Introduzione
Rimini, la città dell'ospitalità, la spiaggia d'Europa, la riviera dei bagnanti, l'Ostenda d'Italia: questi sono gli appellativi con i quali questa ridente cittadina estiva è conosciuta da tutti come il luogo di tramandate e valorizzate tradizioni turistiche. Era il 30 luglio del 1843 quando due giovani aristocratici riminesi, Tintori e Baldini, inaugurarono il primo Stabilimento dei Bagni da loro ideato e fondato. Sulle origini dell'industria balneare Carlo Tonini nel 1895 nel suo Compendio Storico scrisse: Aveva già preso voga molto l'uso de bagni marittimi, e Rimini, per la particolare sua postura e per la spiaggia sottile e agiatissima, veniva frequentata ne mesi estivi da buon numero di forestieri delle vicine e lontane città.
Da allora la riviera è molto cambiata e ora lungo i suoi 40 chilometri di costa conta oltre 5.000 alberghi, 1.000 ristoranti, 150 discoteche, 1.200 bar, 50 musei e 300 impianti sportivi. A ciò si aggiungano 16 parchi di divertimento, il fiore all'occhiello della riviera, e si ottiene la più alta concentrazione, ossia la più alta densità di luoghi di divertimento per chilometro quadrato in Italia. Tra i parchi a tema merita senz'altro una visita
Italia in Miniatura, capostipite italiano del parco a tema, e tra i parchi acquatici
Acquafan di Riccione,
status symbol della vacanza per i giovani.
Tutti questi numeri consacrano Rimini la capitale delle spiagge infuocate e delle notti insonni alla ricerca del divertimento sfrenato ma ne approssimano senz'altro per difetto l''immagine: Rimini è una realtà molto più complessa, una città per tutte le stagioni. È una riviera da riscoprire al di là delle sue spiagge e dei locali notturni, da apprezzare per la sua storia piena di alterne vicende che iniziano ben prima del 1843 nel 268 p.e.v. quando i Romani la fondarono, e continua poi con i Bizantini, gli Ostrogoti e i Longobardi. Ma è l'impronta medioevale e rinascimentale dei Malatesta che qui è più profonda e visibile.
A prima vista e ad un'esplorazione superficiale del centro storico, vietato al traffico automobilistico privato nelle ore del giorno, è forse un po difficile individuare il colore dell'Ariminum dei Romani, della stessa città malatestiana e di quella ottocentesca dei patrioti e dei primi moti sociali ma è possibile subito acquisire la certezza di trovarsi in una terra di lunga storia puntando lo sguardo su particolari strutture edilizie inequivocabilmente romane come il
ponte di Tiberio, l'
arco d'Augusto o l'
anfiteatro romano, su angoli nascosti o quasi come il
Giardino degli Aromi o la
Domus del Chirurgo, su spazi ovali come la
Piazza Tre Martiri o sul porticato delle Poveracce in
Piazza Cavour, sugli stretti vicoli nel labirinto del
Borgo San Giuliano. Questi sono luoghi che il tempo trascorso e l'uomo ricostruttore hanno ignorato fino ad oggi, alcuni di essi incredibilmente non sono stati nemmeno toccati dai devastanti 396 bombardamenti della seconda guerra mondiale che qui ebbero un coefficiente di distruzione del 82%, il più elevato tra le città italiane con più di 50.000 abitanti. La ricostruzione post bellica e i continui restauri restituirono la Rimini attuale, in parte brutta copia della città scomparsa ed in parte un coacervo di nuovi quartieri, una città di 150.000 abitanti, contraddittoria, ambigua, fluttuante, effimera, ne vecchia ne nuova, ne antica ne moderna, con un identità sfuggevole e non chiaramente precisata.
Oggi potremmo dire una città cosmopolita, che ha un fondamento eclettico, fuso su varie componenti distinte: luogo di pescatori, di coltivatori, di artigiani, nonche di operatori turistici e di produttori dei più diversi servizi di intrattenimento. È una città pronta ad accogliere anche alcune rilevanti fiere industriali e commerciali e prestigiosi convegni internazionali, organizzati durante tutto il periodo dell''anno, come il
Meeting e le
Giornate Internazionali di Studio Pio Manzù, che ha i suoi giornali, i suoi periodici di cultura, le sue botteghe caratteristiche di antiquariato o di libri rari, oltre ai grandi centri commerciali naturalmente. Basta addentrarsi nell immediato entroterra fino al vicino
colle di Covignano per assaporare tutto ciò: un balcone dal quale si vede un ampio tratto di costa, dalla parte occidentale della città fino al promontorio di Gabicce e anche le ultime colline romagnole al confine con le Marche.
L''entroterra nasconde borghi medioevali di incredibile splendore e curatissima conservazione, rocche, castelli, pievi, monasteri dalla serena aria paesana, minuscoli villaggi rurali dal clima intatto, segni di una civiltà antica e operosa, ricca di memorie del passato e di fervide tradizioni artigiane e gastronomiche festeggiate con singolari sagre popolari durante le fresche serate estive nelle quali esala il profumo della piadina e del rosso sangiovese. Così il borgo di
Montebello, minuscolo quanto raffinato e romantico, merita di essere visitato al pari del pittoresco
Palio del Daino di Mondaino o del suggestivo
Ottocento Festival di Saludecio.
Se poi si vuole godere di un panorama davvero impareggiabile si può espatriare senza documenti e raggiungere la massima altitudine di 739 metri sul livello del mare della
Repubblica di San Marino. Dagli spalti dei tre castelli e dai luoghi panoramici a strapiombo sulle vallate circostanti si ammira tutta la valle del fiume Marecchia, l'antico Ariminus dal quale la città prese il nome, si ha qui un imponente veduta sulla Romagna solatia di pascoliana memoria. Rimini è stata definita anche Las Vegas d'Europa: definizioni del genere, non prive di verosimiglianza, non mancheranno neanche in futuro di caratterizzare significativamente l''evoluzione di questa antica città.