Storia Recente
L’ondata di ottimismo che aveva da sempre caratterizzato New York ha subito una brusca battuta d’arresto l’11 settembre 2001, quando due aerei di linea dirottati si sono schiantati sulle Twin Towers portando al crollo delle stesse e alla morte di migliaia di persone, nel peggior attacco terroristico mai scagliato in territorio statunitense. Sebbene profondamente scossa, New York ha tirato fuori il coraggio. La città ha ripreso la propria compostezza e normalità in tempi brevi, ricostruendo il quartiere finanziario e rimettendo in piedi la propria fiducia. I negozi e i ristoranti della zona hanno riaperto, i turisti hanno ripreso a visitare il quartiere e la ricostruzione per la rinascita di Ground Zero è in corso.
Storia Moderna
La nuova metropoli assorbì una seconda, enorme ondata di immigrati europei che sbarcarono a Ellis Island, nella baia di New York, e la popolazione urbana esplose demograficamente ancora una volta, passando da poco più di 3 milioni di abitanti nel 1900 a 7 milioni nel 1930. Durante questo periodo scomparvero i filobus trainati da cavalli, sostituiti da un vasto sistema di linee metropolitane e di treni sopraelevati (‘Els’) che si estese fino ai sobborghi esterni della città.
A mano a mano che la popolazione di immigrati acquisiva coscienza politica, le richieste di cambiamenti si fecero sempre più pressanti e nel periodo della Grande Depressione fu eletto sindaco Fiorello La Guardia (che aveva lavorato come interprete a Ellis Island ed era stato uno dei portavoce della protesta). Durante i suoi tre mandati il popolare ‘Little Flower’ (Piccolo Fiore) combatté la corruzione dei funzionari pubblici e ampliò il settore dei servizi sociali. Nel frattempo l’urbanista Robert Moses lavorava per rimodellare il paesaggio urbano per mezzo di opere pubbliche, grandi strade e importanti manifestazioni, come le Fiere Internazionali del 1939 e 1964. Purtroppo i suoi progetti (che comprendevano il Triborough Bridge, il Lincoln Center, diverse autostrade e imponenti quartieri residenziali) distrussero spesso interi quartieri, cacciandone gli abitanti.
New York emerse dalla seconda guerra mondiale fiera di sé e pronta a lanciarsi negli affari. Essendo una delle poche metropoli del mondo a non aver subito alcun danno dai combattimenti, sembrò il luogo ideale dove vivere. Questa prosperità non si limitava però al centro urbano: negli anni ‘50 le arterie di grande traffico resero facilmente accessibili i sobborghi e centinaia di migliaia di newyorkesi iniziarono a utilizzarle per trasferirsi definitivamente in periferia. Ma non era solo il comprensibile desiderio di migliorare le loro condizioni di vita a condurli altrove: molti bianchi, infatti, lasciarono i loro quartieri di origine perché si erano ‘degradati’, un modo appena gentile per dire che afroamericani e portoricani erano riusciti a ritagliarsi un loro spazio nella città.
Mentre i politici erano incerti sul da farsi e cercavano di destreggiarsi tra i vari fronti su cui erano schierati gli elettori, la città ha iniziò letteralmente a traslocare. Studi televisivi, industrie e persino la mitica squadra di baseball dei Brooklyn Dodgers si trasferirono sulla West Coast, insieme alla squadra rivale dei New York Giants, e, come la maggior parte del paese, anche New York guardò a occidente per gli orientamenti culturali; infine, anche le società per azioni cominciarono ad abbandonare la città poiché ormai le innovazioni nella tecnologia delle comunicazioni consentivano loro di gestire gli affari da qualunque sede. Negli anni ‘70 l’economia di New York rischiò la bancarotta, scongiurata soltanto grazie a massicci trasferimenti di fondi da parte della federazione.
Durante gli anni di Reagan, New York ritrovò in parte la sua spavalderia grazie ai miliardi guadagnati da Wall St. Ed Koch, pittoresco sindaco per tre mandati, sembrò incarnare la capacità, tipica dei newyorkesi, di affascinare e irritare allo stesso tempo. Nel 1989, però, Koch fu sconfitto alle elezioni primarie democratiche da David Dinkins, che divenne così il primo sindaco americano di colore. Dinkins, vera e propria macchina politica dei democratici, fu giustamente criticato per essersi limitato a presiedere l’amministrazione di una città che aveva invece urgente bisogno di riforme, nonostante i suoi provvedimenti per aumentare la presenza della polizia nelle strade riuscissero effettivamente a contenere la criminalità. Dinkins fu sconfitto per pochi voti, nel 1993, dal moderato repubblicano Rudolph Giuliani, che nel 1997 vinse trionfalmente il suo secondo mandato grazie alla significativa diminuzione della delinquenza e alla debolezza dei suoi oppositori democratici. Per la prima volta dopo vari decenni, la città prese in considerazione colossali (e assolutamente necessari) progetti per migliorare le sue infrastrutture, come un nuovo tunnel ferroviario sotto il fiume Hudson. Nel frattempo, Times Square fu trasformata alla fine del millennio da quartiere a luci rosse dominato dal crimine e dalla droga, quale era stato negli anni ‘60 e ‘70, in un’attrazione turistica degna di un parco dei divertimenti disneyano. La città diventò più sicura e ricca, ma non senza il verificarsi di alcuni aspetti negativi: il divario tra i ricchi e poveri è aumentato, e il miscuglio di culture che contribuiva a rendere Manhattan un luogo unico al mondo iniziò un vero e proprio esodo di massa verso le periferie.
