Storia

La Macedonia antica, ovvero la terra da cui Alessandro Magno mosse alla conquista del mondo antico nel IV secolo a.C., è oggi quasi interamente compresa entro i confini della Grecia (come fanno puntualmente notare i greci stessi, mettendo in discussione l'impiego di tale nome da parte dell'attuale Macedonia). I romani sottomisero i greci della Macedonia attorno alla met à del II secolo a.C.; seicento anni pi ù tardi, con la scissione dell'impero, la regione divenne parte dell'impero romano d'Oriente retto da Costantinopoli. Nel VII secolo si stabilirono qui trib ù slave, modificando cos ì l'assetto etnico del territorio.
Nel IX secolo la regione fu conquistata dallo zar bulgaro Simeone e pi ù tardi, durante il regno dello zar Samuele, la Macedonia divenne il centro di un potente stato bulgaro. La sconfitta di Samuele da parte di Bisanzio nel 1014 diede inizio a un lungo periodo di instabilit à, durante il quale Bisanzio, la Bulgaria e la Serbia si contesero a fasi alterne l'egemonia sulla regione. In seguito alla rovinosa disfatta della Serbia a opera dei turchi nel 1389, la penisola balcanica fu annessa all'impero ottomano, il che produsse un'ulteriore trasformazione nella fisionomia culturale della Macedonia.
Nel 1878 la Russia sconfisse la Turchia, e la Macedonia fu ceduta alla Bulgaria con il Trattato di Santo Stefano, ma le potenze occidentali, temendo la formazione di un forte stato satellite della Russia nel cuore dei Balcani, costrinsero la Bulgaria a restituire la Macedonia alla Turchia. Nel 1893 gli irredentisti macedoni fondarono l'Organizzazione Rivoluzionaria Interna Macedone (ORIM), che combatteva per l'indipendenza dalla Turchia, e la cui azione culmin ò nella rivolta di Ilinden(maggio 1903), brutalmente soffocata tre mesi dopo. Il leader nazionalista Golce Delcev, bench É morto prima dell'insurrezione, divenne il simbolo del nazionalismo macedone.
La prima guerra balcanica, nel 1912, vide Grecia, Serbia e Bulgaria far fronte comune contro la Turchia. L'anno successivo, con la seconda guerra balcanica, Grecia e Serbia estromisero la Bulgaria spartendosi fra loro la Macedonia. Tale umiliante esito indusse per ò l'ORIM a continuare la sua battaglia, ora contro la Serbia monarchica; la risposta del governo in quel periodo insediato a Belgrado fu la messa al bando della lingua macedone e dello stesso nome di Macedonia. Durante la seconda guerra mondiale una componente dell'ORIM si schier ò a favore dell'occupazione bulgara della Macedonia, ma la maggior parte si un ì ai partigiani di Tito, il quale nel 1943 si impegn ò a riconoscere alla Macedonia post-bellica pieno statuto di repubblica all'interno della futura Iugoslavia. La prima grammatica della lingua macedone fu pubblicata nel 1952, e nello stesso periodo venne ammessa la formazione di una Chiesa ortodossa macedone indipendente. Le autorit à di Belgrado infatti, attraverso il riconoscimento del popolo macedone come gruppo etnico a s É, intendevano indebolire le rivendicazioni della Bulgaria sul territorio macedone.
L'8 settembre 1991 si tenne in Macedonia un referendum per l'indipendenza, con il 74% dei voti a favore; cos ì, nel gennaio del 1992 il paese dichiar ò la propria piena indipendenza dall'ex-Iugoslavia. Per una volta Belgrado cooper ò ordinando a tutte le forze federali presenti sul territorio di ritirarsi, e grazie alla separazione pacifica nessun collegamento stradale o ferroviario venne interrotto. Ciononostante nel 1993 fu inviato in Macedonia un contingente di circa un migliaio di truppe ONU, con il compito di sorvegliare il confine con la Iugoslavia, in particolare nella zona adiacente la turbolenta regione del Kosovo.
La Grecia si riserv ò di riconoscere ufficialmente il nuovo stato a condizione che quest'ultimo assumesse un diverso nome, con la motivazione che il nome Macedonia potesse implicare rivendicazioni territoriali sulla Grecia settentrionale. La preoccupazione della Grecia è che l'ufficializzazione di tale nome possa fornire alla Macedonia un'effettiva legittimazione ad annettersi i territori della Macedonia antica, oggi comprendenti una vasta porzione della Grecia. Le pressioni della diplomazia greca costrinsero la Macedonia ad assegnarsi l'assurdo titolo 'provvisorio' di Repubblica ex Iugoslava di Macedonia (Former Yugoslav Republic of Macedonia, abbreviato nell'acronimo FYROM) in cambio della sua ammissione alle Nazioni Unite, formalizzata nell'aprile del 1993.
