Storia

Sono poche le testimonianze che abbiamo sui popoli dell'Oceania, i quali arrivarono circa 50.000 anni fa dall'Asia sud-orientale e si insediarono nella parte occidentale del Pacifico; ma sappiamo che tra il 7000 e il 5000 a.C. altre ondate migratorie provenienti dal Sud-est asiatico introdussero nel territorio l'agricoltura e le attivit à legate alla fabbricazione di canoe e ceramiche. Di questi popoli rimangono tumuli funerari sulle Île des Pins e a Grande Terre, dove sono state trovate anche iscrizioni su pietra. Tra l'XI e il XVIII secolo le isole videro l'arrivo di altri popoli emigrati dalle odierne Polinesia e Samoa. Durante il tardo XVI secolo gli spagnoli cominciarono a girare attorno al Pacifico alla ricerca della mitica Terra Australis, e con il proliferare in Europa delle storie sul buon selvaggio e i paradisi del Pacifico, non ci volle tanto prima che arrivassero gli inglesi e i francesi.
Nel 1774 il capitano inglese James Cook avvist ò Grand Terre e la chiam ò Nuova Caledonia per la somiglianza del paesaggio con le colline della Scozia, che i romani avevano battezzato con il nome di Caledonia. Quattordici anni pi ù tardi Luigi XVI mand ò una spedizione comandata dal conte de La P èrouse, che fin ì dispersa in un ciclone al largo di Vanikolo, nelle isole Salomone. Tre anni pi ù tardi l'ammiraglio Bruny D'Entrecasteaux, mandato alla ricerca dei dispersi, impieg ò un mese intero, assieme ad alcuni dei suoi uomini, per attraversare a piedi la fascia settentrionale di Grande Terre. I primi stranieri a stabilirsi nel territorio per un periodo pi ù lungo furono i cacciatori di balene inglesi e americani, che nel 1840 misero in piedi una base per l'estrazione dell'olio di balena a Lifou, nelle Iles de Loyaut è. Con l'arrivo dei taglialegna, giunti fin qui per abbattere gli alberi di sandalo, crebbero le tensioni, come d'altra parte c'era d'aspettarsi visto che i cacciatori di balene e i taglialegna non rappresentavano di certo la crema della societ à europea. Nel 1853 Napoleone III, alla ricerca di una base militare strategica e preoccupato che gli inglesi potessero arrivare prima, prese possesso di Grande Terre, con il pretesto di proteggere delle missioni francesi. I francesi si stabilirono cos ì sul territorio e instaurarono un regime militare che dur ò fino alla fine del XIX secolo.
Con l'aumentare della presenza delle missioni francesi, le tradizioni locali cominciarono a scomparire e lo stile di vita dei primi abitanti dell'isola fu fortemente minacciato. La tratta degli schiavi, accompagnata dalla comparsa di malattie fino ad allora sconosciute, oppresse ulteriormente la popolazione. I francesi videro nel Pacifico un posto indicato per scaricare in massa i loro malfattori, e nel maggio del 1864 vi deportarono i primi detenuti. In molti casi si trattava di prigionieri politici della Comune di Parigi, ma altri erano dei semplici relitti della societ à o ladruncoli delle strade della metropoli, che presero a essere chiamati 'disgraziati in paradiso'. Fino al 1897, anno a partire dal quale la deportazione venne proibita, furono mandati 21.000 prigionieri. La scoperta del nichel e l'arrivo di nuovi colonizzatori dalla Francia esasperarono gli scontri razziali, dal momento che gli europei presero a invadere un'area sempre pi ù vasta del territorio. Nel 1878, una rivolta durata 7 mesi si concluse con la morte di 200 francesi e 1200 kanaky. La repressione che ne segu ì indebol ì ulteriormente la cultura kanaka.
I kanaky furono reclutati in gran numero durante entrambe le guerre mondiali, e nel corso della seconda guerra mondiale 40.000 membri delle forze armate americane ebbero la base in Nuova Caledonia. I kanaky che trovarono un impiego nelle basi americane per la prima volta ricevettero dei veri salari. Dopo la guerra, la colonia divenne Territorio d'Oltremare francese.
