La Bosnia è stata una terra storicamente tollerante, abitata da fedeli islamici, ortodossi, cattolici, protestanti, ebrei e di molte altre religioni e ideologie: una varietà che si rispecchiava nell'arte, nell'architettura e anche nella cucina del paese. Questa convivenza pacifica affondò in un mare di sangue a causa delle violenze e delle 'pulizie etniche' della guerra. Nel dopoguerra, il ricordo delle atrocità commesse da tutte le parti in conflitto resta vivo e lo spirito di tolleranza reciproca ha subito la stessa sorte delle molte moschee, sinagoghe e altri simboli delle diverse fedi bruciati e bombardati durante la guerra.
Indubbiamente il conflitto religioso è stato uno dei responsabili della distruzione del paese, e nonostante il pio desiderio di una nuova integrazione e tolleranza, la Repubblica Serba è quasi esclusivamente cristiana e la Federazione quasi esclusivamente musulmana. In entrambe le zone della Bosnia-Erzegovina le chiese e le moschee sono state ricostruite in fretta e furia, ma più per ragioni nazionalistiche che religiose, dato che gran parte della popolazione è laica. Paradossalmente, i serbi, i croati e i bosniaci musulmani appartengono tutti allo stesso gruppo etnico slavo meridionale e sono fisicamente indistinguibili.
A parte i dialetti, le popolazioni della Bosnia-Erzegovina parlano la stessa lingua, che viene chiamata 'bosniaco' nella zona musulmana della Federazione, 'croato' nella zona controllata dai croati e 'serbo' nella Republika Srpska (Repubblica Serba). All'interno della Federazione la lingua si scrive con caratteri latini, mentre i serbi usano il cirillico. Le lettere dell'alfabeto sono più di trenta. Il nome Bosnia viene dal fiume Bosna che attraversa il paese, e il nome Erzegovina dall'herceg (duca) che governò la zona meridionale del territorio fino alla conquista turca del XV secolo.
Nelle case musulmane vige la consuetudine di togliersi le scarpe: la famiglia ospite fornisce le pantofole. In generale i bosniaci sono molto cortesi con i turisti, ma se si parla di politica meglio tacere e ascoltare. Della guerra parlano tutti molto volentieri, ma sono quasi sempre convinti delle ragioni della propria fazione.
Il retroterra culturale di stampo orientale è ben evidente nelle specialità della cucina bosniaca: le carni grigliate, il bosanski lonac (uno stufato di cavoli e carne), il baklava (un dolce turco) e le diffusissime burek e pida (torte di formaggio o carne a strati). Per i vegetariani la scelta è ridotta: la sirnica (torta di formaggio) o la zeljanica (torta di spinaci). La tufahije è una torta di mele ricoperta di noci e panna montata.
Lo scrittore bosniaco più noto è Ivo Andric, vincitore del premio Nobel e autore de Il ponte sulla Drina, primo libro di una trilogia di romanzi storici. Forse qualcuno se ne stupirà, ma la Bosnia è famosa per la pallacanestro, lo sport più popolare del paese, e i suoi giocatori sono davvero bravi.
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