Storia

Sebbene l'attuale stato di Giordania, nato dalle rovine della seconda guerra mondiale, sia piuttosto giovane, la zona che esso governa, in particolare i territori a est del Fiume Giordano, vanta una lunga storia e può a ragione rivendicare una delle civiltà più antiche del mondo. Questa zona rimase sempre ai margini più che al centro dei vari imperi che vi si succedettero, ma la sua posizione strategica fece sì che tutte le grandi civiltà del passato vi transitassero: egiziani, assiri, babilonesi, ittiti, greci, romani, arabi, turchi e crociati diedero tutti il loro contributo alla sua storia. Questi popoli commerciarono, costruirono città e combatterono guerre, influenzando fortemente la cultura della regione.
Nel 333 a.C., Alessandro Magno conquistò la Giordania durante la campagna militare che lo portò a creare il più grande impero del mondo, che nel periodo di massima espansione si estendeva su tutti i territori compresi tra il Nilo e l'Indo. Dopo la morte di Alessandro, avvenuta nel 323 a.C., l'impero fu suddiviso tra i suoi generali: Tolomeo I ebbe l'Egitto, la Giordania e parte della Siria, mentre Seleuco diede inizio alla dinastia seleucide a Babilonia. In quel tempo molti in Giordania cominciarono a parlare in greco (o almeno a utilizzarne l'alfabeto) e le città di influenza classica come Filadelfia (Amman), Pella e Gerasa (Jerash) prosperavano grazie ai commerci con l'Egitto. Nel 198 a.C. il regnante seleucide Antioco III sconfisse Tolomeo V e assunse il controllo della Giordania occidentale. All'inizio dello stesso periodo gli ebrei riconquistarono gradualmente il potere e nel 141 a.C. controllavano ormai la maggior parte della Giordania occidentale. Nella Giordania meridionale, intanto, si mettevano in luce i nabatei, esperti commercianti e intermediari commerciali (in realtà producevano soltanto il bitume, utilizzato per impermeabilizzare gli scafi delle imbarcazioni, e il rame). Grazie al loro passato nomade, i nabatei erano tra i pochi a conoscere la collocazione degli avamposti e delle riserve idriche nel deserto e sfruttarono questa competenza per accumulare un'enorme ricchezza legata al commercio di incenso e spezie. Il loro impero, che aveva come capitale Petra, si ampliò arrivando a estendersi dall'Arabia alla Siria e raggiunse il culmine nel periodo in cui visse Gesù. I nabatei, che parlavano una sorta di aramaico, la lingua biblica, si trasformarono gradualmente da popoli del deserto in provetti architetti, ingegneri idraulici e artigiani, e la loro influenza contribuì a unire l'Arabia al Mediterraneo.
Dopo la conquista della Siria nel 64 a.C., il potente impero romano rivolse le proprie mire espansionistiche alle terre dei nabatei. L'imperatore Traiano riuscì ad annettere l'impero nabateo nel 106 d.C. e lo incorporò alla nuova provincia romana dell'Arabia Petrea, che ebbe capitale a Petra e in seguito a Bosra (nell'attuale Siria). I romani spianarono la Nova Via Traiana, una nuova strada che attraversava la Giordania, e costruirono una serie di forti nel deserto orientale a Qasr al-Hallabat, Azraq e Umm al-Jimal, per controllare i confini più esterni dell'impero. In questo periodo le fiorenti città di Jerash, Umm Qais e Pella aderirono alla Decapolis, una lega di città di provincia che avevano accettato l'influenza culturale romana ma mantenevano un certo grado di indipendenza. La decisione dell'imperatore bizantino Costantino di convertirsi al cristianesimo nel 324 d.C. cambiò la fisionomia e lo spirito del Mediterraneo orientale: la nuova fede divenne religione ufficiale della Giordania e iniziò un periodo di prosperità e stabilità, durante il quale si costruirono numerose chiese (spesso utilizzando materiale tratto da antichi templi greci e romani), di solito decorate con complessi mosaici ancora visibili a Madaba, Umm ar-Rasas e Petra. I pellegrini cristiani bizantini iniziarono a compiere viaggi difficili verso la Terra Santa, visitando i luoghi sacri ed erigendo chiese nei siti biblici giordani di Betania, del Monte Nebo e della Grotta di Lot. Il rinvenimento di queste chiese, 1400 anni dopo la loro fondazione, ha permesso di individuare l'ubicazione di alcuni siti biblici di cui si era persa memoria nel mondo moderno. Nel 614 il popolo persiano dei sasanidi, proveniente da est, occupò nuovamente parti della Giordania: anche se l'imperatore bizantino Eraclio costrinse gli invasori a firmare un accordo di pace, questo evento segnò l'inizio del declino del dominio bizantino sulla regione.
