Guida Trieste

Visita

Una passeggiata per Trieste non può non cominciare da San Giusto, il colle più alto della città dove un tempo erano edificati molti dei maggiori edifici dell'antica Tergestum romana. Da qui - dall'ampio piazzale che si apre tra la cattedrale, il castello medioevale divenuto uno dei simboli di Trieste e i resti (parzialmente ricostruiti) di una basilica civile del III secolo - il panorama è semplicemente straordinario: il golfo, l'altopiano carsico e i tetti rossi delle vecchie case del centro storico vi appariranno come suggestive immagini da conservare tra i più bei ricordi del vostro viaggio in questo lembo orientale d'Italia.

Visitate la chiesa, nata dall'unione di due precedenti basiliche paleocristiane, il castello, un eccezionale esempio di edilizia militare, e poi scendete verso il mare lungo la stretta e ripida Via della Cattedrale. Qui, mentre attraverserete il nucleo più antico della città, che da alcuni anni l'amministrazione comunale sta rimettendo in sesto, restituendo scenari nuovi e incantevoli, incontrerete il Museo Civico di Storia e Arte, l'Orto lapidario, il monastero benedettino di San Cipriano e, poco più sotto, la piccola basilica romanica di San Silvestro. Passeggerete lungo vie strette e silenziose, abitate da gente anziana, con pochi negozi e pochissimo traffico.

A una decina di minuti di cammino da San Giusto, ecco l'Arco di Riccardo, che era parte integrante della cinta muraria d'epoca augustea, ovvero risalente al 30 p.e.v.. Se fosse ora di pranzo, accanto al monumento, tra vecchie case in parte diroccate, troverete un simpatico ristorantino di cucina regionale - all'Arco di Riccardo, appunto - dove potrete mangiare abbondantemente (e per poche migliaia di lire) in un ambiente raccolto e assolutamente informale.

Quindi, percorrendo Via Felice Venezian, arriverete proprio lungo le rive di Trieste, un vialone trafficatissimo affacciato al mare e in parte adibito a parcheggio a pagamento. Vi troverete di fronte alla Stazione Marittima, un bel palazzone degli anni Trenta, oggi sede del più grande centro congressi della provincia, mentre alla vostra destra, fatti 50 o 60 metri, apparirà ai vostri occhi Piazza dell'Unità d'Italia, il salotto della città, la più grande piazza europea affacciata al mare. I triestini ne sono innamorati e, in effetti, è uno spettacolo: in palazzi costruiti tra il Settecento e gli inizi dell'Ottocento, sono ospitati il municipio, la prefettura, la giunta regionale, le Assicurazioni Generali, l'hotel Duchi d'Aosta, uno dei più raffinati alberghi della città, e il Caffè degli Specchi, il grande e storico caffè meta fissa di migliaia di triestini ogni domenica mattina. È, insomma, il cuore pulsante di Trieste.

Proseguendo lungo le rive in direzione della stazione ferroviaria, scoprirete la raffinata ed elegante Trieste ottocentesca, neoclassica e liberty, con il Teatro Verdi (il cui stile ricalca alla perfezione quello del teatro milanese della Scala), il palazzo Carciotti (con la sua bella facciata retta da sei colonne ioniche) o il Canal Grande, il canale che dal mare si addentra per qualche decina di metri verso il centro, costruito per favorire un tempo i traffici commerciali.

Dal grande molo che è alla vostra sinistra, la veduta notturna delle rive illuminate è da lasciare senza fiato. D'altronde, come scriveva il poeta Umberto Saba, l'incanto maggiore di Trieste sta "nella sua varietà; svoltare un angolo di strada voleva dire cambiare continente. C'era l'Italia e il desiderio dell'Italia, c'era l'Austria, c'era l'Oriente, c'era il Levante coi suoi mercanti in fez rosso e molte altre cose ancora".

