Storia

L'Etiopia è un paese antichissimo. La Rift Valley etiope è nota come la culla dell'umanità: qui, nel 1974, vennero trovati i resti fossili del più antico ominide eretto, 'Lucy', vissuto tre milioni e mezzo di anni fa. I primi documenti che parlano dei governanti etiopi risalgono a 5000 anni fa e, benché non esistano ulteriori conferme, alcuni passi della Bibbia raccontano di episodi avvenuti in Etiopia intorno al 1000 a.C. Il figlio della regina di Saba e di Salomone, il mitico Menelik I, è considerato il primo imperatore dell'Etiopia; la sua dinastia finì con Hailé Selassiè, che governò il paese dal 1930 al 1974, con un'interruzione tra il 1936 e il 1941, quando l'Etiopia fu occupata dalle truppe italiane.
Secondo la tradizione locale, gli antichi etiopi erano di religione ebraica - una comunità di etiopi ebrei è vissuta nel paese fino alla fine degli anni '80, quando gli ultimi membri della comunità si trasferirono in Israele. Il cristianesimo venne introdotto nel regno di Aksum da san Frumenzio, che fu consacrato primo vescovo nel 330 d.C. La penetrazione islamica del VII secolo partì dal litorale che oggi fa parte dell'Eritrea. Sebbene il regno aksumita fosse isolato dal resto della cristianità, l'islamismo non attecchì mai realmente nel paese.
Nel millennio successivo, il regno venne attaccato da più parti: le tribù pagane costrinsero gli imperatori etiopi ad abbandonare le loro città e a vivere da nomadi per un certo periodo, nel XII e nel XIV secolo la parte orientale del paese venne colonizzata dai musulmani e nel XVI secolo i regni musulmani ottennero l'appoggio dell'impero ottomano, minacciando seriamente il potere del re di Aksum.
Dopo anni e anni di dominio incontrastato, nel XVIII secolo l'impero di Aksum si frantumò nelle varie province di cui si componeva, innescando un secolo di combattimenti fra i signori della guerra rivali. L'impero venne riunificato dal Ras Kassa, che si autoproclamò imperatore con il nome di Tewodros nel 1855. Più tardi però, quando la sua fortezza venne assediata da un contingente militare britannico, Kassa si suicidò. Gli imperatori successivi investirono una grande quantità di denaro in armamenti europei e ampliarono l'impero. Nel dicembre del 1935 l'Etiopia venne invasa dalle truppe italiane di Mussolini, che rimasero nel paese fino al 1941. Nonostante la palese ingiustizia dell'aggressione italiana (in quell'occasione Hailé Selassié rivolse alla Società delle Nazioni un celebre, e vano, appello), la conquista dell'Etiopia fu riconosciuta dalla maggior parte dei paesi del mondo, con la sola eccezione di Uniove Sovietica, Stati Uniti, Haiti, Messico e Nuova Zelanda.
Con la fine della seconda guerra mondiale, Hailé Selassiè, imperatore dal 1930, ritornò al potere al seguito delle truppe britanniche, provocando un vasto movimento di protesta che durò per circa 30 anni. Benché in principio Hailé Selassiè fosse stato acclamato come un eroe nazionale, l'opinione pubblica si ritorse contro di lui quando la nobiltà e la chiesa iniziarono ad arricchirsi a scapito di milioni di contadini rimasti senza terra. Nel 1974 gli studenti, gli operai, i contadini e l'esercito insorsero contro Selassiè, che venne deposto e sostituito da una dittatura militare. Sotto la leadership di Menghistu Hailé Mariam, il nuovo governo, il Derg, espulse gli americani, arrestò i leader dei sindacati, bandì la chiesa e si rivolse all'URSS in cerca di aiuti economici. L'ultima cosa di cui aveva bisogno un paese già instabile era un'insurrezione e gli eritrei e i somali approfittarono del caos per invadere il paese. Le truppe sovietiche e cubane intervennero per respingere entrambe le forze, ma non riuscirono a sconfiggere i guerriglieri eritrei.
