Storia

Il primo impero della zona che si possa identificare fu quello di Kanem-Bornu, che fiorì tra il X e il XIII secolo e ricomparve brevemente nel XVI secolo. In questo periodo le tribù hausa si trasferirono dalla Nigeria al Niger, ben presto seguite dai djerma, discendenti dei songhaï. I sultani di queste tribù costruirono gli imperi commerciando in oro e schiavi. Il Niger fu considerata provincia di proprietà esclusiva dei sultani fino al 1898, anno in cui i francesi iniziarono la conquista del paese. Alla fine del XIX secolo, la siccità fece innalzare il prezzo del sale che venne smerciato alla pari con l'oro, e il Niger ne ebbe grandi benefici.
Verso la fine degli anni '50, quando l'ideologia stessa della colonizzazione cominciò a essere condannata, de Gaulle concesse ai paesi dell'Africa occidentale il palliativo dell'autogoverno, seppure all'interno di un'unione francese, o l'indipendenza immediata. Egli era pienamente consapevole del fatto che l'indipendenza avrebbe significato il disastro economico per quelle nazioni sostenute da infrastrutture di proprietà francese. Il Niger scelse l'autogoverno; tuttavia il governo dovette fronteggiare due anni di lotta fra opposte fazioni che culminarono nella piena indipendenza, ottenuta nel 1960. Hamani Diori fu eletto presidente con voto unanime e, mantenendo stretti rapporti con la Francia, rimase al potere fino alla grande siccità che colpì il Sahel fra il 1973 e 1974, della quale probabilmente il Niger patì le conseguenze più gravi. Nelle case di diversi ministri di Diori furono scoperte ingenti scorte alimentari; poco dopo il tenente colonnello Senyi Kountché rovesciò il regime di Diori con un sanguinoso colpo di stato e diede al paese un governo militare nel quale egli rivestiva la carica di presidente.
Kountché fu anche molto fortunato. Nel 1968, infatti, erano stati scoperti alcuni giacimenti di uranio nell'estrema zona nord-orientale del paese, che divenne così il quinto maggior produttore del mondo non socialista. Tra il 1974 e il 1979 il prezzo mondiale dell'uranio quintuplicò: l'ingente flusso di denaro accese un'improvvisa illusione di benessere, si fecero grandi sogni, si costruirono palazzi, anche se in verità soltanto gli imprenditori e gli arrivisti banchettavano a caviale e champagne, mentre i poveri restavano tali e quali. Il sogno crollò negli anni '80, quando le entrate provenienti dall'uranio precipitarono e il boom edilizio si esaurì: allora tutto il sistema imprenditoriale, che si basava su favoritismi alimentati dalle tangenti, ebbe un tracollo e le strade cominciarono a pullulare di ex imprenditori e affaristi falliti alla ricerca di pochi spiccioli.

