
Dalla Stazione Ferroviaria ha inizio questa visita guidata nella città, qui, in Piazzale Cesare Battisti, ci si può fermare presso l'Ufficio IAT, Centro di informazione e accoglienza turistica, e richiedere gratuitamente una cartina della città al fine di seguire meglio le seguenti istruzioni.
Da qui percorrendo un piccolo tratto di via Roma in direzione del Largo Martiri d'Ungheria si trovano l'uno di fronte all'altro, sulla sinistra, il Parco Alcide Cervi le cui stradine ristoratrici e verdeggianti conducono fino in spiaggia e, sulla destra, l'anfiteatro romano del II secolo e.v. di cui rimangono oggi alcune notevoli strutture laterizie che ne testimoniano l'imponenza, essendo stata la sua arena quasi ampia quanto quella del Colosseo.
Da qui proseguendo all'interno del parco Cervi fra statue bronzee di Arnaldo Pomodoro e giochi per bambini si giunge, costeggiando gli antichi bastioni medioevali che nel Rinascimento chiudevano la città, al monumentale arco d'Augusto, il più antico monumento della città, che sembra essere stato costruito nel 27 p.e.v. con la funzione di presentare formalmente e solennemente la città ai viaggiatori importanti, quelli che provenivano dalla capitale percorrendo la via Flaminia, che proprio qui termina per diventare una strada urbana. L'Arco d'Augusto e il Ponte di Tiberio, situati alle due estremità del decumano massimo, l'attuale Corso d'Augusto, erano, infatti, due ingressi alla città situati in punti opposti, crocevia di due tra le più importanti strade consolari dell'Impero romano, rispettivamente la via Flaminia e la via Emilia che qui hanno i loro termini monumentali. L'arco che si presenta isolato come un grande arco trionfale è indubbiamente uno dei monumenti romani più celebri di tutta l'Italia settentrionale.
Inoltrandosi dall'arco nel Corso d'Augusto, la via dei negozi e dello shopping, ci si trova quasi subito nel foro della città romana, l'attuale Piazza Tre Martiri e ora dedicata a tre giovani partigiani uccisi dai nazisti verso la fine della Seconda Guerra Mondiale. L'attuale piazza, recentemente restaurata, conserva memoria del miracolo della mula e di quello dei pesci di Sant Antonio nel Tempietto volitivo a lui dedicato, ed inoltre del discorso che Cesare avrebbe tenuto proprio in questo luogo subito dopo il passaggio del Rubicone nel 49 p.e.v. ai suoi legionari per esortarlo a seguirlo fino a Roma nel cippo rinascimentale posto ora all'angolo con via IV Novembre.
Ed è proprio percorrendo quest'ultima via che si trova sulla destra il Duomo dei riminesi, il Tempio Malatestiano. L'architettura dell'esterno, esaltata dal bianco brillante del rivestimento marmoreo recentemente restaurato in vista del Giubileo, è opera magistrale, anche se incompiuta del geniale architetto Leon Battista Alberti che qui espresse al meglio, nell'essenziale portale e nel timpano dell'arcata principale ricco di elementi decorativi geometricamente sistemati, il suo classicismo come ampio rifacimento lineare della precedente chiesa medioevale di San Francesco. L'interno del duomo, nel suo sontuoso goticismo decorativo, esibisce fasto, ricchezza e volontà celebrativa che nella esaltazione di iscrizioni e simboli araldici contrasta enormemente con l'essenzialità della facciata esterna. L'interno, a una navata con sei cappelle laterali, conserva nella Celle delle Reliquie un capolavoro di Piero della Francesca Sigismondo inginocchiato ai piedi di San Sigismondo. Questo affresco e il Crocifisso su tavola dipinto da Giotto nei primi anni del Trecento rappresentano le più importanti reliquie del passato artistico della città.
Ritornando sul Corso d'Augusto si giunge fino alla centralissima Piazza Cavour, il cuore della Rimini moderna e medievale, la piazza della Fontana fino al 1862, la piazza del Comune in tempi ancor più remoti. Entrambi naturalmente più volte soggetti ad opere di restauro e di ristrutturazione.
Il Palazzo dell'Arengo si trova in mezzo tra quello del Podestà e il secentesco Palazzo Garampi, ed è il più antico, il più solenne e il più grande dei tre, risale al 1204; qui si riuniva l'Arengo, cioè il Consiglio del Popolo. Si narra che nel suo portico veniva pubblicamente amministrata la giustizia così che nella pietra ora scomparsa, lapis magnum, i debitori insolventi dovevano cedere i propri beni sedendo tre volte sul pietrone e dicendo cedo bonis.
Il Palazzo della Podestà, a sinistra dell'Arengo, si presenta oggi completamente falsato dai restauri degli anni Venti, è più recente di circa un secolo e oggi ospita interessanti mostre durante tutto l'anno.
Di fronte ai palazzi si apre la vecchia Pescheria, luogo che conserva quasi intatta l'antica conformazione con i suoi lunghi banchi marmorei nei quali venivano vendute le poveracce ossia le vongole o telline. Da questo silenzioso corridoio, che saltuariamente ospita mostre-mercato di antiquariato o di artigianato locale, si accede alla graziosa piazzetta Gregorio da Rimini, vero angolo remoto della Rimini secolare.