Dopo due anni di esitazioni, e nonostante le forti obiezioni della Grecia, nel dicembre 1993 sei stati membri dell'Unione Europea stabilirono relazioni diplomatiche con la FYROM, riconosciuta nel febbraio 1994 anche dagli Stati Uniti. A questo punto la Grecia dichiar ò un embargo economico nei confronti della Macedonia e chiuse il porto di Salonicco ai suoi traffici commerciali. L'embargo fu revocato nel novembre 1995, dopo che la Macedonia ebbe sostituito la sua bandiera e accettato di entrare in trattative con la Grecia in merito alla questione del nome. All'indomani dei negoziati, il presidente macedone Kiro Gligorov fu quasi ucciso da un'autobomba. Da allora, a tutt'oggi non si è raggiunta una soluzione definitiva alla spinosa controversia.
Nonostante la relativa stabilit à della Macedonia dopo lo sfascio della Iugoslavia, forti tensioni si sono accese nel marzo 2001, quando i ribelli albanesi del sedicente Esercito di Liberazione Nazionale (UCK) si sono scontrati violentemente con le forze armate macedoni. L'UCK ha proclamato di combattere a favore dei diritti dei quattrocentomila albanesi che vivono nel paese, ma secondo il governo macedone gli estremisti sarebbero giunti solo di recente dal Kosovo, e con un disegno ben diverso: quello di raccogliere sostegno per una 'Grande Albania'. Sebbene la maggior parte dei combattimenti si sia concentrata nell'area settentrionale a ridosso del confine macedone con il Kosovo, si è temuto che le ostilit à potessero estendersi alla vicina capitale, Skopje, e scatenare le tensioni etniche in tutto il territorio nazionale.
Dopo sei mesi di scontri e di violenze, il 13 agosto 2001 è stata firmata la pace. L'UCK ha accettato di sciogliersi e disarmarsi, a patto che la popolazione albanese (che forma un terzo della popolazione del paese) potesse decidere in materia di lingua, polizia, istruzione e riconoscimento della religione islamica nella Costituzione, insieme alla separazione tra religioni e stato.
L 'invio di un contingente di 3500 uomini della NATO, nell 'ambito della missione Essential harvest (Raccolto essenziale), per sorvegliare l 'effettivo disarmo dei guerriglieri albanesi e il mantenimento della pace, ha reso possibili le elezioni politiche del settembre 2002, vinte dal socialdemocratico Branko Crvenkovski. Il nuovo governo, che è composto da una maggioranza mista macedone-albanese, ha avviato una decisiva battaglia contro il crimine e la corruzione, senza alcun tentativo di vendetta politica per far s ì che la Macedonia sia una vera societ à civile.
Dal 14 dicembre 2002 al 31 marzo 2003 si è svolta la missione della NATO in Macedonia, denominata Allied Harmony, che ha garantito la sicurezza nel paese, partecipando anche all'addestramento delle nuove forze armate macedoni. Da aprile in avanti la responsabilit à della sicurezza e della difesa nell'area balcanica è passata nelle mani dell'Unione Europea. La NATO continua comunque a garantire una propria rappresentanza civile e militare nel paese.
Con la firma della «Carta di partenariato dell'Adriatico », siglata dal segretario di stato americano Colin Powell a Tirana il 2 maggio 2003, si è concluso il negoziato tra Washington e le tre nazioni balcaniche rimaste escluse dall 'allargamento della NATO, definito a Praga il 21 novembre 2002. La «Carta » accompagner à Albania, Macedonia e Croazia verso l 'ammissione a pieno titolo nell'Alleanza Atlantica.
Attualmente sono proprio i paesi dell 'Est quelli pi ù solidali nell 'appoggiare gli Stati Uniti nella lotta al terrorismo globale. Dopo la Romania, infatti, l 'Albania ha sottoscritto un 'intesa bilaterale che esenta il personale militare americano dalla nuova Corte Penale Internazionale.
Il 13 ed il 27 marzo 2005 si sono svolte consultazioni elettorali che hanno confermato un clima politico teso. L'Alleanza Socialdemocratica di Macedonia (SDSM), la coalizione di governo, ha ottenuto la vittoria in 36 comuni, mentre il DUI (partito albanese filogovernativo) è risultato vincente nei comuni a maggioranza albanese, 11 su 84. Per l'OSCE e il Dipartimento di Stato americano, l'affluenza alle urne è stata insufficiente in un seggio su dieci. Le irregolarit à rilevate potrebbero compromettere il processo di integrazione nell'Unione Europea e nella NATO. Per aspirare a tali obiettivi, la Macedonia dovr à impegnarsi seriamente nella soluzione delle tensioni etniche interne.

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