I primi insediamenti sul promontorio attualmente occupato da Kuwait City risalgono a non più di trecento anni fa. All'inizio del XVIII secolo il Kuwait non consisteva che in una manciata di tende ammassate intorno a una costruzione fortificata utilizzata anche come magazzino. In seguito le famiglie che vivevano nei pressi del forte cominciarono a dividersi i compiti relativi all'organizzazione della nuova comunità e la famiglia Al-Sabah, i cui discendenti regnano ora sul Kuwait, venne incaricata della legislazione locale e del mantenimento dell'ordine. Il piccolo insediamento si sviluppò rapidamente e nel 1760, quando la città veniva per la prima volta circondata da mura, la flotta del Kuwait contava ormai 800 dhow e le sue carovane di cammelli raggiungevano regolarmente Baghdad e Damasco.
All'inizio del XIX secolo il Kuwait vantava un porto attivissimo, ma purtroppo all'orizzonte - nel senso letterale del termine - si stavano delineando i primi problemi. Non si è mai saputo con certezza se il Kuwait sia stato parte dell'impero ottomano, sebbene la storia ufficiale del paese sostenga fermamente che lo sceiccato sia sempre rimasto indipendente dal dominio turco. Durante la seconda metà del XIX secolo i kuwaitiani mantennero buoni rapporti con i turchi riuscendo con molta abilità a non lasciarsi assorbire dal loro impero, mentre i turchi cercavano in ogni modo di rafforzare il loro potere sull'Arabia orientale (all'epoca conosciuta come Al-Hasa).
Questo passo portò alla ribalta una figura di primaria importanza per la storia del Kuwait moderno: quella dello sceicco Mubarak al-Sabah al-Sabah, comunemente conosciuto come Mubarak il Grande, che regnò dal 1896 al 1915. Mubarak non si fidava affatto della Turchia ed era convinto che Costantinopoli avesse in mente di annettersi il Kuwait. Passò quindi all'azione e per prima cosa assassinò suo fratello, l'emiro, quindi fece lo stesso con un altro fratello e s'installò sul trono come regnante. Nel 1899 Mubarak firmò il seguente accordo con l'Inghilterra: in cambio della protezione navale inglese, egli prometteva di non cedere territorio né di chiedere aiuto né di procedere a negoziati con qualsiasi altro stato straniero senza il consenso britannico. L'obiettivo dell'Inghilterra nel firmare tale trattato era quello di tenere la Germania, in quel momento principale alleato e sostenitore finanziario della Turchia, lontana dal Golfo Persico. I turchi intanto continuavano a rivendicare la loro sovranità sul Kuwait pur non essendo in grado di far valere le loro pretese.
All'inizio degli anni '20 il Kuwait si trovò più volte a dover fronteggiare e respingere gli attacchi dell'esercito di Abdul Aziz bin Abdul Rahman Al-Saud, il fondatore della moderna Arabia Saudita. Nel 1923 si pose fine ai combattimenti con un trattato cui gli inglesi fecero da tramite e che ebbe come conseguenza, nel 1934, l'ottenimento di una concessione da parte di una società petrolifera anglo-statunitense conosciuta come Kuwait Oil Company (KOC). I primi pozzi furono scavati nel 1936 e alla fine del 1938 era ormai risaputo che il Kuwait galleggiava praticamente nel petrolio. Lo scoppio della seconda guerra mondiale obbligò la KOC a sospendere le operazioni estrattive, ma al termine della guerra, quando le esportazioni di petrolio cominciarono a decollare, l'economia del Kuwait fece altrettanto; a mano a mano che il paese si arricchiva si registravano miglioramenti straordinari nel campo della sanità, dell'istruzione e in generale nel livello di vita dei suoi abitanti.
Il 19 giugno 1961 il Kuwait divenne uno stato indipendente e con le elezioni dell'anno seguente venne costituita la prima Assemblea Nazionale. La maggior parte dei seggi fu accaparrata dai membri delle più ricche famiglie del paese, ma i radicali riuscirono fin dall'inizio ad assicurarsi un punto d'appoggio all'interno del governo. Nell'agosto del 1976 il governo si dimise sostenendo che l'assemblea aveva reso praticamente impossibile l'amministrazione quotidiana del paese. L'emiro sospese la costituzione, sciolse l'assemblea e chiese al principe ereditario (al quale per tradizione è anche affidato l'incarico di primo ministro) di formare un nuovo governo. Non furono indette nuove elezioni che nel 1981, ma la nuova maggioranza si rivelò turbolenta come la prima e il parlamento venne nuovamente sciolto nel 1986.