Dopo la morte del profeta Maometto, avvenuta nel 632, i suoi seguaci - i musulmani - cominciarono a spingere verso nord dal deserto. Nel 629 persero la loro prima battaglia contro i bizantini a Mu'tah (vicino a Karak), ma nel 636 li sconfissero nella battaglia di Yarmouk. Gerusalemme fu conquistata nel 638, la Siria nel 640 e ben presto gli imperi bizantini e sasanidi caddero nelle mani degli eserciti musulmani. L'islam divenne la religione predominante e l'arabo sostituì il greco come elemento di unificazione culturale e lingua franca della regione. Dopo l'assassinio del quarto califfo Ali (che era anche genero di Maometto), salì al potere il governatore siriano Mu'awiya, che fondò la dinastia degli omayyadi (661-750), con base a Damasco. In seguito alla questione della successione di Ali si creò una frattura insanabile all'interno dell'islam, che si divise in due fazioni: sunniti e sciiti; tale scisma permane tuttora. Il ricco patrimonio architettonico lasciato dagli omayyadi comprende la Moschea Omayyade a Damasco e la Cupola della Roccia (o Moschea di Omar) di Gerusalemme. Il loro forte legame con il deserto li portò a costruire nella Giordania orientale i 'castelli del deserto'; tra questi il Qusayr Amra (eretto nel 711) e il Qasr Kharana (710) hanno conservato la loro struttura imponente. Nel 747 un forte terremoto distrusse ampie zone della Giordania settentrionale e della Siria, indebolendo il potere degli omayyadi che furono spodestati dagli abbasidi, la fazione sunnita rivale. Gli abbasidi seguivano una forma più rigida di islam e, rispetto agli omayyadi, erano molto meno tolleranti verso i cristiani. Il cambiamento di dinastie segnò l'inizio di un importante trasferimento di potere da Damasco a Baghdad e il conseguente passaggio dalla superiorità etnica araba alla dominazione culturale persiana. Durante i secoli VIII, IX e X si assistette, tuttavia, a una fioritura intellettuale nel mondo arabo, che riscoprì i progressi artistici e filosofici compiuti dall'antica Grecia ed elaborò nuove teorie in medicina, biologia, filosofia, architettura e agricoltura. Queste acquisizioni culturali si diffusero in Europa tramite la Spagna e la Sicilia e influirono sulla nascita del Rinascimento europeo. Lontana dalle tendenze dominanti della sofisticata corte araba, la Giordania era praticamente ignorata. Nel 969 i fatimidi (la dinastia sciita che prese nome da Fatima, la nuora di Maometto) strapparono agli abbasidi il controllo di Palestina, Giordania e Siria meridionale. Dopo meno di un secolo, i turchi selgiuchidi, spinti a ovest dalle ondate di incursioni nomadi dall'Asia centrale, si impossessarono di ciò che restava del territorio degli abbasidi e della Transgiordania. Gli scontri fra eserciti islamici e cristiani non erano mai stati rari, in particolare nel VII secolo, ma le battaglie che si combatterono nel corso del XII secolo furono molto più sanguinose e più dolorose delle precedenti, tanto da avere ripercussioni storiche e religiose persino sulla storia contemporanea. Nel 1095 papa Urbano II proclamò una 'guerra santa' per vendicarsi della continua distruzione di chiese e per proteggere gli itinerari dei pellegrini verso la Terra Santa. In cinque anni i crociati conquistarono Gerusalemme, massacrando innumerevoli nativi. Verso il 1116 i crociati avevano ormai acquisito il controllo della maggior parte della 'Outre Jourdain' (Transgiordania - letteralmente 'terra oltre il Giordano') e costruito fortezze per controllare le strade da Damasco al Cairo. Trattandosi di una minoranza, i cristiani esercitarono un dominio precario che sopravvisse soltanto finché gli stati musulmani rimasero deboli e divisi. Nel XII secolo Nureddin (Nur ad-Din - letteralmente 'luce della fede'), figlio di un capo tribale turco, riuscì a unire il mondo arabo per sconfiggere i crociati in Egitto. La sua campagna fu portata a compimento dal Saladino (Salah ad-Din - 'restauratore della fede'), uno studioso curdo nonché capo militare che spodestò i governanti fatimidi in Egitto, dichiarò una jihàd (guerra santa in difesa dell'islam) verso gli invasori e occupò molte roccaforti dei crociati in Giordania. Alla sua morte, avvenuta nel 1193, gli ayyubidi di Damasco, membri della famiglia del Saladino, si suddivisero l'impero, il che permise ai crociati di rioccupare la maggior parte dei territori lungo la costa. I mamelucchi, nome che era dato ai numerosi ragazzi che venivano catturati dagli ayyubidi in terre straniere per servirli come schiavi e soldati, acquisirono tanto potere da spodestare i loro padroni nel 1250. Furono loro che alla fine respinsero i violenti invasori mongoli, dopo che gli eserciti del figlio di Genghis Khan avevano conquistato Baghdad e ucciso l'ultimo califfo (gli eserciti mongoli arrivarono fino ad Ajlun e Salt in Giordania). I crociati. Il sultano mamelucco Baybars ricostruì i castelli di Karak, Shobak e Ajlun, utilizzati come punti di vedetta e stazioni di posta per i piccioni viaggiatori. Dopo solo 150 anni dalla cacciata dei mongoli, il feroce invasore dell'Asia centrale, Tamerlano, distrusse gran parte dell'impero mamelucco: questa non fu che la prima di una serie di invasioni provenienti dall'Asia centrale e destinate a cambiare il volto del Medio Oriente nel XV secolo.
