Le foreste, i torrenti e le montagne della Bosnia-Erzegovina permettono di praticare seriamente attività all'aria aperta, come la caccia, le escursioni a piedi, il rafting e la pesca e altri passatempi meno avventurosi nei centri sciistici e nelle stazioni termali del paese. Anche se si stanno portando avanti progetti per fare di alcune di queste attività delle attrazioni turistiche regolari, lo spettro del sanguinoso passato della nazione è ancora un forte ostacolo al loro sviluppo, così come la miriade di mine e trappole esplosive che continuano a mietere vittime tra la fauna e la flora delle foreste.
SarajevoPrima della guerra, la ricca storia della città si manifestava nelle moschee, nei mercati e nel vecchio e pittoresco bazar turco. Il lungofiume era rimasto quasi inalterato dal 1914, data del fatidico assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando, e 70 anni dopo, quando Sarajevo tornò a richiamare l'attenzione del mondo ospitando le Olimpiadi invernali del 1984, si potevano ancora visitare i luoghi del conflitto. Per secoli a Sarajevo erano convissuti pacificamente musulmani, serbi, croati, turchi ed ebrei: una tradizione di tolleranza ridotta in cenere durante l'ultima guerra che ha provocato 10.000 morti e 50.000 feriti. Nonostante i tre anni di barbaro assedio, Sarajevo ha riconquistato un grado di normalità accettabile: i tram funzionano, molti alberghi e molte caffetterie sono di nuovo aperti e i turisti ricominciano lentamente ad affluire. Forse con il tempo e un po' di fortuna Sarajevo sarà di nuovo una metropoli vivace.
JajceJajce è una città medievale circondata da mura, con strade acciottolate e case antiche, e si trova nella campagna collinosa attraversata dalla principale strada statale che collega Sarajevo e Zagabria, capitale della Croazia. Prima della conquista turca del XV secolo Jajce fu residenza dei re cristiani in Bosnia, e per un breve periodo nel XX secolo fu la capitale della Iugoslavia liberata. Fu proprio qui infatti che nel 1943 i delegati della seconda sessione del Consiglio Antifascista per la Liberazione Nazionale della Iugoslavia proclamarono la costituzione delineando i principi della nuova Iugoslavia federale, e il maresciallo Tito succedette ufficialmente al re Pietro II come capo legittimo del governo iugoslavo. Nell'ottobre 1992 i separatisti serbi espulsero brutalmente 35.000 musulmani da questa città storica, della quale erano sempre stati il gruppo etnico dominante.
MostarMostar, di medie dimensioni e circondata dai vigneti, è la città principale dell'Erzegovina e si trova tra Sarajevo e la città croata di Dubrovnik. Il vecchio quartiere di Kujundziluk, fondato dai turchi nel XV secolo in un luogo strategico di guado del fiume, fino all'inizio degli anni '90 attirava dalla costa migliaia di turisti al giorno alla ricerca di un contatto con la cultura islamica. Nel maggio del 1993 le forze croate della parte occidentale della città cominciarono ad assediare il quartiere musulmano a est del fiume Neretva: l'assedio durò 10 mesi, i croati espulsero con la forza migliaia di musulmani e ne massacrarono diverse centinaia, distruggendo contemporaneamente tutte le moschee della città risalenti al XVI e XVII secolo. Nel novembre del 1993 il famoso Ponte Turco di Mostar, che dal 1566 passava 20 m sopra le acque verdi della Neretva, venne distrutto dall'artiglieria croata. Gli abitanti sono ora circa la metà di quelli di prima della guerra e la città resta divisa nei settori musulmano e croato. I turisti sono tornati a visitare gli edifici medievali, le strade acciottolate e i negozi turchi di souvenir, che donano fascino alla città, ma le cicatrici prodotte dalla guerra sono ancora aperte e profonde. Chi vuole vedere da vicino una popolazione alle dure prese con le conseguenze delle devastazioni della guerra, vada a Mostar.
MedjugoreIl 24 giugno 1981 sei adolescenti di questo povero e malandato paese di montagna tra Citluk e Liubuski, poco a sud-ovest di Mostar, assistettero alla miracolosa apparizione della Vergine Maria, dando il via all'improvviso boom economico di Medjugore. In dieci anni il paese si riempì di autobus turistici, negozi duty-free, bancarelle di souvenir, autonoleggi, agenzie di viaggi, ristoranti, luccicanti taxi Mercedes e ingorghi stradali. Il 'turismo religioso' andò via via aumentando quasi si trattasse di una località balneare. La guerra civile ha ridotto al minimo il numero di pellegrini, ma le strutture turistiche sono rimaste in piedi e le folle ritornano adesso con rinnovato fervore. Presso la Chiesa di S. Giacomo si possono avere informazioni sul programma delle messe, degli incontri, delle benedizioni e delle preghiere di ogni giorno.
Banja LukaQuesto importante crocevia sul fiume Vrbas, nel nord-ovest della Bosnia, è ora noto come la capitale della Republika Srpska. La città non è mai stata un centro turistico e difficilmente lo diverrà visto che nel 1993 i serbi del posto hanno fatto saltare in aria le sue 16 moschee. Le uniche cose che vale la pena di visitare sono il forte del XVI secolo lungo il fiume e il suo enorme anfiteatro, le cui panche vennero bruciate come carburante durante la guerra.
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