Storia Recente
Negli ultimi tempo Pechino ha intrapreso un processo di rinnovo della propria immagine, che ha portato all'abolizione dell'ultima zona ufficialmente 'off-limits' della città, creata negli anni '50 per mettere al riparo la Rivoluzione Culturale dalle influenze straniere, e alla proclamazione di sede dei Giochi Olimpici del 2008. In relazione a quest'ultimo aspetto, forse le autorità cinesi hanno in mente, più che lo sport, i benefici che potrebbero trarre da atti di propaganda, visto che hanno proposto di far svolgere le gare di beach volley e parte di quelle di triathlon in Piazza Tiananmen.
Il clima nella Pechino di oggi sembra molto diverso da quello del 1989. La Cina ha scelto di abbracciare la modernità senza però evolvere politicamente; si avverte la quasi totale assenza di protesta, quasi come fosse stata per sempre sepolta insieme alle vittime di Piazza Tiananmen. Per quanto i funambolismi intellettuali cerchino di salvare le apparenze, tutti sanno bene che l'economia comunista di questo paese non è più dettata dalle regole marxiste ma s'ispira piuttosto al liberismo economico di Adam Smith. Alcuni dei grandi problemi che affliggono Pechino oggi non sono di natura politica quanto ambientale: il deserto dei Gobi sta avvicinandosi alla città e il tasso d'inquinamento nella capitale è uno dei più alti del mondo. La necessità di una rapida espansione economica, resa pressante dai preparativi per le Olimpiadi del 2008, metterà ancora più in pericolo un ambiente già degradato.
Storia Moderna
La rivoluzione del 1911 decretò la fine della dinastia Qing e il controllo passò apparentemente nelle mani del Partito Nazionalista. In realtà, il vero potere restò saldamente nelle mani dei signori della guerra, che spezzettarono la Cina in un mosaico di feudi di loro proprietà.
Nel 1937, dopo decenni di lotte tra i signori della guerra e il Partito Nazionalista, Pechino fu invasa dai giapponesi, che dopo poco penetrarono anche nella Cina orientale. Il Partito Nazionalista si ritirò a ovest nella città di Chongqing, che durante la seconda guerra mondiale fu la capitale temporanea della Cina. Gli esponenti del partito fecero ritorno a Pechino dopo la sconfitta del Giappone nel 1945, ma i loro giorni erano contati: la guerra civile cinese era in pieno svolgimento.
Con la proclamazione della Repubblica Popolare da parte di Mao Zedong, avvenuta in Piazza Tiananmen nel 1949, i comunisti modificarono radicalmente il volto di Pechino. Le imponenti mura cittadine furono demolite e la stessa sorte toccò di lì a poco agli archi commemorativi (la Linea Circolare della metropolitana segue il perimetro delle antiche mura, oggi scomparse, della Città Tartara; diverse fermate portano il nome delle porte che si aprivano lungo la sua cinta). Furono abbattuti centinaia di templi e monumenti. Interi isolati vennero ridotti in macerie per far posto ad ampi viali e a Piazza Tiananmen. Giunsero schiere di tecnici e ingegneri sovietici, che lasciarono in eredità il marchio della tipica architettura staliniana. La devastazione della cultura tradizionale cinese riprese nel 1966, quando Mao lanciò la Rivoluzione Culturale. Per un'altra decina d'anni la Cina sarebbe rimasta imbrigliata nel caos. Bisognò aspettare il 1979 perché Deng Xiaoping, un protetto di Mao che si era affermato come leader pragmatico, avviasse un processo di 'modernizzazione'. Il paese aprì le frontiere e gli occidentali ebbero finalmente la possibilità di rendersi conto di cosa era avvenuto nei 30 anni precedenti, sotto il regime comunista.
Nel 1989, una massiccia protesta studentesca del movimento per la democrazia, che ebbe come epicentro Piazza Tiananmen, fu brutalmente repressa dalle forze di governo di Deng Xiaoping. Il fatto che tale avvenimento si sia verificato proprio quando le riforme in stile capitalistico stavano riempiendo la città di centri commerciali e di valuta straniera, rispecchia i paradossi della Pechino dell'epoca moderna.
Nel 1995 a Pechino si svolse la Conferenza delle Nazioni Unite sulle donne. Dopo aver esercitato pressioni presso l'ONU per essere scelta quale sede dell'evento, la Cina negò il visto d'ingresso a parecchie centinaia di persone che desideravano parteciparvi, in quanto la loro presenza venne considerata politicamente inopportuna. All'inizio del 1996, la Cina continuò ad offuscare la propria immagine sparando dei missili in mare al largo di Taiwan, nel vano tentativo di influenzare l'esito delle elezioni presidenziali sull'isola. Un incidente simile si verificò sempre a Taiwan in occasione delle elezioni presidenziali del 2002.
L'acquisizone di Hong Hong avvenuta poco dopo la morte di Deng Xiaoping nel 1997, ebbe forti connotazioni nazionalistiche. Al contrario, l'indipendenza di Macao nel dicembre 1999 fu un avvenimento molto meno partecipato.
Stroria ante 20mo Secolo
Popolata già 500.000 anni fa, l'area oggi occupata da Pechino si sviluppò intorno al 1000 a.C. come città di frontiera per i mongoli, i coreani e alcune tribù di Shandong e della Cina centrale. Data alle fiamme da Genghis Khan nel 1215 d.C., la città risorse e passò nelle mani di Kublai Khan (nipote di Genghis) col nome di Dadu, o Grande Capitale. Nel 1368, il mercenario Zhu Yanhang guidò un'insurrezione, che portò alla conquista della città e all'inizio della dinastia Ming. La città venne ribattezzata Beiping (Pace del Nord) e per i successivi 35 anni la capitale fu trasferita a Nanjing. Quando la corte venne riportata presso la sua sede originale, Beiping divenne Beijing (Capitale del Nord) e fu avviata la costruzione di strutture destinate ad avere una grande importanza, per esempio la Città Proibita.
Sotto il dominio degli invasori manchu, che nel XVII secolo fondarono la dinastia Qing, Pechino fu oggetto di una grande opera di rinnovo ed espansione. Tuttavia, fu chiaro sin dall'inizio che la città che aveva l'ardire di definirsi il cuore della Cina sarebbe stata destinata a un'esistenza intrisa di eventi tumultuosi.
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