Storia

Il passato tumultuoso della Corsica è denso di avvenimenti complessi, segnati dallo sfruttamento, dalla negligenza e dalle condizioni imposte dai colonizzatori dell ’isola, oltre che dal tentativo dei corsi di fare udire le loro richieste di autonomia e di tutela delle tradizioni. Ci sono forti probabilità che stanziamenti umani fossero presenti nell ’isola già dal paleolitico (circa 12.000 a.C.), ma la prima vera traccia di vita umana – i resti di scheletro della ‘Dame de Bonifacio ’ – risale al neolitico. Le prime testimonianze di insediamenti umani sul territorio – menhir, dolmen, statuaria, torri e nuraghi eretti dai diversi popoli preistorici che vissero sull ’isola in tempi successivi – risalgono all ’epoca megalitica. Per molto tempo la Corsica servì unicamente da scalo ai navigatori del Mediterraneo. I primi conquistatori dell ’isola furono i romani che dopo il crollo dell ’impero d ’occidente lasciarono l ’isola nelle mani dell ’impero bizantino, il quale era poco interessato agli ex-territori romani e lasciò quindi il campo libero ai goti e ai vandali. Successivamente vennero gli arabi, e infine l ’isola, con l ’intervento del papato, passò a Pisa e poi a Genova.
Nel X secolo entrò in scena la nobiltà e le famiglie più potenti crearono feudi sull ’isola. Alcuni storici ritengono che l ’origine dei clan in Corsica risalga a questo periodo. L ’isola prosperò sotto il governo del vescovo di Pisa, ma non fu così per il popolo, che non prese mai parte alla distribuzione. Poi fu la volta dei genovesi, allettati dalle ricchezze del territorio. Come molti altri colonizzatori, i genovesi si rivelarono governatori brutali ed effettuarono centinaia di esecuzioni sommarie con l ’unico interesse di riempirsi le tasche alle spese dei corsi. Malgrado tutti i tentativi di indipendenza degli isolani, gli italiani restarono in Corsica per cinque secoli soprattutto grazie al sistema di fortificazioni con il quale proteggevano la regione. I genovesi costrinsero i corsi a piantare ulivi e castagni, con il preciso intento di trasformare l ’isola in un ‘granaio ’ di Genova.
I francesi giunsero sull ’isola per la prima volta nel XVII, periodo in cui la Corsica si trovò coinvolta nella lotta per il controllo del territorio italiano che si scatenò tra la Francia e il Sacro Romano Impero. La vittoria dei francesi liberò l ’isola dalla dominazione genovese, ma la libertà fu di breve durata: con il trattato di Cateau-CambrÉsis, i francesi resero la Corsica ai genovesi. Nel periodo successivo alla riconquista, chiamato da alcuni storici ‘il secolo di ferro ’, i genovesi eressero altre fortificazioni e perseguirono la loro politica repressiva. Molti corsi emigrarono, stremati dalla povertà e dalla continua esclusione dalla gestione del paese.
Tra il 1730 e il 1750 ebbe luogo una rivolta dei feudatari locali contro i genovesi, che chiesero nuovamente il sostegno della Francia. Sedate le rivolte, i francesi lasciarono l ’isola, ma nel 1755 il corso Pasquale Paoli riuscì a unire il popolo e a guidarlo all ’ennesima rivolta contro i genovesi. Grazie al suo carisma, Paoli conquistò la fiducia dei corsi e riuscì a promulgare un abbozzo di costituzione, atto unico in quell ’epoca di assolutismo e concentrazione del potere. I genovesi si rivolsero ancora alla Francia, che venne in loro aiuto. Quattro anni più tardi fu firmato il trattato di Versailles, che sancì la cessione della Corsica alla Francia. I francesi sconfissero i seguaci di Paoli nel 1769, anno che segna l ’inizio della loro dominazione in Corsica.

I francesi instaurarono un governo militare, ma non furono mai tanto brutale quanto i genovesi. Il loro governo promulgò una serie di leggi, note come il Codice Corso, e si adoperò per sviluppare l ’agricoltura. Dopo la Rivoluzione Francese Paoli ritornò in patria ma fu accusato di atteggiamento contro-rivoluzionario. Paoli rispose dichiarando la secessione della Corsica e chiedendo aiuto alla Gran Bretagna, che ne assunse il controllo per due anni. In seguito la Francia riprese il dominio dell ’isola che nel frattempo fu posta sotto la giurisdizione del corso più illustre, Napoleone Bonaparte. Paradossalmente, nonostante il suo sentimento anti-francese, Napoleone fu colui che più si adoperò per francesizzare la Corsica.
Nel XIX e XX secolo, a eccezione di una breve parentesi prima e durante la seconda guerra mondiale, periodo in cui fu invasa dalle truppe di Mussolini, la Corsica cessò di essere un pegno nelle strategie di potere dei diversi stati. Il prospero periodo del Secondo Impero e di Napoleone III portò sull ’isola un forte sviluppo delle infrastrutture e molti corsi trovarono lavoro sul continente. Durante la seconda guerra mondiale l ’isola ebbe inoltre un ruolo di primaria importanza nella resistenza: da allora la parola ‘maquis ’, nome della vegetazione corsa, è diventato sinonimo della resistenza francese.
Il malessere della società corsa di questi ultimi anni ha le sue origini negli anni '60, decennio nel quale agli occhi dei corsi la Francia adottò una politica colonialista. In risposta i corsi iniziarono a organizzarsi in un movimento per l ’autonomia. Uno dei catalizzatori principali della protesta fu l ’arrivo nelle pianure orientali corse di molti francesi d ’Algeria costretti a rimpatriare dopo la guerra d ’indipendenza e la conseguente sconfitta dei francesi in quel paese. Nel 1976, in seguito all ’episodio che vide una multinazionale italiana riversare scorie tossiche nel mare al largo di Bastia, fu creato il Front de LibÉration National de la Corse (FLNC). I discorsi sull ’autonomia si trasformarono così in rivendicazioni di indipendenza e iniziarono gli attentati dinamitardi. Nel corso degli anni Novanta il movimento si frantumò in diverse fazioni nazionaliste costantemente in guerra fra di loro, con azioni non meno violente di quelle contro i francesi.
Le reazioni dello stato francese ai movimenti separatisti hanno avuto fasi alterne oscillando tra concessioni e repressione. Nel corso degli anni Ottanta il governo francese, determinato a risolvere la crisi, autorizzò la riapertura dell ’università di Corte e la creazione dell ’AssemblÉe de Corse che lasciava maggiore autonomia di governo alla Corsica. Nel 1983 sciolse il FLNC ma questo non impedì le azioni dei gruppi nazionalisti. Oggi, il braccio di ferro tra Francia e Corsica su diverse questioni importanti come la politica economica, l ’ambiente e la lingua, non tende ad allentarsi. L ’industria turistica è una potenziale minaccia: è un'innegabile fonte di reddito, ma espone l ’isola a un forte rischio ambientale.
Il governo francese sta cercando soluzioni per garantire alla Corsica un ’autonomia legislativa senza precedenti nella storia. I colloqui avviati, chiamati ‘Procedura di Matignon ’ (dal nome della residenza del premier francese), non hanno finora raccolto un consenso unanime. La Procedura mette in evidenza alcune questioni delicate. Come sostengono i conservatori, concedendo nuovi diritti alla Corsica si rischia di suscitare aspettative in regioni che rivendicano la propria autonomia. Va notato che, malgrado l ’attività terroristica, i separatisti hanno sempre adottato una linea di condotta che non danneggia i turisti.

Lonely Planet

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