronomia e la bella vita.
Storicamente abituata ad accettare e ad assorbire mille culture e tradizioni, stretta com'è tra mare e Carso e con un confine a una manciata di chilometri, la città offre una cucina dai sapori e dalle caratteristiche uniche. I buffet e i ristoranti del centro o dell'altopiano, la fascia collinosa alle spalle della città, propongono piatti di tipica ascendenza mitteleuropea, sapiente fusione di ricette locali, ungheresi, austriache, slave.
E i triestini ne vanno pazzi. Togli loro qualunque cosa: le fabbriche, le discoteche, il calcio o il miglior parco dei divertimenti. Ma non il cibo. I pranzi della domenica con gli amici o le serate in trattoria, complici prezzi mai particolarmente elevati, valgono più di ogni altra cosa. E negli ultimi anni molti turisti da tutto il mondo se ne sono accorti, anche grazie alla sapiente opera di marketing promossa dal sindaco Riccardo Illy, l'industriale del caffè capace di vendere sacchi di arabica alle Maldive e nel Bahrain.
Si dice che a Trieste è difficile passare: ci si deve venire, altrimenti è e resta un puntino sulla carta ai confini estremi dell'Italia. Ebbene, esistono mille buone ragioni per venire a Trieste e la cucina ne è senz'altro una. Cominciamo, dunque, un breve viaggio per alcuni locali che Wcities ha provato per voi: non certo gli unici, ma una selezione che senz'altro non potrà deludervi. Se ad esempio vi ritrovate a passeggiare nei dintorni di Piazza dell'Unità d'Italia, la più grande piazza europea affacciata al mare, non rinunciate a uno spuntino da Pepi, un localino solo all'apparenza senza pretese, ma di cui ha parlato persino il
New York Times: vi abbufferete a tutte le ore e per pochi soldi di carne di maiale bollita, insuperabili prosciutti cotti nella crosta di pane, salsicce con crauti, salse al cren e paprika, bevendo birra o Terrano, l'intenso vino rosso del Carso di origine controllata, cui è persino dedicata una strada.
Dopo mangiato potrete fare un salto al Tommaseo o agli Specchi, due degli storici caffè di Trieste, veri e propri salotti, ospitali, caldi, raffinati. Una parentesi: da queste parti - e solo da queste parti - il cappuccino è quello che nel resto d'Italia si chiama caffè macchiato caldo, in tazzina piccola e con latte schiumato.
Se invece preferite mescolare l'eleganza alle tradizioni, la modernità ai profumi più prelibati, il posto che fa per voi è la trattoria
Suban, un vero e proprio tempio gastronomico a base di carne. In un ambiente impeccabile, potrete scegliere tra una eccezionale cucina internazionale e i sublimi piatti locali: la jota, una robusta zuppa preparata con cotenna di maiale, il goulash, le trippe, lo spezzatino di vitello, gli gnocchi di pane oppure farciti con la marmellata o con le prugne, il prosciutto e una buona varietà di dolci.
E poi il pesce, da non perdere in un posto come Trieste: ristoranti di mare ne troverete a bizzeffe e quasi tutti di buona qualità. Ci permettiamo tuttavia di dare qualche consiglio: scegliete tra il
Faro, una trattoria panoramica sul golfo ai piedi dell'imponente Faro della Vittoria, a cinque minuti di macchina dal centro, e il
Nuovo Antico Pavone, un ristorante raccolto e raffinato lungo le rive.
In fondo Trieste è piccola e al massimo in una mezzora si può raggiungere il capo opposto della città, camminando o in bus. E lungo la strada troverete sempre un sacco di buoni locali: davvero pochi potranno farvi andare di traverso il pasto. Secondo Wcities ci sono però delle tappe quasi obbligate: vi segnaliamo la
Stalletta, per gli antipasti freddi, la carne e i piatti alla piastra, il
Dardo Rosso, per l'ottima tartara (sono entrambi nel popoloso e popolare rione di San Giacomo, a poca distanza dal Castello di San Giusto) e
Stanlio e Ollio, un ristorantino al lume di candela dalla cucina fantasiosa lungo il Viale XX Settembre, quindici minuti a piedi da Piazza dell'Unità.
Restando in città, non dimenticate una visita al San Marco, il grande caffè letterario frequentato dallo scrittore Claudio Magris e, prima di lui, Svevo e Saba (sta in Via Battisti, una parallela del Viale XX Settembre) e alla piccola pasticceria
Pirona, in Largo Barriera Vecchia, uno dei più antichi locali d'Italia, dove ogni mattina faceva colazione James Joyce tra il 1910 e il 1914. Oggi, in un ambiente rimasto come un tempo, vi troverete deliziose paste creme e i gioielli dell'arte dolciaria mitteleuropea: il presnitz, a base di noci e frutta secca e la cui forma ricorda la corona di spine di Cristo, la putizza al miele, le fave (palline di mandorle, olio di rose e cacao) o i crostoli e le fritole, frittelle tonde con pinoli, tipiche del carnevale.
Spostiamoci ora sull'altopiano carsico, verso l'interno, quindici minuti di macchina dalla città, dove vive gran parte della comunità slovena in Italia, storicamente radicata su queste terre. Qui, oltre a godere di eccezionali panorami e a poter fare camminate indimenticabili, troverete agriturismi e
osmizze, tipici locali rurali a gestione familiare, dove i contadini, come volle un decreto imperiale, possono vendere i propri prodotti, generalmente nel periodo primaverile ed estivo.
Tra Monrupino, San Dorligo, Basovizza e altri piccoli paesi nei dintorni di Trieste (come anche l'affascinante Muggia, sospesa tra mare e terra nella zona est della provincia) potrete gustare formaggi come il Tabor, salami fatti in casa, gnocchi, carni e bere vini del posto come la Malvasia, il Vitovska Garganja o il già citato Terrano.
Buon appetito!