Stroria ante 20mo Secolo
La zona oggi nota come New York City è stata occupata dai nativi americani per più di 11.000 anni prima che Giovanni da Verrazzano, un fiorentino incaricato dai francesi di esplorare la costa nord-orientale dell’America, raggiungesse la baia di New York nel 1524. La regione, tuttavia, continuò a vivere tranquilla fino all’arrivo dell’esploratore inglese Henry Hudson, capitato da queste parti nel 1609 mentre era alla ricerca del Passaggio a Nord-Ovest. ‘Questa terra è talmente splendida che c’è da augurarsi di potervi posare il piede’, scrisse Hudson reclamandone il possesso per conto della Compagnia Olandese delle Indie Orientali.
Nel 1625 i coloni olandesi avevano avviato il commercio delle pellicce con gli
indigeni ed erano aumentati di numero grazie all’arrivo di un nuovo
gruppo, insediatosi in quella che diventerà New Amsterdam e che in seguito
sarà sede di una grande colonia chiamata New Netherland. Gli abitanti di
New Amsterdam erano stati allettati a lasciare l’Europa dalle promesse di
un clima temperato e di una terra ricca di risorse, ma i rigidi inverni americani
mieterono molte vittime. Secondo gli storici, Peter Minuit, direttore della
Compagnia Olandese delle Indie Orientali, acquistò l’isola dalle
tribù locali in cambio di una quantità di beni corrispondenti a 60
fiorini; ma pare che tali merci valessero molto di più dei
Dopo vari passaggi di mano tra l’Inghilterra e i Paesi Bassi, New Amsterdam divenne la colonia inglese di New York intorno al 1670. Nonostante gli abitanti avessero iniziato a coltivare i terreni del New Jersey e di Long Island, New York rimase una minuscola cittadina portuale che si estendeva, infatti, su un territorio corrispondente alla zona oggi compresa tra Wall St e la punta meridionale di Manhattan. Verso il 1730 cominciò a diffondersi il malcontento nei confronti dell’Inghilterra, e trent’anni più tardi il Comune di New York - che aveva sede dove si trova tuttora il municipio cittadino - divenne il fulcro della protesta anti-britannica. Nonostante i sentimenti dei newyorkesi, tuttavia, le truppe di re Giorgio III riuscirono a mantenere il controllo della città per buona parte della guerra e si ritirarono soltanto nel 1783, due anni dopo la fine del conflitto.
Quando George Washington prestò giuramento come presidente della nuova repubblica dal balcone della Federal Hall di Wall St, nel 1789, New York era già un animatissimo porto con 33.000 abitanti, ma restava tuttavia meno importante di Philadelphia, capitale culturale del paese. Il nuovo Congresso abbandonò la città l’anno seguente, preferendole il Distretto di Columbia: Thomas Jefferson affermerà in seguito che New York era una ‘cloaca di tutte le depravazioni della natura umana’.
New York esplose a livello demografico nei primi decenni dell’Ottocento
quando la sua popolazione passò dai 65.000 abitanti del 1800 ai 250.000 del
1820. Durante la Guerra Civile la città fornì numerosi volontari
alla causa dell’Unione ma, mentre il conflitto si protraeva, molti dei
cittadini più poveri di New York si ribellarono, soprattutto quando venne
introdotta la coscrizione obbligatoria. Nell’estate del 1863 gli immigrati
irlandesi diedero il via ai cosiddetti ‘disordini per la leva’,
protestando contro il provvedimento che consentiva ai ricchi di evitare di prestare
servizio nell’esercito pagando
La seconda metà del secolo fu un periodo prospero per la popolazione di New York, che crebbe di numero grazie all’immigrazione europea, e per gli uomini d’affari, avvantaggiati dallo scarso controllo sull’industria e dal mercato azionario della cosiddetta ‘epoca d’oro’. Questi ultimi costruirono grandi palazzi nella ‘fila dei milionari’ in Lower Fifth Ave, e lungo Broadway, da City Hall a Union Square, furono costruiti i primi ‘grattacieli’ - per accogliere i centri direzionali delle nuove società.
La popolazione, intanto, era più che raddoppiata dai 500.000 abitanti del 1850 a oltre 1.100.000 nel 1880 e si andava quindi sviluppando l’interesse per i beni immobili. Il fatto che la popolazione stesse ormai superando i confini urbani portò a un fenomeno di fusione con i quartieri periferici, che erano in competizione per accogliere nuovi residenti dal centro. Nel 1898 gli abitanti dei sobborghi indipendenti di Queens, Staten Island, Bronx e Brooklyn (privo di risorse finanziarie) votarono per diventare ‘distretti amministrativi’ (borough) di New York City.
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