Camminando in direzione opposta, invece, arriverete a una particolare costruzione del tutto simile a una chiesa, tanto che i triestini l'hanno soprannominata "Santa Maria del guato" (il guato, in dialetto locale, è un piccolo e comunissimo pesce povero di carne): in realtà l'edificio, del 1913, ospita un acquario e quello che si potrebbe confondere per un campanile altro non è che un torretta all'interno della quale un sistema di pompe pesca acqua salata dal mare e alimenta le vasche dove vivono e sono esposti i pesci. Ora abbandonate il lungomare e fate ritorno in Piazza dell'Unità, per poi proseguire verso Piazza della Borsa, un'area pedonale dove, tra tanti bei palazzi, troverete un altro storico caffè, il Tergesteo, sotto l'omonima galleria. Quindi costeggiate la questura fino ad arrivare al Teatro Romano, una costruzione d'impianto semicircolare databile tra il I e il II secolo e.v., ma venuta alla luce solo negli anni trenta durante dei normali lavori di ristrutturazione nel quartiere. Da qui accederete direttamente al vero centro commerciale di Trieste, quello consacrato allo shopping: tra Via Mazzini, Corso Italia, Via Carducci, Via Battisti (dove per altro c'è il Caffè San Marco, che con la sua atmosfera tipicamente mitteleuropea è da sempre luogo d'incontro di letterati e intellettuali, ultimo dei quali lo scrittore Claudio Magris) troverete molti dei migliori negozi della città, oltre a un traffico che a volte raggiunge livelli da esaurimento nervoso.

Da Piazza Oberdan, invece, alla fine di Via Carducci, parte lo storico Tram, un antico mezzo su rotaia a fune che dal centro città vi conduce nel cuore di Opicina, un caratteristico paese dell'altopiano carsico. Viaggiare in tram è un'esperienza dolce e suggestiva: merita spenderci una giornata.

E sempre nei pressi della questura, senza allontanarvi troppo dal centro storico, non dimenticate di fare due passi tra i suggestivi negozi di libri e oggetti di antiquariato, un settore in cui Trieste vanta tradizioni storiche. Tra le stradine e le androne nella penombra della cosiddetta Cittavecchia, ma anche in luoghi meno appartati e più luminosi come Via Mazzini, troverete una sfilza di vetrine e gallerie, che vi proporranno a un tempo simpatiche cianfrusaglie e oggetti di valore.

A questo punto prendete la macchina (i prossimi obiettivi non sono raggiungibili a piedi), tornate sulle rive e scegliete in che direzione proseguire: voltando le spalle a Piazza dell'Unità, se v'incamminerete verso sinistra, proseguendo per qualche chilometro, arriverete prima nei pressi dello stadio e del nuovo Palazzetto dello Sport e poi a Muggia, una simpatica cittadina a ridosso del confine con la Slovenia. La zona dove sorge il campo sportivo, in realtà, offre ben poco da vedere, ma senz'altro da non perdere, nelle immediate vicinanze, è la Risiera di San Sabba, l'unico campo di sterminio nazista in Italia. Visitarne le celle, camminare tra le mura, soffermarsi sulle foto del massacro esposte all'interno è un'esperienza totale, capace di lasciare un segno profondo.

Muggia, invece, è una bella cittadina veneta affacciata al mare. La sua storia si discosta in maniera netta da quella di Trieste a causa di un voto di fedeltà stipulato con Venezia nel XIII secolo e il suo centro storico, che si sviluppa attorno a un amabile porticciolo tra caratteristiche e strette calli, ne è una prova evidente. Restaurata di recente, è dominata da un delizioso castello trecentesco. Nella parte alta del paese, distante in realtà un paio di chilometri dall'attuale centro, c'è la Basilica della Beata Vergine Assunta, di origine romanica, e dal cui piazzale si gode un panorama straordinario. E proprio a Muggia, nella grande area dove un tempo lavoravano degli storici cantieri navali noti in tutta Europa, sta per sorgere un grande complesso turistico, Porto San Rocco, che comprenderà alberghi, campi sportivi, ristoranti, centinaia di posti barca e altre attrazioni turistiche. Muggia, infine, è nota anche per il suo Carnevale, che segue riti e tradizioni antiche e popolari e la cui preparazione, ogni anno e da decenni, coinvolge migliaia di appassionati, impegnati nella costruzione dei grandi carri allegorici e nella confezione degli strepitosi costumi.

Tornando da Muggia, superata la vecchia e un po' tetra raffineria di Aquilinia e percorsa la Via Flavia, svoltate a destra in direzione di Bagnoli e seguite la indicazioni per la Val Rosandra. Passerete prima di fronte al più basso rifugio d'Italia Rifugio Premuda, 80 metri sul mare) e poi entrerete in quello che è forse l'angolo più suggestivo del Carso triestino, una valle straordinaria piena di sentieri e al termine della quale c'è uno dei pochissimi confini pedonali ancora esistenti. L'area, una vera e propria palestra naturale per gli amanti del free climbing e delle arrampicate, ospita anche i resti dell'antico acquedotto costruito dai romani.