Nonostante le tensioni economiche e politiche, le prospettive economiche del paese (e del Golfo) sembravano molto favorevoli, soprattutto al termine della lunga guerra che per otto anni aveva visto Iran e Iraq su fronti opposti. Piombò quindi come un fulmine a ciel sereno la lettera inviata dall'Iraq il 16 luglio del 1990 al segretario generale della Lega Araba, con la quale si accusava il Kuwait di aver superato la sua quota OPEC e di aver sottratto petrolio al settore iracheno di un campo petrolifero situato a cavallo del confine. Il presidente iracheno Saddam Hussein minacciava un'azione militare. Nelle due settimane successive una serie di inviati si fece in quattro per offrire all'Iraq un modo per ritirarsi dal conflitto senza perdere la faccia, ma non ci fu niente da fare: i carri armati iracheni entrarono a Kuwait City il 2 agosto ed entro mezzogiorno avevano raggiunto la frontiera saudita. L'emiro e il suo governo fuggirono in Arabia Saudita.
Le Nazioni Unite approvarono immediatamente una serie di risoluzioni con le quali si chiedeva all'Iraq di ritirarsi dal Kuwait, ma gli iracheni risposero dichiarando di essere entrati in Kuwait su invito di un gruppo di kuwaitiani ribelli che sostenevano di aver rovesciato l'emiro. L'8 agosto l'Iraq annesse l'emirato. I paesi occidentali, sotto la guida degli Stati Uniti, iniziarono a mettere in pratica un embargo commerciale decretato dalle Nazioni Unite e nei mesi successivi oltre mezzo milione di soldati stranieri si acquartierarono in territorio saudita.
Alla fine di novembre gli USA e l'Inghilterra riuscirono a ottenere dalle Nazioni Unite una risoluzione che autorizzava l'uso della forza per scacciare gli iracheni dal Kuwait se questi non se ne fossero andati spontaneamente entro il 15 gennaio 1991. La scadenza fu superata senza che gli iracheni accennassero a muoversi e nel giro di poche ore ondate successive di aerei alleati (soprattutto americani) diedero il via a una campagna di bombardamenti sull'Iraq e sul Kuwait durata cinque settimane. L'offensiva di terra, quando fu infine avviata, rivelò immediatamente la debolezza dell'avversario, perché in sole cento ore l'esercito iracheno si disintegrò completamente. Alla fine di febbraio, le forze alleate entrarono a Kuwait City asfissiando in nere e pungenti nuvole di fumo causate dall'incendio di centinaia di pozzi di petrolio, cui gli iracheni avevano dato fuoco a mano a mano che si ritiravano.
Il governo si diede subito da fare non solo a ricostruire il Kuwait, ma a ricrearlo esattamente com'era prima dell'invasione irachena, mentre nel paese si scatenava un acceso dibattito sul futuro politico. Per mantenere una promessa che la sinistra aveva strappato all'emiro durante l'occupazione, nell'ottobre 1992 si tennero le elezioni per una nuova Assemblea Nazionale. L'opposizione sbalordì il governo con la conquista di oltre 30 dei 50 nuovi seggi parlamentari e di sei dei 16 incarichi governativi all'interno dell'esecutivo, sebbene la famiglia Al-Sabah riuscisse a mantenere il controllo di ministeri d'importanza fondamentale come la difesa, gli affari esteri e quelli interni.
Entro il secondo anniversario dell'invasione il governo del Kuwait era ormai riuscito a cancellare quasi completamente le ferite della guerra e dell'occupazione, ma i rapporti con l'Iraq rimanevano molto tesi. Nel 1994 il Kuwait condannò diversi iracheni con l'accusa di aver tentato di assassinare il presidente americano George Bush nel corso della sua visita nell'emirato l'anno precedente. Secondo il Kuwait, il complotto era stato scoperto e sventato all'ultimo momento.
Oggi il Kuwait dedica molte risorse alla rimozione delle mine sul suo territorio e a cercare di porre rimedio ai danni ambientali causati dagli iracheni durante la ritirata, operazioni sovvenzionate dalle Nazioni Unite con la somma di US$5,9 miliardi. La legge prevede che il dieci per cento dei profitti ricavati dall'esportazione del petrolio venga investito in un fondo destinato a essere utilizzato il giorno in cui le imponenti riserve petrolifere del Kuwait venissero a mancare. All'ordine del giorno dei politici ci sono anche i diritti delle donne: nel maggio 1999 l'emiro decretò che le donne avrebbero potuto votare per la prima volta e presentarsi come candidate nelle elezioni del 2003, ma tale mozione non è stata approvata dal Parlamento.
Dopo la caduta di Saddam Hussein, Kuwait e Stati Uniti discutono sulla possibilità di investire gli indennizzi dovuti al Kuwait a titolo di risarcimento dei danni subiti nel settore petrolifero durante e dopo l'occupazione irachena (per un ammontare di circa 20 miliardi di dollari), nel settore petrolifero iracheno, dopo la sua privatizzazione.
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