I turchi ottomani presero Costantinopoli nel 1453 e sconfissero i mamelucchi in Giordania nel 1516 creando uno degli imperi più vasti del mondo. Gli ottomani si concentrarono su altre città lucrative, come la città santa di Gerusalemme e il centro mercantile di Damasco, e la Giordania perse nuovamente importanza. Quattro secoli dopo, tuttavia, furono proprio gli ottomani a costruire la linea ferroviaria dell'Hejaz che collega Damasco alla città santa di Medina passando per Amman. Intorno al 1830 la Giordania fu occupata per un breve periodo dagli egiziani. Gli ultimi anni dell'impero ottomano furono segnati dalla supremazia sul Medio Oriente delle potenze europee, che iniziarono a conquistare l'Algeria e il Marocco. Alla fine della prima guerra mondiale, l'intero mondo arabo era sotto il dominio europeo. La questione di come l'islam e il mondo arabo dovessero reagire all'espansionismo occidentale ha dominato gli ultimi due secoli di storia del Medio Oriente. L'Occidente può aver mutato ruolo nel corso degli anni - 'da conquistatore a seduttore', per usare le parole di uno storico - ma il dibattito sulle possibili reazioni arabe è ancora acceso. Al momento attuale, una delle soluzioni che incontra maggiori consensi tra i musulmani e continua a forgiare le politiche mediorientali è il ritorno ai principi originari dell'islam, ossia il 'fondamentalismo' islamico. Durante la prima guerra mondiale la Giordania fu teatro di violenti combattimenti fra i turchi ottomani, appoggiati dai tedeschi, e i britannici, che avevano la loro base a Suez (Egitto). Alla fine del 1917 le truppe inglesi occuparono Gerusalemme e, un anno dopo, il resto della Siria. I loro successi non sarebbero stati possibili senza l'aiuto degli arabi, organizzati alla meglio in un esercito capeggiato dall'emiro Faisal, sharif (sovrano) della Mecca e guardiano dei luoghi santi musulmani, che aveva preso le redini del movimento nazionalista arabo nel 1914. L'enigmatico colonnello T.E. Lawrence, meglio conosciuto come 'Lawrence d'Arabia', aiutò a coordinare la rivolta araba e ad assicurare i rifornimenti da parte degli Alleati. Nel giugno del 1916 gli arabi, guidati dall'emiro Faisal e da suo fratello Abdullah, decisero di partecipare al tentativo degli inglesi di estromettere i turchi, confidando in un aiuto britannico nella loro lotta per istituire uno stato arabo indipendente. In realtà, già da un mese inglesi e francesi avevano firmato l'accordo segreto di Sykes-Picot, che stabiliva l'attribuzione della 'Siria' (gli attuali territori di Siria e Libano) ai francesi e della 'Palestina' (una regione non ben definita che comprendeva la zona occupata attualmente da Israele, dai Territori Palestinesi e dalla Giordania) agli inglesi.