Ritornati in Piazza Cavour si raggiunge dalla vicina traversa di via Sigismondo una delle chiese di maggior rilievo storico ed artistico della città, quella di Sant'Agostino in via Cairoli. Il suo campanile a guglia conica, il più alto dei dintorni (55 metri) è oggi l'unica parte rimasta intatta dal tempo della sua costruzione. Il resto, eccetto l'abside, subì nei secoli diverse ristrutturazioni. Notevolissime sono le opere d'arte qui custodite, testimonianze della scuola pittorica trecentesca, che evocano un mondo astratto fatto di silenzi incantati, di gesti immobili e di meditate sottigliezze cromatiche.
Ritornando in Piazza Cavour e prendendo via Poletti si costeggia il Teatro Comunale (edificio oggi in restauro al fine di riportarlo alla sua antica funzione di teatro lirico) e si giunge nel vasto piazzale dove sorge il Castello Malatestiano, ricordato con il nome di Castel Sismondo, che doveva essere palazzo residenziale e fortezza militare al tempo stesso. Oggi è superstite solo il nucleo centrale, ridotto in condizioni di rudere a causa soprattutto dei bombardamenti della seconda guerra, solo le medaglie e le antiche carte possono fornire un idea della sua forma originaria assolutamente imponente e maestosa.
Fiancheggiando le mura si giunge alla Cattedrale di Santa Colomba, o meglio a quello che resta dell edificio forse più importante della città medievale, il campanile. Riattraversata Piazza Cavour nel senso opposto si percorre l'altra metà del corso e si esce dalla Rimini romana sul grande ponte a cinque arcate in pietra d'Istria, che permette di scavalcare il Marecchia, l'antico Ariminus, il fiume che alla città ha dato il nome e che ne ha costituito per secoli il limite settentrionale.
Questo ponte è detto di Tiberio, ma è stato iniziato da Augusto e portato a termine da Tiberio intorno al 20 e.v. Si tratta di un ponte di notevole robustezza e straordinaria solidità che permette il regolare svolgersi del traffico automobilistico e la resistenza alle piene del fiume. È qui esaltata la straordinaria abilità costruttiva funzionale ed estetica dei romani (si pensi all inclinazione dei piloni disposti secondo la corrente), soprattutto se confrontato con gli altri ponti fluviali posti a valle, Ponte dei Mille e Ponte della Resistenza, più volte rimaneggiati seppur assai più recenti.
Attraversandolo si entra nell'incantevole Borgo San Giuliano, teatro di molte vicende storiche e ora simbolo indiscusso della memoria felliniana nei suoi originalissimi murales. Guardando a ovest dal ponte si intravede a perdita d'occhio il più grande parco urbano della città, il Parco Marecchia, nel quale ci si può ristorare o consumare un pic-nic solitario affiancati dal corso del fiume che ha la sua sorgente nell'Alpe della Luna, vicino a quella del Tevere, e sfocia qui dopo un percorso di 70 km ricco di naturalistiche escursioni lungo il Marecchia). Guardando invece a est si vede il lago Tiberio e il porto canale fino alla lanterna e al mare con il grattacielo sullo sfondo.
Da qui si può procedere, evitando la strada trafficata dalle automobili, scendendo la scalinata lungo una stradina per pedoni che costeggia il porto canale sulla riva destra e che giunge, affiancando le barche a vela e a motore ancorate, fino alla bianca lanterna. Procedendo sempre dritto si giunge al caratteristico porto di Rimini, il cui imbarcadero è luogo di costante presenza di pescatori e di turisti alla ricerca degli angoli caratteristici della Rimini marina. Da qui, volgendosi a nord verso la nuova darsena delle imbarcazioni, nelle giornate limpide si vede nitidamente il grattacielo di Cesenatico e i primi impianti industriali di Ravenna, mentre volgendosi a sud si vede tutta la costa e la soleggiata via litoranea che attraversa le frazioni di Bellariva, Marebello, Rivazzurra, Miramare e Riccione fino al promontorio di Gabicce Monte e, se la giornata è clemente, si riesce a vedere anche la luce del faro di Pesaro. E davanti alle costruzioni: la spiaggia, uno scenario formidabile di ombrelloni e lettini che si affacciano a levante sul mare Adriatico dove sorge il sole con alle spalle dolci colline e l'inconfondibile Repubblica di San Marino con le sue tre punte.
Se poi si vuole vedere Rimini e la sua costa da un insolita prospettiva si può approfittare delle escursioni marittime sulle motonavi che da questo porto prendono il largo. Seguendo il lungomare Tintori si giunge ai giardini di Piazzale Indipendenza ribattezzati Parco Federico Fellini, il cuore di Marina Centro, tra l'edificio dell'Azienda di Soggiorno e l'imponente Grand Hotel dal 1908. Lo sguardo è attratto dall'imponente fontana dei Quattro Cavalli Marittimi al centro della piazza, luogo di incontro dei riminesi e dei villeggianti.
Da qui diparte il frequentatissimo viale Vespucci, che diviene poi viale Regina Elena e poi ancora viale Regina Margherita, parallelo al lungomare, una delle vie marine più interessanti delle città costiere italiane ed europee. È questa la promenade della riviera, costellata di negozi che vendono di tutto, di alberghi da ambo i lati della strada, da bar, ristoranti, discoteche e locali notturni che la rendono il tempio della vita notturna.
Da Piazzale Indipendenza, percorrendo l'alberato viale Principe Amedeo sul quale si affacciano splendide ville gentilizie e curatissimi giardini, si giunge, attraversando un sottopassaggio, alla Stazione Ferroviaria, il punto di partenza di questo esaustivo tour della città nel quale il visitatore dovrebbe aver ampiamente inteso che abbronzatura fa qui anche rima anche con cultura.
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