Storia

I primi abitanti dell'Inghilterra di cui si abbia notizia furono stirpi di cacciatori cui si aggiunsero durante l'età della pietra, intorno al 4000 a.C., altre popolazioni che coltivarono le colline gessose della pianura di Salisbury, costruendo i misteriosi complessi in pietra di Stonehenge e Avebury. Nell'età del bronzo, a partire dall'800 a.C., giunsero i Celti dall'Europa centrale, che introdussero la lingua gaelica e quella britannica (tuttora parlate rispettivamente in Scozia e in Galles).
I Romani invasero il paese nel 43 d.C. e impiegarono appena 7 anni per soffocare la resistenza delle popolazioni locali e controllare gran parte dell'Inghilterra. Le tribù gallesi e scozzesi furono invece più difficili da assoggettare e per contenere le scorribande degli Scozzesi nelle regioni settentrionali fu costruito il Vallo di Adriano. I Romani portarono stabilità politica, costruirono comode strade pavimentate e, dopo il 313 d.C., introdussero il cristianesimo; al contrario l'Inghilterra costituì sempre un problema e una fonte di spesa per le casse imperiali. I Romani non furono mai sconfitti, semplicemente abbandonarono il paese intorno al 410 d.C., in concomitanza con la caduta dell'impero.
Tribù pagane di Angli, Juti e Sassoni cominciarono a occupare lo spazio lasciato vuoto dai Romani, assorbendo i Celti e costituendo piccoli feudi locali. Nel VII secolo questi si trasformarono in una serie di regni anglosassoni che cominciarono a sviluppare una coscienza nazionale. Intorno alla metà del IX secolo i Vichinghi invasero la Scozia settentrionale, la Cumbria e il Lancashire, mentre i Danesi penetrarono nell'Inghilterra orientale. Nel 871, solo il Wessex - il territorio per metà sassone e per metà celtico a sud del Tamigi - restava sotto il controllo inglese, ma gli inglesi riuscirono a neutralizzare la superiorità militare dei Vichinghi e cominciarono un processo di assimilazione.
Il successivo invasore fu Guglielmo di Normandia (ben presto soprannominato Guglielmo il Conquistatore), che raggiunse le coste inglesi nel 1066 con una forza di 12.000 uomini. Dopo la vittoriosa battaglia di Hastings l'aristocrazia inglese fu soppiantata da quella normanna di lingua francese. I normanni costruirono imponenti castelli, imposero il sistema feudale, censirono la popolazione e, ancora una volta, iniziò un processo di assimilazione.
I secoli successivi furono caratterizzati da litigi reali, intrighi politici, peste, sedizioni e rivolte. La guerra dei Cent'anni con la Francia proseguì sul fronte interno con la guerra delle Due Rose e una serie di machiavellici delitti tra i pretendenti al trono. Nel XVI secolo, i problemi matrimoniali di Enrico VIII portarono alla separazione dal cattolicesimo. Enrico fu nominato capo della chiesa anglicana dal parlamento e la Bibbia fu tradotta in inglese. Nel 1536 Enrico abolì i monasteri più piccoli e ne confiscò i beni, incrinando i rapporti tra stato e chiesa.
La lotta per il potere tra la monarchia e il parlamento degenerò in guerra civile intorno alla metà del XVII secolo, con i realisti fedeli a Carlo I (cattolici, tradizionalisti, piccola nobiltà terriera e membri della Chiesa anglicana) opposti ai protestanti guidati da Cromwell. La vittoria di quest'ultimo si trasformò in una dittatura durante la quale vi furono le sanguinose epurazioni in Irlanda; nel 1660 il Parlamento era così stufo che fu restaurata la monarchia.
Seguì un periodo di progressiva espansione nel quale l'Inghilterra fondò alcune colonie lungo la costa americana, autorizzò la Compagnia delle Indie Orientali a operare da Bombay e infine estese la propria sfera d'influenza al Canada e all'Australia. Sul fronte interno l'Inghilterra aumentò il controllo sulle isole britanniche. La prima battuta d'arresto del fiorente impero avvenne nel 1782, quando le colonie americane ottennero l'indipendenza.
Nel frattempo la Gran Bretagna si stava rapidamente avviando a diventare la culla della rivoluzione industriale a mano a mano che le macchine a vapore, il treno, le miniere di carbone e l'energia idrica trasformavano i mezzi di trasporto e di produzione. Le prime città industriali del mondo nacquero nelle Midlands provocando massicci esodi della popolazione. Quando la regina Vittoria salì al trono nel 1837, la Gran Bretagna era ormai la maggiore potenza mondiale. La sua flotta dominava i mari, tenendo unito l'enorme impero, mentre le sue industrie dominavano il commercio internazionale. Sotto i governi di Gladstone e Disraeli presero forma importanti riforme: l'istruzione divenne universale, furono legalizzati i sindacati e alla maggior parte degli uomini fu concesso il diritto di voto - le donne dovettero aspettare la fine della I guerra mondiale.