Grazie alla sua fama di presidente onesto, Kountché riuscì a reggere allo scontento derivato da questa situazione, riuscì a scampare a un colpo di stato (nel 1983). Quando morì, nel 1987, era ancora in carica. Fu sostituito dal successore che egli stesso aveva scelto, il colonnello Ali Saïbou, che promise più democrazia e più benessere, anche se di fatto poi non realizzò alcuna riforma sostanziale. Nel 1990 le città furono paralizzate da dimostrazioni studentesche di massa e scioperi dei lavoratori, ma ancor più estenuanti per il governo furono le agitazioni dei ribelli tuareg che si concentrarono nelle campagne circostanti Agadez. Sentendosi minacciati nel proprio stile di vita tradizionale a causa della siccità, della desertificazione e dell'urbanizzazione, dapprima i tuareg avviarono un negoziato con Saïbou in cambio di aiuti economici e misure che tutelassero la cultura del deserto, e poi, di fronte all'inadempienza del governo, nel 1990 sferrarono un violento attacco al posto di polizia di Tchin Tabaraden (la Valle delle Fanciulle), nel Niger nord-orientale, portando il Niger all'attenzione internazionale. La repressione fu terribile e oltre 600 persone furono uccise. La guerriglia dei tuareg, il banditismo, i violenti scontri e una diffusa situazione di illegalità continuarono per per oltre un anno.
Nel 1991 fu redatta una nuova costituzione che favoriva il pluralismo politico. Saïbou dovette lasciare la carica di presidente e venne creato un governo di transizione guidato da André Saifou. Nel 1993 Mohamane Ousmane divenne presidente. Nelle zone abitate dai tuareg continuarono i disordini, nonostante i tentativi del nuovo governo di raggiungere una soluzione pacifica. Diversi gruppi di tuareg giudicarono inaffidabile il nuovo governo, ritennero che i negoziati non avrebbero portato alcun beneficio e proseguirono la lotta armata. Ma nel 1995 fu stipulato un cessate-il-fuoco fra lo stato e alcuni gruppi tuareg ribelli, accordo al quale poi aderirono anche altri gruppi più duri. Nel 1996 Ibrahim Baré Mainassara rovesciò Ousmane con un colpo di stato, la costituzione fu sospesa, il parlamento venne sciolto e i partiti politici vietati. In seguito Mainassara reintrodusse la costituzione e nel mese di luglio si svolsero altre elezioni presidenziali. Le vinse Mainassara, con evidenti brogli; vi furono scioperi di massa degli operai, irrequietezza politica, banditismo, povertà diffusa, mentre la rivolta dei tuareg proseguiva.
La politica nigerina toccò l'apice della slealtà quando, nell'aprile del 1999, il presidente Ibrahim Baré Mainassara fu assassinato dalla sua stessa guardia del corpo, Daouda Malam Wanke, evento che il primo ministro qualificò bonariamente come un 'increscioso incidente'. Poco dopo Daouda Malam Wanke assunse la presidenza e formò un governo provvisorio. Reagendo a questo brutale espediente politico, i francesi minacciarono di cessare gli aiuti concordati se il Niger non avesse cambiato rotta e non si fosse sforzato di usare il voto al posto delle armi. Wanke avviò una transizione verso la democrazia e le nuove elezioni si svolsero pacificamente tra l'ottobre e il novembre del 1999. Mamadou Tandja le vinse con oltre il 59% dei voti, con l'appoggio degli 83 membri dell'Assemblée Nationale (tra i quali vi era soltanto una donna), e creò una coalizione di maggioranza insieme ai sostenitori dell'ex presidente Ousmane.
Il problema della siccità e della malnutrizione, con scorte di cereali al limite dell'esaurimento sono particolarmente gravi nella zona di Zinder. Per fronteggiare questa situazione estremamente insicura tra il 15 maggio e il 15 giugno 2001 il World Food Programme ha distribuito 430 tonnellate di miglio a più di 7000 bambini in età scolare e alle loro famiglie. I poveri tuareg ricevono però solo una piccola parte degli aiuti economici che vengono loro promessi, e questo spiega l'instabilità e la disperata povertà che affliggono il Niger. Ogni anno, infatti, migliaia di africani del Niger si mettono in viaggio verso la Libia nell'illusione di trovare un lavoro o anche di entrare clandestinamente in Europa. Ma nella maggior parte dei casi quel che li attende, durante l'attraversamento del deserto, è la morte; anche se di queste tragedie, spesso, le autorità libiche non danno notizia.
Il 25 aprile 2003 il paese ha festeggiato otto anni di pace, frutto del primo accordo siglato il 24 aprile 1995 con i tuareg ribellatisi nel nord del Sahel. Le trattative che hanno reso possibile una pace duratura erano proseguite ad Algeri il 28 novembre 1997, rafforzate da un ulteriore accordo sottoscritto a N'Djamena il 21 agosto 1998. L'anniversario della firma dell'accordo del 1995 è divenuto una giornata di festa, chiamata Journée de la Concorde, durante la quale in ogni parte del paese viene espressa in tutta la sua molteplicità la diversità culturale del Niger, nata dalla mescolanza di più popoli e culture.
Il governo attuale sembra procedere in modo moderato da un regime militare ad una gestione democratica del paese. Tuttavia, disordini tra gruppi di studenti e di soldati continuano ad essere una minaccia per la pace, mentre la situazione economica resta grave.
L'indice del PIL, negativo dal 1990, una pesante dipendenza dalle importazioni, la diminuzione delle terre coltivabili e la caduta del prezzo dell'uranio hanno contribuito a impoverire il Niger. Più del 60% della popolazione vive con meno di 1 US$ al giorno e ancora nel 2002 il Niger era al penultimo posto nell'indice di sviluppo delle Nazioni Unite. E' auspicabile che i prestiti della Banca Mondiale e il sostegno dell'IMF (International Monetary Fund), con la riduzione del debito che grava sul paese, contribuiscano a migliorare la situazione. Dopo la rielezione del governo di Mamadou, avvenuta nel dicembre scorso, alcuni problemi destano ancora preoccupazione e allarme, primo tra tutti quello della eliminazione della schiavitù, un crimine contro l'umanità ancora perpetrato in Niger. A questo quadro, vanno aggiunte le proteste per l'aumento dell'imposte sui generi alimentari e di prima necessità, che stavano mettendo in difficoltà il governo di Niamey.
Attualmente la situazione politica non è delle più rosee: in vista delle elezioni legislative del prossimo 20 ottobre, non si esclude la possibilità di sporadiche manifestazioni, nella Capitale Niamey e negli altri centri urbani del Paese e gruppi terroristici minacciano il nord del paese. Inoltre una recente ricerca dell'ONU ha definito il Niger il peggior paese al mondo in cui vivere, in base a speranza di vita, reddito pro capite, etc. Ovviamente il governo nigerino ha smentito le informazioni fornite dall'ONU e pretende una correzione dei dati.

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