Insieme a Gibuti, Somalia, Yemen e Kenia, l'Eritrea è uno dei siti della favolosa 'Terra di Punt', regione del Corno d'Africa ricca di materie prime e amata dai faraoni egizi gi à verso il 2900 a.C. Conosciuta anche come 'La Terra degli Dei', sul suo territorio si commerciavano beni molto ricercati (oro, incenso e avorio, ebano e schiavi).
Il primo insediamento umano nella Valle di Barka sembra risalire all'8000 a.C. Si crede che le popolazioni insediate qui fossero imparentate con i pigmei dell'Africa centrale. Dopo migliaia di anni di scambi e mescolanze etniche, le popolazioni residenti nella zona stabilirono relazioni commerciali con i gruppi etnici vicini.
Il potente regno di Aksum, insediato nel territorio che oggi corrisponde al nord dell'Etiopia, inizi ò a far sentire la sua influenza nel I secolo d.C. e si serv ì del porto di Adulis, in Eritrea, per il commercio marittimo di gran parte delle sue merci. Gli eritrei non solo gestivano il commercio estero degli aksumiti, ma commerciavano anche loro prodotti, come la pietra vulcanica, l'ossidiana (molto richiesta nel settore dell'oreficeria) e i gusci di tartaruga, di cui era ricco il Mar Rosso. Il cristianesimo, giunto nel paese con il naufragio di alcuni mercanti siriani cristiani, si estese velocemente, fino a diventare la religione principale, ed esercit ò una profonda influenza sullo sviluppo della cultura eritrea.
Il declino della civilt à aksumita cominci ò nel VII secolo, periodo nel quale gli arabi iniziarono a dominare il commercio sul Mar Rosso e l'islam inizi ò a diffondersi nell'Arcipelago Dahlak e su parte delle coste della terraferma. Nel frattempo le trib ù vicine, tra le quali i Beja, diedero inizio ad emigrazioni di massa verso l'entroterra. Il porto eritreo costituiva un'allettante porta di ingresso per il commercio sul Mar Rosso: come era prevedibile, nel XVI secolo i turchi presero possesso di tutta la costa e la dominarono per i successivi 300 anni.
Durante il XIX secolo, l'Egitto, prendendo esempio dalla politica che i turchi conducevano in quelle terre, attu ò un tentativo di invasione nei territori pianeggianti occidentali dell'Eritrea e in parte dell'Etiopia e del Sudan. Ma il re etiope Yohannes, sentendosi minacciato, reag ì prontamente dichiarando guerra all'Egitto e sconfiggendo l'esercito egiziano. Purtroppo la tattica usata da Yohannes non funzion ò con gli invasori successivi, gli italiani, i quali, rimasti a guardare mentre i francesi mettevano le mani su Gibuti e mentre gli inglesi si impossessavano di lembi di territorio in Yemen e in Somalia, intrapresero nel 1882 una politica di colonizzazione nell'Eritrea meridionale. Yohannes ebbe paura della politica espansionista degli europei e nel 1887 affront ò gli italiani in battaglia. Ma alla morte di Yohannes, avvenuta due anni dopo in battaglia, il successivo imperatore etiope, Menelik, firm ò un patto nel quale cedette agli italiani la regione che poi divent ò l'Eritrea.
L'Italia inizi ò a finanziare lo sviluppo di queste nuove colonie economicamente strategiche, e port ò a termine grandi opere come la costruzione di una linea ferroviaria tra Massaua e Asmara, un'importante rete stradale, ponti, gallerie e un sistema di telecomunicazioni molto efficiente per quei tempi.
Negli anni '30, l'Eritrea era la colonia pi ù industrializzata dell'Africa, ma le popolazioni locali, spogliate della maggior parte delle terre e costrette a subire il giogo della colonizzazione in ogni parte del paese, pagavano caro il prezzo dello sviluppo.
Il dominio italiano inizi ò a declinare quando, all'inizio del secondo conflitto mondiale, l'Italia dichiar ò guerra all'Inghilterra. Circa un anno pi ù tardi, Asmara si arrese e l'Eritrea divenne un territorio sotto mandato britannico, anche se la vecchia amministrazione italiana continu ò a occuparsi della colonia fino al termine della guerra, nel 1945. Negli anni successivi, l'Eritrea attravers ò difficolt à economiche, dovute alla decisione dell'amministrazione britannica di rimuovere e smantellare il pi ù possibile le infrastrutture locali per portarle in Inghilterra. Le cose peggiorarono dopo la risoluzione delle Nazioni Unite del 1950, che fece dell'Eritrea la quattordicesima provincia dell'Etiopia.
L'unione con l'Etiopia non fu mai felice. Con un'economia dissanguata, dirigenti politici stranieri e una nuova lingua nazionale (l'amarico infatti sostitu ì il tigrino nelle scuole), molto rapidamente l'Eritrea si ritrov ò sotto un vero e proprio giogo culturale. Nel 1960 lo scontento eritreo crebbe quando l'Etiopia proclam ò l'annessione formale (e illegale) del territorio eritreo al proprio impero. L'anno successivo l'Eritrea entr ò in lotta per l'indipendenza.
La pi ù lunga guerra africana del XX secolo dur ò pi ù di trent'anni e cost ò la vita a pi ù di 70.000 persone. La vittoria delle forze eritree, nel 1991, sorprende non solo perch É segn ò il termine di un dramma umano, ma soprattutto perch É l'Eritrea riusc ì a sconfiggere l'esercito etiope, potente e sostenuto da americani e russi.
Nel 1993 il Governo Provvisorio lanci ò un referendum per l'indipendenza, nel quale il 99,81% dei votanti si espresse per il 'si'. Nei quattro anni successivi la nuova amministrazione inizi ò la ricostruzione del paese, introdusse leggi a tutela dell'ambiente e delle donne, e cerc ò di creare legami duraturi con i paesi africani confinanti (tra i quali anche l'Etiopia) e con la comunit à internazionale.
Nel 1997 la rivalit à tra Etiopia ed Eritrea si è riaccesa, in primo luogo a causa dell'adozione da parte degli eritrei di una nuova moneta, il nafka, al posto del vecchio birr etiopico, in secondo luogo a causa di accordi commerciali poco equi. Nel maggio del 1998 è scoppiato un conflitto per il possesso di un lembo di terra di 390 kmq sul confine chiamato il 'Triangolo di Yirga', conosciuto anche come Badme, dal nome della citt à pi ù importante di questa regione. La questione, che sembra legata a vecchia ruggine, ha riaperto le ostilit à tra i due paesi, con piena soddisfazione di Somalia e Gibuti. Un accordo di cessate il fuoco è stato firmato nel giugno del 2000 e ratificato sei mesi dopo da un trattato che ha condotto alla creazione di una zona tampone nei pressi del confine, sotto il controllo delle forze di pace ONU. Etiopia ed Eritrea si sono impegnate a definire i confini in modo definitivo.
Nell'aprile del 2002 la Commissione dell'Aia ha esercitato la propria pressione e la costruzione dei posti di confine è iniziata nel maggio 2003. Le relazioni con l'Etiopia resteranno tese fino a quando la demarcazione non sar à completata. Alla fine del 2006, la questione dei confini non era ancora risolta.
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