Nel 1914 la Gran Bretagna intervenne nella I guerra mondiale, conflitto che provocò l'assurda morte di milioni di inglesi e l'aggravarsi dell'abisso che separava le classi dominanti da quelle lavoratrici. Queste ultime diedero vita a 50 anni di agitazioni, a partire dal grande sciopero generale del 1926 per proseguire durante gli anni '30. Negli anni '20 e '30 la Gran Bretagna fu guidata da governi mediocri e miopi, incapaci di affrontare i veri problemi del paese e di contrastare l'ascesa di Hitler.
Il pervicace carattere inglese fu forgiato durante la II guerra mondiale sotto la guida di Winston Churchill. L'Inghilterra riuscì a risollevarsi dopo Dunkerque, i furiosi raid aerei della Luftwaffe e la caduta di Singapore e Hong Kong, fino a svolgere un ruolo fondamentale nella vittoria alleata. A dispetto dell'euforia, le risorse e l'importanza dell'Inghilterra si stavano esaurendo e il nuovo ruolo di potenza di secondo piano divenne chiaro quando l'India (1947) prima e la Malaysia (1957) e il Kenya (1963) poi, ottennero l'indipendenza.
Negli anni '60 l'Inghilterra si era ormai ripresa completamente dalle ferite della guerra e, stando alle parole del primo ministro Harold MacMillan gli Inglesi 'non erano mai stati meglio'. Gli anni Sessanta riportarono ben presto la vivace Londra al centro della cultura mondiale mentre i vari Beatles, Rolling Stones, Mary Quant, David Bailey, Twiggy, Jean Shrimpton salivano alla ribalta della scena mondiale. Ma gli anni '60 non furono soltanto l'epoca delle minigonne e del Sergeant Pepper: la tensione in Irlanda prese una piega decisamente violenta, tanto che nel 1969 gli inglesi furono costretti a inviare delle truppe. I Troubles (problemi), come sono eufemisticamente chiamati, hanno da allora perseguitato i governi inglesi e irlandesi con drammatiche conseguenze sull'Irlanda del Nord. La crisi petrolifera degli anni '70, la forte inflazione, la settimana lavorativa di 3 giorni e il conflitto di classe aggravarono ulteriormente la situazione e nel 1979 gli inglesi elessero l'austera Margaret Thatcher per risolvere le cose.
La Thatcher destituì i sindacati, privatizzò le industrie nazionali, stabilì una meritocrazia, inviò una flotta alle isole Falkland e polarizzò la società britannica. È stata il primo ministro rimasto in carica più a lungo in questo secolo e ha lasciato una tale impronta sulla società britannica che ancora oggi, dopo 10 anni, la presenza della signora Maggie incombe su qualsiasi discussione di politica interna. Il distinto John Major, premier dal 1990, non è riuscito a far sposare al paese la causa conservatrice ed è stato nettamente sconfitto nelle elezioni del maggio 1997.
Diretta dal primo ministro Tony Blair, l'Inghilterra sembra una nazione diversa, ma finora la 'nuova alba' non è ancora diventata una giornata di sole: due decenni di gloria conservatrice non sono facili da cancellare e l'euforia dopo la vittoria elettorale ha lasciato il posto a un più cauto ottimismo. L'atmosfera ottimistica appare giustificata: il processo di pace nell'Irlanda del Nord sembra ormai avviato, i giovani principi sono appassionati di musica leggera e la diffidenza nei confronti dell'Unione Europea non sembra più così radicata.
Nelle elezioni del giugno 2001, Tony Blair ha ottenuto una larghissima maggioranza in Parlamento. Dopo l'11 settembre il premier è il principale alleato degli USA nella guerra contro i talebani afghani e uno dei più convinti assertori della necessità della guerra al terrorismo.
Nel discorso davanti alla platea del Congresso, il 30 settembre 2003, Blair ha difeso la sua decisione di attaccare l'Iraq per annientare le armi di distruzione di massa (che non sono state ancora trovate) e, incurante del calo di fiducia risultante dagli ultimi sondaggi, si è proposto per il terzo mandato.
Dopo i risultati negativi ottenuti nel 2004 sia alle elezioni amministrative sia alle europee (il 13 giugno: Tories al 26,7%; Labour al 22,6%, il peggior risultato dal dopoguerra), il premier ha annunciato un maggior interesse verso la politica nazionale per rafforzare l'economia, migliorare i servizi pubblici, combattere la criminalità. Gli ultimi tre anni di governo non sono stati facili per Tony Blair, che ha dovuto difendersi anche dalle accuse di aver trascinato il paese in una guerra non motivata contro l'Iraq. Il lungo periodo a Downing Street si è comunque chiuso per Blair nel giugno del 2007 e al suo posto ha preso il potere il suo amico-nemico di sempre, Gordon Brown.

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