Menghistu provò a stringere la presa sul paese istituendo la leva obbligatoria, il coprifuoco, i trasferimenti di persone - un'iniziativa disastrosa che distribuì la gente per tutta la campagna nel tentativo di evitare le carestie - e i comitati popolari, una sinistra forma di sorveglianza sul vicinato. Tuttavia, queste misure non furono di alcuna utilità: gli eritrei conquistarono il principale porto dell'Etiopia, il Fronte popolare di liberazione del Tigré (Tigray) entrò in combattimento, i sovietici si ritirarono, il prezzo del caffè crollò e una grave carestia devastò il paese. Nel maggio 1991 Menghistu fuggì e al suo posto si instaurò una coalizione di ribelli capeggiata da Meles Zenawi del Tigré, che ereditò 6 milioni di persone affamate, un'economia a pezzi e un settore agricolo e industriale moribondo, ma decise ugualmente di avviare il paese verso la democrazia.
La nuova costituzione ratificata nel 1994 prevede la possibilità di diventare indipendente per ciascuna delle nove regioni etiopi. Le prime elezioni politiche del paese si tennero nel 1995: il Fronte rivoluzionario democratico del popolo etiopico ottenne il 98% dei suffragi, ma tutti i principali partiti dell'opposizione boicottarono le elezioni. Meles Zenawi divenne primo ministro e nominò un gabinetto composto prevalentemente da membri originari del Tigré. Fra le priorità del governo figuravano l'espansione del settore privato e il miglioramento della sicurezza alimentare. Negli ultimi anni i rapporti con l'Eritrea sono peggiorati, tanto che nel giugno 1998 è scoppiato un conflitto armato e le frontiere tra i due paesi sono state chiuse. Tuttavia, la guerra di frontiera è finita dopo soli due anni, nel dicembre 2000, quando l'Etiopia ha sconfitto l'Eritrea ed è stato firmato il trattato di pace.
L'Eritrea e l'Etiopia rivendicano entrambe la propria vittoria in una disputa infinita relativa ai loro confini, apparentemente conclusa nell'aprile del 2002 da una decisione del tribunale dell'Aja. L'Aja ha demarcato, una volta per tutte, la frontiera di 1000 chilometri affidandone la gestione alla EEBC (Ethiopian-Eritrean Border Commission). I governi di entrambi i paesi non hanno ancora accettato i termini e le condizioni relative al confine, e continua la guerra di propaganda poiché chi otterrà la sovranità definitiva sulla contesa città di Badme, dove scoppiarono i primi scontri nel 1998, sarà riconosciuto come il vero e proprio vincitore. Il 3 ottobre 2003 il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha emesso una risoluzione che nuovamente ha assegnato Balme all'Eritrea e l'Etiopia non ha riconosciuto la validità della decisione. Attualmente 4.200 peacekeeper dell'ONU sono dislocati nella regione e decine di migliaia di mine antiuomo non ancora disinnescate sono disseminate su entrambi i lati della linea di frontiera. Secondo le truppe stanziate nella regione non sono da escludere isolati scontri fra i due paesi. Oltre 70.000 persone perirono durante la guerra fra il 1998 e il 2000.
Per far fronte alla grave crisi alimentare che ha colpito l'Etiopia tra il 2002 e il 2003, la Banca Mondiale, paesi donatori (Canada e Unione Europea) e la Banca per lo sviluppo Africano hanno nel 2004 stanziato un piano triennale di aiuti pari a un miliardo di dollari.
Nel maggio 2004 l'esercito di Addis-Abeba ha svolto operazioni militari nella regione di Gambella, nella quale da quattro anni vi sono scontri fra gli anuak, originari della zona, e tribù provenienti da altre parti del paese.
In Etiopia si sono tenute nuovamente le elezioni nel maggio 2005 e le proteste dell'opposizione sono state causa di due isolati episodi di violenza ad Addis Ababa.
La situazione rimane alquanto esplosiva: nel dicembre del 2006 l'Etiopia ha ufficialmente dichiarato guerra alla milizia islamica Somala e ha lanciato attacchi aerei contro alcune città sul confine somalo.

Lonely Planet

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