Fatti

i viaggiatori di nazionalità italiana, così come quelli della maggior parte dei paesi, devono essere muniti di visto d'ingresso, che consente una permanenza di 30 giorni, e che è necessario richiedere prima della partenza, poichè non vengono rilasciati visti all'arrivo. Ai fini del rilascio occorre presentare, fra gli altri documenti, il passaporto che dovrà avere una validità residua di almeno sei mesi. Per maggiori informazioni sui tempi, costi e procedure di rilascio dei visti contattate la sezione consolare dell'Ambasciata del Mali in Italia (tel. 06 4425 4068; fax 06 4425 4029; amb.malirome@tiscalinet.it; Via Antonio Bosio 2, 00161 Roma).

Timezonela stessa del meridiano di Greenwich

220V, 50Hz

sistema metrico decimale

Il valore del CFA si basa dal primo gennaio 1999 su quello dell'euro. Il Mali è una meta relativamente economica dove si può vivere con soli US$10 al giorno, soggiornando però in camere squallide e poco sicure e cibandosi di brochette (spiedini) di carne di manzo acquistate presso le bancarelle. Se volete invece pernottare in camere confortevoli con aria condizionata e bagno e mangiare bistecche e chawarma, preventivate una spesa di US$30-40; gli alberghi di lusso in stile coloniale e i pasti a base di piccioni e pesce persico vi costeranno circa US$100 al giorno.
Numerose banche di Bamako cambiano la valuta estera, facendo però pagare una commissione elevatissima. Se provenite dal Burkina Faso, dal Niger o dal Senegal, vi consigliamo di cambiare la valuta prima di entrare in Mali perché in questi paesi la commissione bancaria è inferiore. Spesso in Mali le transazioni di denaro richiedono molto tempo, la pazienza di Giobbe e anche un po' di suppliche e lusinghe, specialmente se avete valute diverse dall'euro. È possibile ottenere anticipi di contante su carta di credito Visa a Bamako, ma non aspettatevi che sia un'operazione facile.
Come nella maggior parte dei paesi dell'Africa occidentale, nei migliori ristoranti del Mali è d'uso lasciare una mancia del 10%.

Il periodo migliore in assoluto per visitare il Mali è il mese di novembre, prima del caldo torrido che esplode a marzo e dopo la stagione delle piogge. Le escursioni sul Niger sono anch'esse fattibili a novembre poiché il livello del fiume è tale da consentire la navigazione ai battelli che trasportano i passeggeri, mentre in dicembre e gennaio l'acqua è molto bassa e le gite sul fiume si riducono spesso al trasbordo da un banco di sabbia all'altro, quando non vengono annullate del tutto. Novembre, però, è anche il periodo di massimo afflusso turistico, quindi, se preferite sacrificare qualche comodità a favore di un viaggio tranquillo, dovreste scegliere il mese di dicembre quando, tra l'altro, a Diafarabé ha luogo il passaggio del bestiame attraverso il fiume. In realtà, qualunque momento da ottobre a febbraio inoltrato è adatto al viaggio in Mali, mentre la stagione torrida tra marzo e maggio andrà bene esclusivamente per i masochisti.

L'evento più importante del calendario del Mali è il passaggio del bestiame a Diafarabé, che ha luogo ogni anno a dicembre secondo una tradizione di centosessant'anni fa: in questo periodo la cittadina si appresta a fronteggiare l'improvviso afflusso di pastori e armenti che convergono sulle sponde del fiume. È un momento di grandi feste e celebrazioni perché i pastori si riuniscono finalmente ad amici e familiari dopo aver trascorso mesi e mesi nel deserto. I capi e gli anziani si radunano prima del grande evento e dispongono la sequenza di attraversamento del fiume in base alle regole dettate dalla tradizione; il bestiame viene poi condotto sui prati dell'altra sponda, che sono sempre più verdi (in senso proverbiale e letterale).
I Dogon sono celebri per le loro maschere che, durante i cinque giorni di aprile in cui ha luogo la Fête des Masques, vengono sfoggiate in gran numero per compiere rituali millenari. Il rito più famoso è il Sigui, che si celebra soltanto una volta ogni sessant'anni ed è probabilmente connesso al calendario agricolo dei Dogon. Questo calendario ha uno strano risvolto mistico, poiché pare che si basi sui cicli orbitali di una stella nana bianca, invisibile a occhio nudo e scoperta soltanto negli anni '60 del XX secolo grazie a un potentissimo telescopio: eppure i Dogon la utilizzavano già da più di un millennio come indicatore stagionale.

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