Storia

Non è stato ancora stabilito con certezza il luogo di provenienza dei polinesiani che per primi colonizzarono le Samoa, benché comunemente si supponga che siano arrivati dalle Indie Orientali, dalla Penisola della Malesia oppure dalle Filippine. Tuttavia, gli stessi samoani hanno un'opinione tutt'altro che convenzionale al riguardo: altri polinesiani possono anche essere giunti dall'Asia, ma i samoani, loro sostengono, sono originari delle Samoa. Essi ritengono di rappresentare la culla della cultura polinesiana, la razza plasmata dal dio Tagaloa quando questi era intento a creare il mondo. In effetti, il mito della creazione samoano è sorprendentemente simile a quello narrato nella Bibbia, fatto che ha favorito il successivo passaggio al cristianesimo. Misurazioni del radiocarbonio effettuate sui resti di un villaggio dell'Isola di Upolu (ora parte delle Samoa Occidentali) fanno risalire il sito al 1000 a.C. circa.
Nonostante la loro reputazione di terre remote ed esotiche, le Samoa erano già trafficate intorno al 1770, quando le navi mercantili che percorrevano la rotta delle spezie vi facevano regolari soste. Persino prima di allora, i pirati, i cacciatori di balene e i detenuti evasi avevano scoperto e trovato rifugio nelle accoglienti rive delle Samoa. Il primo contatto ufficiale con gli europei è datato 1722, quando l'olandese Jacob Reggeveen si fermò appena il tempo di dare un nome alle isole e salpò via nuovamente. In seguito arrivò il capitano Louis-Antoine de Bougainville, che le ribattezzò Isole dei Navigatori; fu poi la volta del conte di La Pérouse, che minò duramente le relazioni pubbliche punendo alcuni samoani sorpresi a rubare nella sua nave. Gli isolani reagirono con una rappresaglia che fece oltre 50 vittime. Quando gli inglesi arrivarono, sulle tracce del turbolento Fletcher Christian e della sua banda di ammutinati, i samoani non erano affatto bendisposti. Negli scontri che seguirono molti indigeni rimasero uccisi e l'incidente impresse l'errata convinzione che i samoani fossero un popolo ostile e aggressivo.
Testimoniò invece la loro indole bonaria il fatto che i missionari giunti all'inizio del XIX secolo, brandendo le loro bibbie e minacciando inferno e dannazione eterna, non fossero stati uccisi immediatamente. Vi furono invece conversioni in massa, favorite dalle affinità del cristianesimo con le antiche credenze samoane, nonché dalle parole del dio Nafanua, che aveva predetto (iniziativa singolare per una divinità) l'avvento di una nuova religione migliore e più forte. Le mirabili conoscenze e la ricchezza dei palagi (gli europei, o 'coloro che fanno esplodere il cielo', come venivano chiamati) erano evidenti ed è probabile che l'entusiastica accettazione del cristianesimo possa essere stata determinata da un pragmatico approccio alle questioni divine e terrene piuttosto che dalla cieca fede. Il compito di diffondere la buona novella del Signore sulle isole, all'inizio del XIX secolo, era affidato a diversi fanatici indipendenti. La situazione cambiò nel 1836, quando John Williams e Charles Barff divennero i primi due uomini ad assumere incarichi missionari ufficiali nelle Samoa. Williams convertì un vasto numero di samoani, prima di finire come portata principale in un tradizionale banchetto melanesiano. Ma, nonostante questi occasionali eventi, l'influenza dei missionari fu considerevole e anche oggi le Samoa e le isole vicine sono note come fascia 'Bible beltof of the Pacific' (fascia della Bibbia del Pacifico).
Sebbene gli americani intrattenessero già relazioni commerciali con i capi delle isole, i rapporti tra i due paesi divennero particolarmente stretti nel 1872, quando gli USA ottennero dal Grande Capo dell'Isola di Tutuila l'esclusivo permesso di utilizzare il Porto di Pago Pago - famoso fino allora come porto per le baleniere. Anche gli inglesi e i prussiani avevano da tempo interessi politici e commerciali nella regione e intorno al 1880 fra i tre stati iniziò una sorta di braccio di ferro per assicurarsi la supremazia. Fu introdotto un sistema di governo basato sulla suddivisione del potere. Tuttavia, dato il carattere precario delle cariche coloniali, queste soluzioni non avevano alcuna possibilità di successo. Le potenze decisero di schierare la flotta da guerra e la tensione crebbe. Altre navi vennero allineate fino a che non vi furono almeno sette navi da guerra a ingorgare le acque all'interno dei ristretti confini del Porto di Apia (oggi nelle Samoa Occidentali). La situazione presto degenerò - gli inglesi, gli americani e i prussiani si trovavano in una