Storia

Il popolo dei sotho viveva nell'alto veld dell'Africa meridionale almeno dal X secolo d.C. quando, nel XVI secolo, giunse nella zona corrispondente all'odierno Lesotho, dove si mescolò con i Khoisan e diede vita ad alcuni piccoli regni. I vari gruppi intrattenevano rapporti commerciali tra loro e con altri popoli; il grano e le pelli, per esempio, venivano scambiati con il ferro proveniente dalla zona del Transvaal.
All'inizio del XIX secolo fecero la loro comparsa i mercanti bianchi, che iniziarono a barattare le loro immancabili perline di vetro con capi di bestiame. Arrivarono poi i voortrekkers (pionieri boeri) con il conseguente aumento della richiesta di terre da pascolo. Improvvisamente gli abitanti della zona, chiamata allora Basotholand, si resero conto che l'espansione in corso da 300 anni si era ormai estesa al massimo delle proprie possibilità (essendo i confini ben definiti geograficamente). Nello stesso periodo il consolidamento e l'espansione dello stato zulu aveva dato il via a una serie di atti di violenza in tutta l'Africa meridionale. Se l'assetto sociale del Basotho meridionale, relativamente poco organizzato, riuscì a sopravvivere a questo periodo di gravi sconvolgimenti, ciò è dovuto in gran parte alle eccezionali qualità politiche del re Moshoeshoe il Grande.
Il popolo dei basotho si formò ufficialmente verso il 1820, quando Moshoeshoe il Grande radunò le tribù sparpagliatesi in seguito alle incursioni degli Zulu e stabilì la propria roccaforte prima a Butha-Buthe e poi sul monte di Thaba-Nosiu, a una trentina di chilometri dall'odierna Maseru. Nel 1840 il suo popolo annoverava circa 40.000 individui. Preoccupato dalla minaccia dei boeri, Moshoeshoe cercò il sostegno degli inglesi ma questi, preoccupati dal canto loro per il potere di Moshoeshoe, sferrarono contro di lui un attacco che però non ebbe alcun esito. Quando gli inglesi furono infine sconfitti, i boeri avanzarono le loro pretese su queste terre, provocando una guerra tra il Libero Stato d'Orange e i basotho (vinta da Moshoeshoe) nel 1858 e un secondo conflitto nel 1865, con il quale Moshoeshoe perse gran parte delle pianure occidentali. Di fronte alla crescente pressione dei boeri, nel 1868 Moshoeshoe fece porre la regione sotto la protezione del governo britannico, ma così facendo perse una consistente porzione di territorio.
Nel 1871, l'anno seguente alla morte di Moshoeshoe, gli inglesi cedettero il controllo della zona alla Colonia del Capo e una delle prime mosse del nuovo governo fu la riduzione del potere dei vari capi tribali. Dopo un'altra guerra nel 1880, il territorio passò di nuovo sotto il controllo della Gran Bretagna, circostanza che si rivelò fortunata per il popolo del Lesotho: se infatti il paese avesse continuato a far parte della Colonia del Capo, sarebbe entrato nella nuova Unione del Sudafrica e con l'apartheid sarebbe diventato una 'homeland' (zona riservata alla popolazione di colore).
Nel 1910 fu formato il Basotholand National Council, organismo ufficiale con funzioni di consulenza, e a metà degli anni '50 esso richiese l'autogoverno. Nel 1960 si svolsero le elezioni per il Consiglio Legislativo, costituito da deputati scelti tramite consultazione elettorale e da capi nominati dal re. Nel 1966 il Basotholand ottenne l'indipendenza e cambiò il proprio nome in Lesotho. Quando il primo ministro Leabua Jonathan perse le lezioni nel 1970, egli adottò i metodi tipici della 'democrazia' africana e dichiarò sospesa la costituzione, espulse il re dal paese e bandì ogni forma di opposizione. Nel 1974 questi fatti furono seguiti da un colpo di stato, altro classico della politica dell'Africa, ma il tentativo fallì e Jonathan rimase al potere in uno stato monopartitico. Quando nel 1983 Jonathan si schierò insieme alle altre nazioni contro l'apartheid sudafricano, il Sudafrica gli chiuse i suoi confini, stringendolo in una morsa e dando un'efficace dimostrazione del proprio potere.