A questo punto rientrate a Trieste e da Piazza dell'Unità imboccate le rive in direzione opposta a quella presa per arrivare a Muggia. Superata la stazione ferroviaria, che vi lascerete alla vostra sinistra, percorrete la costa per qualche chilometro, fino al delizioso Castello di Miramare. Strada facendo potrete fermarvi in una delle due ottime gelaterie che vedrete alla vostra destra, gustandovi un cono passeggiando sul lungomare di Barcola. Il Castello di Miramare è il vero simbolo di Trieste, eccezionale e sfortunata residenza di Massimiliano I d'Austria (Imperatore del Messico), ucciso nel 1867 dai repubblicani messicani sotto la direzione di Benito Juárez. Visitarne i locali e il favoloso parco che lo circonda è quasi un obbligo per chiunque passi per la città.

D'estate, tra l'altro, da un palco costruito sul mare potrete assistere allo spettacolo Luci e Suoni, uno straordinario mix di tecnologia e tradizione che da molti anni e con successo rievoca in più lingue la storia del castello e di chi vi abitò.

Lasciata Miramare, proseguite in direzione di Venezia lungo la Strada costiera, la principale via di ingresso alla città, che corre tra il golfo e la dorsale carsica e da cui si gode un bel panorama (in assenza di foschia, si vede anche la costa istriana). Attenzione: qui i limiti di velocità sono davvero bassi. Rispettateli, perche la strada è un po' pericolosa a causa delle molte curve e, soprattutto, è piena di autovelox e pattuglie della polizia.

Restando sulla costa, e proseguendo nella stessa direzione, troverete ancora il paesi di Duino Aurisina, Sistiana e, infine, il Villaggio del Pescatore. Duino e Sistiana, deliziose località turistiche, sono fra loro collegate dal sentiero Rilke, una passeggiata a strapiombo sul mare lunga circa due chilometri e intitolata al poeta romantico tedesco. Il Villaggio del Pescatore, invece, è un piccolo borgo moderno sede di alcune interessanti strutture sportive, dove qualche tempo fa sono stati rinvenuti dei resti di coccodrilli e dinosauri, che fecero balzare il paese agli onori delle cronache nazionali ed internazionali.

A questo punto non vi resta che visitare il Carso. Anche se già siete stati in Val Rosandra, non lasciate Trieste senza una passeggiata per il resto dell'altopiano. Caratterizzato dalla presenza di una tipica roccia bianca e calcarea, il Carso è un paesaggio assolutamente singolare, unico in Europa. La flora è eccezionalmente ricca, nonostante l'acqua sia quasi del tutto assente, poiche filtra nel sottosuolo formando grandi e profonde cavità, dette foibe. La superficie è cosparsa di avvallamenti, boschi, radure, lande e canyon e costellata di rocce con particolari forme di origine erosiva.

Sull'altopiano, lungo una fascia di circa 30 chilometri, sono disseminati 120 ristoranti, alcuni agriturismi, 80 pensioni e decine di osmizze, i caratteristici locali, segnalati lungo la strada da un ramo frondoso, che propongono al pubblico i propri vini e prodotti. Sul Carso incontrerete l'imponente Faro della Vittoria, il santuario di Monte Grisa, la straordinaria Grotta Gigante o la Casa Carsica, un'antica abitazione rurale trasformata in museo. Qui, inoltre, ogni due anni, la minoranza di lingua slovena (concentrata proprio nei borghi dell'altopiano) organizza le cosiddette nozze carsiche e a una giovane coppia del circondario è concesso di sposarsi secondo le più antiche usanze e tradizioni locali.

E infine, dedicate cinque minuti del vostro tempo per una visita alla Foiba di Basovizza, un monumento nazionale dedicato alle migliaia di italiani gettati vivi nelle profonde cavità carsiche al termine della seconda guerra mondiale, perche contrari all'allora regime jugoslavo del maresciallo Tito. Sì, perche se la Risiera di San Sabba è il luogo dei più terribili crimini e orrori del nazismo, le foibe di Trieste, dalle quali vengono ancora oggi estratti corpi senza volto e senza nome, sono la più paurosa e crudele testimonianza delle atrocità commesse in Italia dai comunisti jugoslavi.

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