Storia
Sarebbe stato troppo facile costruire una città in pianura. Come sempre, in Toscana, si rifugge dalle non-complicazioni. In questo modo, Siena crebbe su tre colli, infiorettata di orti e giardini, dove il costruire era arduo anche per menti particolarmente ingegnose. E i tre colli, segnati dall'Elsa e l'Arbia, crearono i tre terzieri originali (per l'appunto, i quartieri erano troppo banali). E i terzieri (Di Città, il primo; San Martino, il susseguente; Camollia, il più recente) figliarono le contrade. 59 erano. 17 sono ora.
A monte di tutto, due leggende, due modi di vedere le origini: fondata dai Galli Senoni o da Senio, figlio di Remo? Non si sa, e in mancanza di novità, la discussione è sterile e oziosa. Forse per questo tiene ancora banco. Di certo fu culla etrusca, repubblicana con Roma, imperiale con Augusto. Nei secoli bui, governarono i gastaldi longobardi, sostituiti poi dai conti franchi. E così andò fin dopo l'anno Mille, con l'azione temporale della chiesa a contrastare la nascita della borghesia e delle libertà comunali. Con un vicino ingombrante e guelfo come Firenze, come potrebbe essere stata Siena se non ghibellina? Ghibellina sì, ma sui generis, come sempre. Al punto che nel 1186 è assediata dalle forze imperiali. Dura poco, per fortuna, e i rapporti preferenziali con l'impero continuano. Il biennio 1235-36 è quello della svolta. Firenze impone una pace molto dura, forte di tutta la sua potenza. Si perdono Poggibonsi e Montalcino. In casa, è tempo di svolta: la nobiltà è costretta ad accettare che la città sia governata da un consiglio composto per metà da nobili e metà da popolani. Pur convenendo che, anche a quei tempi, le azioni prima si contavano e poi si pesavano, un passo fondamentale nella forma-città. Nel 1260, la rivincita militare, Firenze battuta a Montaperti, con il gonfalone umiliato e trascinato in città attaccato a un asino.
Ma la vendetta segna anche il culmine. Le fortune dell'impero sono in declino, anche per la scomunica papale che impedisce "legalmente" ai debitori di pagare i propri debiti ai banchieri senesi. Disfatta di Monteriggioni, l'11 giugno 1269. Una Montaperti moltiplicata per dieci, una disfatta militare e politica. Muore il capo dei ghibellini, Provenzano Salvani, e viene creato un governo cittadino guelfo, amico di Firenze. Malgrado questo, fu un governo migliore delle intenzioni che l'avevano creato e funzionò a dispetto degli ispiratori. È un momento di grande espansione commerciale, vigore artistico, virtù civiche. Non poteva durare e infatti non durò. Nel 1326, la carestia dà una bella spallata alla convivenza civile, imitata dalla pestilenza del 1348. I ghibellini riprendono fiato e ribaltano il governo, d'intesa con Carlo IV. Alla fine, per disperazione, la città si diede a Gian Galeazzo Visconti, per tre anni, fino alla sua morte.
Ne' è da dire che queste vicissitudini fossero isolate nell'Italia centrale che stava avviandosi verso la fine del medioevo. I secoli d'oro, vista dalla parte della storia militare e politica, vedono più bagliori di ferro che di metallo nobile. Una cosa è certa: la quantità di geni che sta per comparire è nata da una terra nutrita di sangue per anni. Nessuna forma stato viene ignorata, da quella ispirata da Pio II, Enea Silvio Piccolomini, papa illuminato, a quella dei Petrucci padre e figlio e nipote, in scala decrescente di capacità. Carlo V si getta nella mischia e nel 1530 crea un suo governo. In capo a vent'anni la ribellione esplode e gli imperiali vengono cacciati. Si stringe un accordo con l'odiata Firenze che non dura ne funziona. Nel 1553 è la resa dei conti, un assedio durato due anni, durante i quali i difensori si sono nutriti di insetti e topi mette fine alla libertà secolare.
Con l'inizio del secolo di ferro, secondo la definizione di Mentet de Salmonet, si chiude anche la stagione culturale che, nel volgere di un secolo, aveva visto lavorare insieme Machiavelli, Leonardo, Raffaello, Carpaccio, Crivelli, Bosch, Lotto, Tiziano, Piero della Francesca, Pontormo, Palladio, Tintoretto, i Della Robbia, Parmigianino, Dürer. Curioso come cambino le prospettive. Dopo Cosimo e i suoi, arrivano i Lorena, al tutto estranei. Poi i Savoia.