situazione di stallo - ma la soluzione finale giunse totalmente inattesa. I potenti rivali erano così impegnati a controllarsi l'un l'altro da non notare che il barometro stava scendendo e, prima che potessero rendersene conto, un ciclone di proporzioni monumentali si abbatté sul porto. Placatasi finalmente la furia del vento, l'unica nave rimasta fu la britannica Calliope. La tempesta sembrò instillare un po' di buonsenso negli avversari, che nel 1889 si misero intorno a un tavolo per negoziare un accordo. Dopo circa un decennio, le Samoa occidentali andarono ai prussiani, quelle orientali agli americani e gli inglesi - contenti della rinuncia dei prussiani a rivendicare le Tonga, le Isole Salomone e Niue - tornarono nella loro madrepatria.
L'annessione ufficiale della Samoa orientali da parte degli USA avvenne il 17 aprile del 1900, quando la regione fu posta sotto la protezione del Dipartimento della Marina. I diritti tradizionali furono rispettati in cambio di una base militare e uno scalo per il rifornimento del carbone. Gli abitanti delle isole divennero cittadini americani, sebbene non a pieno titolo. Difatti non era (e non è ancora) consentito loro di votare nelle elezioni degli USA. Fino agli anni '60 le Samoa Americane mantennero quasi completamente le loro tradizioni. Tuttavia, con la pubblicazione su una rivista americana di un articolo intitolato 'America's Shame in the South Seas' (La vergogna dell'America nei Mari del Sud: una denuncia della 'povertà' del semplice stile di vita della gente locale), la tenue e moderata presenza degli USA cambiò improvvisamente. Il presidente Kennedy infatti iniziò a distruggere le tradizioni locali, e le Samoa Americane divennero un cantiere in costruzione.
Nel giro di pochi anni, le Samoa Americane importarono molte cose dal mondo moderno, tra cui case in stile europeo, impianti di trattamento dei liquami, un aeroporto internazionale, stabilimenti per la produzione di tonno in scatola, televisione, alcolismo, crimine, disoccupazione e delinquenza minorile. Quando nel 1967 i fondi per il progetto di modernizzazione furono esauriti, i Samoani stavano già rammaricandosi per la perdita delle loro tradizioni e per la creazione di uno stato sociale privo di direzione. Con l'attenzione degli USA ormai concentrata sul Sud-est asiatico, gli anni successivi videro il lento, ma continuo disfacimento della nuova società. In una serie di referendum, i Samoani americani votarono per restare sotto il controllo di governatori designati, ma dopo una dimostrazione di coercizione da parte di Washington, gli isolani decisero di essere pronti per un governo eletto democraticamente e per un certo grado di autonomia. Le prime elezioni si svolsero nel 1977. Benché le Samoa non siano mai state un paese ricco, agli inizi degli anni '90 furono introdotte misure di austerità per far fronte al deficit di US$17 milioni e per riparare ai danni compiuti dal ciclone Val. Nel 1996 centinaia di funzionari statali persero il lavoro e il deficit era sceso a US$9 milioni.
Nel novembre del 2001 il governo fu rieletto, con un margine stretto di appena 341 voti. Nel 2002, il territorio ha esercitato pressioni sulle Nazioni Unite per essere escluso dalla lista del Decolonisation Committee, sostenendo di non aspirare all'indipendenza. Nel 2004, i proprietari di una fabbirca di abbigliamento furono incriminati per aver accolto in modo illegale più di 200 lavoratori, in prevalenza sudamericani.

Lonely Planet

Samoa Americane

Cerca nel web per avere maggiori informazioni circa Samoa Americane

© 2010 Lonely Planet Publications Pty Ltd. Tutti i diritti riservati.
Yahoo! ed i suoi partners che forniscono i contenuti della sezione “Yahoo! Viaggi” si impegnano a pubblicare su tale sezione informazioni accurate e complete. Resta chiaro che né Yahoo! né i suoi partners sono in alcun modo responsabili di eventuali danni, perdite economiche, o inconvenienti di qualsiasi tipo in cui siano incorsi gli utenti a causa delle informazioni pubblicate nella suddetta sezione. Prima di intraprendere un viaggio, Ti invitiamo dunque a verificare con le competenti autorità locali ogni informazione rilevante (quale, ad esempio, la necessità di un permesso di soggiorno, la presenza di particolari usi o costumi locali, le vaccinazioni necessarie o le particolari regole igieniche preventive, o ancora la presenza di una rete di trasporto sul territorio)
Copyright © 2010 Yahoo! Tutti i diritti riservati.
La tua Privacy - Testo aggiornato - Condizioni per l'utilizzo del servizio - Domande o suggerimenti? - Proprietà Intellettuale