Nel dopoguerra i kanaky avanzarono rivendicazioni politiche, e il governatore di Mar É, Naisseline, prepar ò un 'disegno di legge a favore dei nativi' secondo il quale i kanaky, che avevano combattuto ed erano morti durante entrambe le guerre sotto la bandiera francese, dovevano poter godere degli stessi diritti dei cittadini francesi. Nel 1946 fu riconosciuta loro la cittadinanza francese; nel 1953 fu fondato il primo partito politico, l'Union Cal Édonienne, e nel 1957 venne riconosciuto a tutti i kanaky il diritto di voto. Negli anni '60, il boom del nichel port ò a un rapido sviluppo di
Noumea, accentuando sia le agitazioni dei kanaky per i diritti sulla terra, sia il desiderio dei caldoches (i discendenti dei prigionieri e dei coloni francesi) di una maggior indipendenza da un'amministrazione alquanto incerta. I primi studenti usciti dalle universit à della Francia tornarono in Nuova Caledonia alla fine degli anni '60, dopo aver assistito alla proteste studentesche di Parigi del 1968: la coscienza politica e la mobilitazione per l'indipendenza ricevettero cos ì un grande impulso.
L'indipendenza e la rivendicazione delle terre rappresentarono i due punti all'ordine del giorno nelle elezioni del 1977, ma a quell'epoca i kanaky erano divenuti una minoranza all'interno del loro stesso territorio. La svolta decisiva per il movimento indipendentista si ebbe nel 1984, dandi il via a due anni di disordini diffusi conosciuti come Les ...v ènements ('Gli Avvenimenti'). Disillusi dalle mancate promesse di riforma del Governo Socialista Francese, diversi partiti indipendentisti si unirono nel FLNKS (Front de Lib Ération National Kanak et Socialiste), guidato da Jean-Marie Tjibaou. Nel 1984, il FLNKS dichiar ò il boicottaggio delle elezioni locali per l'Assemblea territoriale: una serie di violenze scossero il paese, e, dopo l'uccisione di uno degli esponenti pi ù radicali del Fronte, le rivolte si allargarono a tutto il territorio. I francesi inviarono delle squadre di paracadutisti e dichiararono uno stato d'emergenza durato sei mesi.
Seguirono nuovi boicottaggi delle elezioni, e la capitale fu messa in ginocchio da un numero sempre crescente di bombe e assassinii. Pi ù tardi si giunse ad altri accordi: nel 1986 i francesi vennero alle strette con l'Australia e le Nazioni Unite, i quali avevano inserito la Nuova Caledonia nella loro lista di decolonizzazione, un passo molto importante per il movimento indipendentista. La Francia interpret ò questa mossa come un'intromissione nei propri affari interni, e cacci ò da Noumea il console generale australiano, adducendo a ragione di ci ò il suo presunto ruolo fondamentale nel processo. Nel 1989 Tjibaou fu assassinato da un gruppo separatista di kanaky convinto che nel 1988 il FLNKS li avesse traditi tentando di raggiungere un accordo per la pace. Le violenze andarono via via spegnendosi nel corso degli anni '90, e oggi termini come 'consenso' e 'negoziazione dell'indipendenza' sono parole molto diffuse tra i partiti dell'ala destra e i fronti indipendentisti.
L'Accordo di Noumea del 1998 ha creato una cittadinanza caledoniana e ha predisposto un'assemblea consultiva per gli affari economici e sociali, affiancata da un senato per le usanze del paese, quale trait d'union tra il governo e la comunit à kanaky. Prevede, inoltre, che alla fine di un periodo di transizione di dodici anni resteranno di competenza della Francia la giustizia, l'ordine pubblico, la valuta, la difesa e gli affari esteri. Tra il 2013 e il 2018 verr à indetto un referendum (ristretto tuttavia ai residenti da almeno vent'anni), affinch É la Nuova Caledonia assuma su di s É i pieni poteri e la totale indipendenza.
Il lungo intervallo tra la firma e il referendum è stato motivato dal timore di una possibile ripresa delle violenze al momento di deliberare sull'indipendenza, anche se è pi ù facile credere che la Francia veda nella Nuova Caledonia un bene economico e politico a cui non vuole rinunciare. La Nuova Caledonia è rappresentata nel Parlamento francese da due deputati e un senatore, mentre la Francia provvede con aiuti, pari al 20% del PIL della Nuova Caledonia, impiegati soprattutto per la salute, l'educazione e il servizio pubblico.

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