Nel 1948 gli arabi e gli ebrei si dichiararono guerra l'un l'altro: mentre erano tutti distratti, la Transgiordania si assicurò l'intera Cisgiordania e una parte di Gerusalemme, e cambiò il proprio nome in Giordania. Nel 1953 salì al trono re Hussein e la Giordania entrò in un periodo di crescita economica, con un incremento del turismo e numerosi aiuti provenienti dagli Stati Uniti. La guerra dei sei giorni del 1967 compromise gravemente lo sviluppo della nascente industria turistica; in quell'occasione, infatti, Israele si riprese la Cisgiordania e la sua parte di Gerusalemme. In sei giorni la Giordania aveva perso una miniera d'oro e terreni coltivabili, rimpiazzati però da alcune migliaia di profughi palestinesi che arrivarono a frotte dai territori occupati. Negli anni '70 l'OLP minacciò il potere di re Hussein: ebbe inizio una sanguinosa guerra intestina finita quando la maggior parte dei contestatori furono costretti a spostarsi in Libano.
Nel 1994 Giordania e Israele hanno firmato un trattato di pace che prevedeva l'abbattimento delle barriere economiche esistenti e la cooperazione nel campo della sicurezza e delle risorse idriche. Questo ha sollevato preoccupazioni tra i palestinesi, che avrebbero dovuto essere allontanati dalla regione, mentre Israele e Giordania si sarebbero divisi il bottino. Allo stesso tempo la Giordania ha rinforzato i propri rapporti con Yasser Arafat, la massima autorità palestinese, e ha lavorato per raggiungere degli accordi con lui. In tempi recenti la Giordania ha anche riallacciato i rapporti, interrotti durante la guerra del Golfo del 1991, con il Kuwait e l'Arabia Saudita. Re Hussein aveva cominciato a condurre il paese verso la democrazia dopo la vittoria alle elezioni del Fronte di Azione Islamica (con i suoi collegamenti con la Fratellanza Araba e la politica fondamentalista), ma la sua morte nel febbraio del 1999 ha lasciato molta incertezza per il futuro. Il re aveva nominato come suo successore al trono il figlio maggiore, il principe 'Abd Allah ibn al-Husayn (Abdullah), solo poche settimane prima di morire, benché la costituzione prevedesse che entrambi i genitori del re dovessero essere arabi e musulmani per nascita (la madre di Abdullah era una cittadina britannica che aveva abbracciato la fede islamica prima delle nozze con re Hussein).
Re 'Abd Allah II ibn al-Husayn (in occidente noto come re Abdullah II), il monarca che chiacchiera con i suoi sudditi in incognito, raccoglie crescenti consensi dalla comunità internazionale così come dalla maggior parte dei giordani, inclusa l'ampia e influente comunità palestinese che ha accolto molto favorevolmente il suo matrimonio con una palestinese. Egli afferma di voler continuare la missione intrapresa dal padre di contribuire a stabilizzare la regione, lavorando sul piano interno per un governo più democratico, una stampa più libera e una maggiore eguaglianza per le donne.
Il 18 luglio 2002, i ministri degli esteri di Egitto, Arabia Saudita e Giordania hanno incontrato a Washington il presidente Bush, presentando un loro piano dettagliato sul Medio Oriente che auspicava la nascita di uno stato palestinese a partirte dal gennaio 2003, una costituzione scritta, un Parlamento eletto e un primo ministro. Tuttavia, venendo a mancare la necessaria condizione del cessate il fuoco tra israeliani e palestinesi, qualsiasi piano di pace resta inapplicabile.
Durante il conflitto iracheno, la posizione della Giordania è stata molto delicata perché essa importa la maggior parte del petrolio dall'Iraq, sul suo territorio vivono cinque milioni di palestinesi e molti di loro sono stati sostenitori di Saddam, è uno dei pochi paesi arabi a intrattenere relazioni diplomatiche con Israele. Sul suo territorio, inoltre, sono stati dislocati tra i cinquemila e i settemila soldati anglo-americani per creare un fitto cordone lungo i 113 chilometri del confine tra la Giordania e l'Iraq a scopo difensivo. Ad Amman diecimila persone hanno manifestato contro la guerra.
Il 17 giugno 2003 si sono svolte le prime elezioni parlamentari del regno di Abdullah II. Tra i centodieci deputati, per la prima volta nella storia del paese è assegnata a sei donne una quota in Parlamento.
Ormai sono passati dieci anni dalla firma dell'accordo di pace con Israele, accordo che ha determinato l'inizio dell'apertura della Giordania verso Occidente. Il paese è un crocevia strategico mediorientale ed è divenuto un importante alleato americano nell'area, in grado di contribuire alla pacificazione irachena e alla lotta al terrorismo. Dal punto di vista militare, inoltre, il paese resta un formidabile punto d'appoggio per interventi militari in Siria e Iran.

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