Lo stile di vita mongolo è nomadico e profondamente legato a quello degli animali. L'urbanizzazione non è riuscita a scalfire le antiche tradizioni che continuano a sopravvivere nelle steppe. Persino nelle citt à, un gran numero di mongoli vive nella ger, una grande tenda di feltro bianco, facilmente trasportabile, con uno schema interno universale: l'ingresso si affaccia sempre verso sud; sul fondo, leggermente verso ovest, si trova il posto d'onore riservato agli ospiti; ugualmente in fondo c' è il khoimor, il posto degli anziani e delle propriet à pi ù apprezzate, l'altare di famiglia con immagini buddhiste, foto dei congiunti e borse da viaggio. Un abitante del luogo potr à spiegarvi le decine di regole tradizionali e religiose, nonch É le superstizioni e le usanze da adottare in un ger.
Il profondo rispetto che i mongoli nutrono da sempre per il buddhismo tibetano è testimoniato dai solidi e antichi rapporti che legano la Mongolia al Tibet. Quando il regime comunista sal ì al potere nel 1921, in Mongolia esistevano 110.000 lama (monaci) che vivevano in 700 monasteri. Agli inizi degli anni '30 migliaia di monaci furono arrestati e deportati nei campi di lavoro della Siberia, da cui non fecero mai ritorno. I monasteri furono chiusi e saccheggiati e tutte le cerimonie e culti religiosi dichiarati fuori legge. La libert à di culto è stata ripristinata solo nel 1990, e da allora c' è stato un massiccio ritorno alla fede buddhista e ad altri culti. I monasteri sono stati riaperti e persino qualche funzionario dell'ex partito comunista è stato nominato lama. I monasteri e i templi (s Üm) portano sempre nomi tibetani. Nelle regioni della Mongolia occidentale vive anche una consistente minoranza di musulmani sunniti, gran parte dei quali di etnia kazaca.
La pittura, la musica e la letteratura della Mongolia risente assai delle influenze del buddhismo tibetano e del carattere nomade della popolazione. Le danze tsam, eseguite per esorcizzare gli spiriti maligni, si basano sul nomadismo e sullo sciamanesimo. Messe al bando durante gli anni del regime comunista, oggi le danze stanno tornando a nuova vita. La musica tradizionale viene suonata con un'ampia gamma di strumenti e di stili vocali. Il canto mongolo chiamato khoomi, viene eseguito da voci maschili sapientemente impostate in modo da produrre corposi suoni armonici di gola e pi ù note in una stessa emissione. La musica e la danza mongole implicano sempre un certo grado di contorsionismo, un'antica tradizione mongola.
Il mongolo, la lingua ufficiale, è di ceppo uralo-altaico, di cui fanno parte anche il finnico, il turco, il kazaco, l'uzbeco e il coreano. Dal 1944, l'alfabeto utilizzato per la scrittura è il cirillico russo. Il paese possiede una letteratura molto ricca, ma gran parte dei capolavori mongoli sono pressoch É sconosciuti in occidente. Solo da pochi anni è stato tradotto il testo pi ù importante del patrimonio letterario mongolo: Mongol-un Nigucha Tobchiyan (La storia segreta dei mongoli), un inno ai gloriosi anni del passato.
Un antico detto mongolo recita pressappoco cos ì: "La colazione falla da solo, il pranzo condividilo con gli amici e la cena offrila ai nemici ". Per i mongoli, i pasti pi ù importanti e abbondanti sono la colazione e il pranzo, che in genere prevedono carne di montone lessa con abbondante grasso e farina accompagnata a volte da formaggi o riso. I kazachi della Mongolia occidentale variano la loro dieta con carne di cavallo. I mongoli sono grandi bevitori di t è: la bevanda pi ù diffusa è il s Ü Ütei tsai (t è salato). Gli uomini che si rifiutano di bere arkhi (vodka) sono considerati delle femminucce; i pastori preparano un originale distillato casereccio chiamato airag: si tratta di latte di cavalla fermentato con un contenuto alcolico pari al 3% circa. Molti mongoli procedono a un'ulteriore fermentazione della bevanda, ottenendo cos ì lo shimiin arkhi, che arriva a un contenuto alcolico di circa il 12%.
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