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La chiesa apparteneva ad un grande complesso monastico, ma attualmente non è luogo di culto bensì sede di iniziative culturali: nella sagrestia ha sede la sezione napoletana di Italia Nostra. La chiesa fu fondata dalla moglie di Roberto d'Angiò nel 1325 e subì notevoli modifiche durante il seicento ed il settecento. Durante il secondo conflitto mondiale la chiesa subì notevoli danni. La facciata è di notevole effetto scenografico, una splendida cancellata in ferro battuto è inserita in una cornice di piperno eseguita nel 1751 dal marmoraro Crescenzo Trinchese, autore anche del bel portale in marmi policromi. Nella zona presbiteriale si conservano i resti dei sepolcri di due nobildonne napoletane. Soppresso nel 1808, parte del suo chiostro risulta inglobato nell'edificio sito in via Benedetto Croce 56.
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