Il 20 gennaio 1986 Jonathan fu deposto con il colpo di stato del generale J.M. Lekhanya. Benché il Sudafrica negasse con veemenza qualsiasi coinvolgimento nella vicenda, il nuovo regime si mostrò molto più conciliante con le politiche sudafricane per la sicurezza regionale. Nel 1991 Lekhanya fu a sua volta destituito da un gruppo di ufficiali armati e il re Moshoeshoe II andò in esilio a Londra. Dopo una serie di trattative con la nuova leadership guidata dal generale Elias Ramaema, Moshoshoe II ritornò nel paese nell'agosto del 1992, senza però riprendere il proprio posto sul trono.
Ramaema promise che il paese sarebbe tornato a un governo civile e nel marzo del 1993 si svolsero le elezioni per l'Assemblea Nazionale. Tutti i 65 seggi furono vinti dal Basotho Congress Party e Ntsu Mokhehle, il capo del partito, assunse la carica di primo ministro. Nella prima metà del 1994, per due volte scoppiarono scaramucce tra le truppe ribelli e le forze fedeli al governo, ma questi eventi passarono in secondo piano quando il nuovo re Letsie, figlio di Moshoeshoe II, sciolse il parlamento dichiarando che il popolo era insoddisfatto dell'amministrazione del BCP e si proclamò capo dello stato e detentore del potere sia esecutivo sia legislativo. Questa azione suscitò l'unanime condanna della comunità internazionale e di fronte alle forti pressioni diplomatiche il mese seguente Letsie ripristinò il governo costituzionale e abdicò in favore di Moshoeshoe, deposto cinque anni prima. Alla fine del 1995 Moshoeshoe perse la vita in un incidente d'auto e gli succedette Letsie senza che questo suscitasse particolari controversie.
Il BCP, comunque, era diviso tra coloro che volevano che il primo ministro Ntsu Mokhehle rimanesse leader e chi invece era contrario. Mokhehle formò il partito indipendente Lesotho Congress for Democracy (LCD) e continuò a governare. Le elezioni si tennero nel 1998, e da molti fronti si levarono proteste per i brogli del LCD, che vinse con una valanga di preferenze. Le tensioni fra il pubblico servizio e il governo si acuirono, e anche la milizia fu divisa. Dopo mesi di proteste, il governo stava perdendo il controllo. Nel settembre 1998 si rivolse ai partner del trattato Southern African Development Community (SADC), Botswana, Sudafrica e Zimbabwe, chiedendo aiuto per la restaurazione dell'ordine. Le truppe, in massima parte sudafricane, entrarono nel paese. I militari ribelli opposero una tenace resistenza e violenti scontri ebbero luogo a Maseru. I tumulti furono rapidamente sedati, ma l'ordine era ormai stato sovvertito e molti negozi e attività commerciali della capitale furono saccheggiati.
Le nuove elezioni parlamentari, indette inizialmente per il 2000, furono rimandate al 2001 e poi al 2002. Il Lesotho Congress for Democracy ha vinto ottenendo il 54% dei voti.
Due anni consecutivi di raccolti scarsi, a causa di calamità naturali, distruzione di attività agricole, crisi economica, hanno messo in pericolo la vita di dieci milioni di persone nella sola Africa meridionale. Secondo il Programma per l'alimentazione mondiale e la Fao, per fronteggiare l'emergenza, che è iniziata nel giugno 2002 e potrebbe durare fino al raccolto dell'aprile 2003, è necessario inviare quattro milioni di tonnellate di cibo in Lesotho, Malawi, Swaziland, Zimbabwe. Nella medesima area è presente il tasso di diffusione dell'Hiv più alto al mondo, oltre il 30% della popolazione adulta ne è colpita.
Nel febbraio 2002 il Lesotho ha debuttato alla Borsa Internazionale del Turismo (Bit) di Milano, presentando la propria natura incontaminata e gli itinerari avventurosi. Per far conoscere agli europei una meta ancora poco nota è stata comunicata l'abolizione del visto di ingresso per i cittadini di Italia, Francia, Germania, Svizzera e Paesi Bassi.
Oggi il Lesotho è tra i paesi più poveri dell'Africa: la sua economia si basa su una ridotta attività di estrazione diamantifera e una agricoltura praticata con mezzi arretrati.
Le prime elezioni dopo l'indipendenza si sono tenute nell'aprile 2005. Nel novembre dello stesso anno il Lesotho è diventato il primo paese al mondo a fornire il test gratuito per il virus HIV ai propri cittadini. Anche il Primo ministro si è sottoposto al test in pubblico.

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