Pur essendo suddivisi in dieci grandi gruppi etnici, il maggiore dei quali, il Fang, proviene da nord e nord-est, i gabonesi sono quasi esclusivamente di ascendenza bantu. I Mb Éd É (che comprendono anche i T Ék É e i Mb Ét É) arrivano invece da sud-est, mentre gli Eshira provengono dalla zona sud-occidentale. La maggior parte delle regioni costiere è abitata dall'etnia My Én É.
Tra il 65 e il 75% della popolazione dichiara, sulla carta, di appartenere alla chiesa cattolica, ma le religioni tradizionali e animiste continuano a influenzare in maniera consistente la vita della gente; la pratica del cattolicesimo in Gabon è quindi pi ù una questione di sensibilit à locale che non un'imposizione dall'alto. Circa l'1% della popolazione è di religione musulmana, una percentuale estremamente bassa per un paese africano.
Il francese è utilizzato come lingua franca, ma oltre la met à dei gabonesi parla la lingua africana fang. Nel sud la gente si esprime anche in bapunu, oltre che in bandgabi nell'est e nel sud, intorno a Franceville.
Il Gabon è noto soprattutto per le sculture in legno e le maschere. Le prime si dice abbiano fatto venire il cardiopalma ai missionari che per la prima volta posavano gli occhi sulle forme squisite e sensuali di quelle particolari figure, che enfatizzano le aree pi ù paffute del corpo umano, un realismo certamente in contrasto con la virt ù della castit à propugnata da protestanti e cattolici e non c' è da stupirsi che siano state immediatamente messe all'indice come idoli pagani dai rappresentanti di queste religioni.
Le maschere fang, come tutte quelle africane in genere, hanno un significato di estrema rilevanza nei rituali destinati a mantenere il contatto con il mondo dei trapassati. Secondo la tradizione ogni passaggio della creazione della maschera, dalla scelta del legno alla sua realizzazione, era un tempo sovrinteso da un sacerdote. Tutti questi rituali rivestivano un'enorme importanza; una volta completata, la maschera, oltre a sviluppare immensi poteri occulti, diventava un'espressione concreta del regno astratto degli spiriti. La trascuratezza dei rituali poteva significare morte e distruzione. Oggi le maschere sono apprezzate per il loro valore artistico - Picasso e Matisse furono entrambi influenzati dalle maschere fang - sebbene l'aura dei poteri occulti non le abbia abbandonate. Purtroppo l'arte gabonese della fabbricazione delle maschere è ormai andata perduta e gli unici luoghi in cui questi oggetti artigianali possono ancora essere ammirati sono i musei.
Non è sempre facile riuscire a gustare la cucina tipica del Gabon; la maggior parte dei ristoranti propone piatti generici e non tipici del luogo, ma riconoscerete le specialit à locali dalla presenza della pasta di manioca (o del riso) accompagnata da una salsa piccante e da un assortimento di carne di selvaggina come antilope, porpic (porcospino), singe (scimmia), sanglier (cinghiale) e boa (serpente).
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