I Romani iniziarono l'invasione della Tripolitania (la regione di Tripoli) nel 106 a.C., che fu portata a termine da Giulio Cesare nel 64 a.C. La provincia romana era prospera e raggiunse l'apice della ricchezza nel II secolo d.C. Le tre città principali - Sabratha, Oea e Leptis Magna - producevano per l'Impero grano e olio e procuravano dall'Africa sub sahariana schiavi e merci esotiche.
Con il declino dell'Impero romano le tre città caddero in rovina, a causa anche all'azione distruttiva e alle razzie dei Vandali del V secolo. Quando nel VI secolo i Bizantini subentrarono nella regione, si cercò di far risorgere le tre città, che però ben presto furono totalmente abbandonate. L'unica città che continuò ad essere abitata fu Oea, l'odierna Tripoli.
L'invasione araba del VII secolo portò con sé l'islamismo, che si è diffuso e radicato, rimanendo ancora oggi la religione principale. Durante il dominio arabo, la cultura e l'architettura si svilupparono notevolmente; oggi ne rimangono parecchi esempi soprattutto nelle oasi meridionali. Nel XVI secolo gli Arabi furono sconfitti dai Turchi, che amministrarono la regione attraverso signori che pretendevano il pagamento del dazio da qualunque cristiano navigasse nel Mediterraneo.
Dopo le guerre napoleoniche, le potenze europee cominciarono a colonizzare il nord Africa e di conseguenza i Turchi tentarono di rafforzare il loro dominio in Libia, il loro ultimo possedimento dell'Africa mediterranea, che però fu conquistata dagli Italiani nella loro tardiva corsa alla colonizzazione. Gli anni della dominazione italiana ebbero effetti devastanti per la popolazione locale, che tra il 1911 e la fine della seconda guerra mondiale fu in gran parte esiliata o massacrata nell'intensa opera di italianizzazione forzata. Per di più durante le guerre in Libia, gli Italiani minarono il territorio in modo massiccio, tanto che ancora oggi rimangono bombe inesplose.
Nel secondo dopoguerra l'Italia dovette rinunciare alla Libia, che divenne così indipendente e fu regnata da re Idris, anziano capo Senussi della Cirenaica, la regione di Bengasi, al di fuori della quale il re non riscuoteva molti consensi. Aumentarono le tensioni sociali e politiche, alimentate in parte dal pan-arabismo che stava imperversando in molti paesi arabi. Il 1° settembre 1969 il re fu deposto con un colpo di stato, organizzato da un gruppo di ufficiali guidati dal ventisettenne colonnello Muammar Gheddafi. Subito dopo furono estromessi gli eserciti inglese e americano, che avevano occupato la Libia alla fine della guerra, e i 25.000 discendenti dei colonizzatori italiani.
Gheddafi s'impegnò subito a garantire una maggior equità nella distribuzione dell'enorme ricchezza proveniente dall'industria petrolifera e destinò miliardi di dollari allo sviluppo dell'agricoltura e alla costruzione di case, scuole, ospedali e strade. Negli anni Settanta Gheddafi scrisse il Libro Verde, che egli stesso definì l'unica alternativa al capitalismo e al comunismo. La sua rivoluzione ha portato alla nascita della Jamahiriya (che significa 'stato delle masse') e allo smantellamento dell'apparato statale, sostituito dai comitati popolari; ma la Libia è oggi, di fatto, una rigida dittatura militare.
Le risorse petrolifere, che al tempo di re Idris erano nelle mani delle potenze straniere, sono passate sotto il controllo diretto del governo. I miliardi ricavati dall'estrazione del petrolio sono stati in parte usati per la costruzione del Grande Fiume Artificiale, che porta l'acqua dalle riserve sotterranee del deserto alle zone costiere; questo progetto dovrebbe consentire alla Libia di essere autosufficiente nella produzione di cibo.
Negli anni Settanta e Ottanta la Libia ha adottato una politica anti-imperialistica e anti-occidentale, basata sul pan-arabismo e sull'appoggio dei movimenti di liberazione e di gruppi terroristici. A causa di questa politica il mondo occidentale ha progressivamente isolato la Libia dalla comunità internazionale. La reazione più violenta nei confronti dell'anti-imperialismo libico arrivò dagli Stati Uniti: nell'aprile 1986 durante un attacco aereo americano morirono in Libia decine di persone, fra le quali la figlia adottiva di Gheddafi.
