Le Faroer non hanno un'antica tradizione culturale, in primo luogo perché la lingua locale, da sempre considerata una lingua contadina, non fu standardizzata che intorno agli anni '90 del XIX secolo. La vita sulle isole era dura e, una volta terminati i lavori domestici e agricoli, non restava molto tempo per scrivere romanzi o dipingere ritratti. L'antica musica faeroese, considerata forse scialba oggigiorno, era destinata ad accompagnare le danze popolari locali e il kvædi, un gruppo di ballate tardo-medievali. Sulle isole non esistevano strumenti musicali e le semplici melodie ripetitive erano comunemente cantate in tono minore; oggi le danze tradizionali vengono riproposte in occasione di festività particolari allo scopo di riaffermarne l'identità e l'unicità. Un particolare tipo di danza, diffuso un tempo in tutta la Scandinavia popolare che prevede la disposizione 'a catena' dei partecipanti, si è conservato inalterato nella sua forma originale solo nelle Faroer.
Durante le lunghe e fredde serate invernali la gente passava il tempo recitando storie e poesie tramandate oralmente attraverso le generazioni e infine raccolte e messe in forma scritta nel XIX secolo. All'inizio del 1800 il primo poeta locale dei tempi moderni, Nólsoyar-Poul Poulson, scrisse ballate a carattere politico che avevano come tema la corruzione e la traballante economia locale dei primi anni del XIX secolo. Nel breve corso della storia della letteratura faeroese spicca il nome dello scrittore Hed in Brú, i cui libri sono molto letti nelle isole e ora diffusi anche all'estero. Jørgen-Frantz Jacobsen e William Heinesen sono entrambi autori isolani molto conosciuti che hanno preferito scrivere le loro opere in danese piuttosto che nella lingua locale.
Il faeroese è una lingua germanica che deriva dal norvegese antico, significativamente influenzato dal gaelico e strettamente connesso all'islandese e ad alcuni dialetti norvegesi. Per quanto riguarda la religione, in epoca pagana i primi abitanti delle isole veneravano Thor come divinità principale. Tipo litigioso e violento, lento di riflessi in rapporto al normale standard di velocità degli dei, oltre che paladino della gente comune, Thor era indicato come il padrone dei tuoni, del vento, delle burrasche e delle calamità naturali; il più importante degli dei era inoltre in grado di respingere gli estranei che dimostravano cattive intenzioni. Due altre divinità di una certa rilevanza erano i gemelli Freyr e Freyja, onorati dalla gente del luogo come dio e dea della fertilità e della sessualità. Oggi gli isolani hanno ufficialmente abbandonato al suo destino l'olimpo degli antichi dei scandinavi e hanno abbracciato la chiesa protestante luterana.
Chi fosse interessato alla cucina tradizionale delle isole Faeroer dovrà probabilmente dimenticare l'esistenza di verdure fresche e abituarsi a una dieta a base di patate e di carne (quest'ultima è l'alimento base di ogni pasto); una delle specialità più gradite è costituita dallo 'skerpikjøt', montone ben frollato ed essiccato all'aria che, per essere apprezzato, richiede l'uso di un coltello molto affilato e di due robuste mandibole. Tra i piatti preferiti dalla gente del luogo ci sono anche il 'rast kjót', montone bollito e il 'rastan fisk', pesce bollito. Dopo il cruento 'grindadráp' gli isolani amano gustare il 'grind og spik', balena accompagnata da grasso di balena, che consigliamo di evitare a chi abbia in mente il massacro delle balene. Anche il pesce fresco e gli uccelli marini (pulcinelle), con le loro uova, godono di un presenza consistente nella dieta locale.
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