In seguito al disastro aereo di Lockerbie del 1988, nel quale persero la vita le 259 persone a bordo dell'aereo Pan-Am, più undici persone a terra, la Libia fu ulteriormente isolata poiché fu accusata di aver messo le bombe a bordo; due libici furono segnalati come sospetti. Quando la Gran Bretagna e gli Stati Uniti chiesero di processare i due, Gheddafi rifiutò di collaborare e le Nazioni Unite attuarono l'embargo. Nel marzo 1988 il Tribunale Internazionale dell'Aia stabilì che il processo ai due sospetti non potesse essere di competenza degli Stati Uniti né della Gran Bretagna. Nel dicembre 1988 il governo libico acconsentì al processo all'Aia, che si celebrò secondo le leggi scozzesi. Rimaneva però aperta la questione del luogo di reclusione se i due sospetti fossero stati giudicati colpevoli; nel febbraio 1999 Gheddafi si dichiarò d'accordo alla reclusione in un carcere scozzese sotto osservazione dell'ONU, che a quel punto decise di sospendere le sanzioni internazionali.
Il potere di Gheddafi è tuttora un potere assoluto, anche se non mancano episodi di proteste o di disobbedienza civile. Egli è impegnato da tempo in un'operazione di maquillage internazionale. Dopo l'11 settembre 2001 collabora strettamente con i servizi segreti britannici per offrire il suo contributo contro il terrorismo sul fronte dell'intelligence. Nello stesso tempo non rivela quanti siano i terroristi attualmente detenuti in Libia, ma lascia intendere che essi saranno trattati al pari di quelli della base di Guantanamo.
Con la sospensione delle sanzioni dell'ONU, la Libia rafforza la sua posizione di primo esportatore di petrolio verso l'Europa. Parallelamente il paese sta attraendo investimenti stranieri per incrementare le voci della propria economia diversificate dal petrolio, quali l'agricoltura, il turismo, la pesca, l'estrazione di minerali e di gas naturale.
Con trentatre voti favorevoli, diciassette astensioni e solo tre pareri negativi, nel gennaio 2003 la Libia ha assunto la presidenza annuale della Commissione per i diritti umani.
L'11 settembre 2003, dopo aver concesso un cospicuo risarcimento alle famiglie delle vittime del Dc-10 francese esploso nei cieli del Niger, nel 1989, a causa di un attentato attribuito a sei agenti libici (condannati in contumacia da un tribunale francese), la Libia ha ottenuto la revoca delle sanzioni imposte nel 1992 dalle Nazioni Unite. Già in agosto il governo di Tripoli aveva ammesso, con una lettera inviata alla presidenza del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, le proprie responsabilità per la strage di Lockerbie, impegnandosi a risarcire le famiglie delle vittime, a garantire la collaborazione in eventuali inchieste future sulla strage e a rinunciare al terrorismo. Nel marzo 2004 Tripoli ha autorizzato gli ispettori dell'Agenzia Internazionale sull'Energia Atomica a visitare a sorpresa i propri impianti nucleari e ha rinunciato a vendere tecnologia missilistica a "stati canaglia" dopo aver già smesso nel dicembre 2003 di costruire armi di distruzione di massa. Gheddafi sta compiendo significativi passi in avanti sia verso gli USA sia verso la UE per completare la propria riabilitazione internazionale con l'obiettivo di collegare la Libia all'economia mondiale e attrarre investimenti stranieri. Evitando il collasso economico che potrebbe aizzare rivolte interne e l'inasprimento autarchico e isolazionista scelto dalla Corea del Nord. In Libia l'adesione a un partito politico è assimilata al tradimento e viene punita con l'incarcerazione.
Negli ultimi tempi, Gheddafi sembra aver abbandonato l'abito dell'ideologia antioccidentale. Il leader libico ritiene probabilmente che un ambiente internazionale più favorevole possa aiutarlo ad affrontare i problemi interni. Dopo due anni dallo storico annuncio, nell'estate del 2003, di voler indennizzare i famigliari delle vittime degli attentati di Lockerbie e del Niger (cosa che equivale ad un'ammissione di responsabilità) la Libia lavora per consolidare la propria economia.
Nel 2006 il governo statunitense ha eliminato la Libia dalla propria lista dei paesi che sponsorizzano il terrorismo. L'impressione era che la metamorfosi fosse completata. Per la prima volta dopo decenni gli abitanti della Libia sono ottimisti e convinti che il futuro gli appartenga.
Gli Stati Uniti hanno intenzione di riaprire la propria ambasciata a Tripoli, i grandi imprenditori occidentali scalpitano in attesa di succulenti contratti petroliferi e il governo ha promesso innovative riforme economiche che dovrebbero risollevare le sorti del paese. Insomma il lento risveglio continua!
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