Storia

Nello Swaziland orientale gli archeologi hanno scoperto resti umani risalenti a 110.000 anni fa, ma la popolazione swazi è arrivata in queste zone relativamente da poco tempo. Nel corso della grande migrazione bantu nell'Africa meridionale, un clan nguni che scendeva verso la costa orientale si insedi ò nei pressi della moderna Maputo, in Mozambico. Infine la famiglia Dlamini fond ò qui una dinastia, ma verso la met à del XVIII secolo le pressioni da parte di altri clan costrinsero un re Dlamini, Ngwane III, a condurre il suo popolo a sud, nell'odierno Swaziland meridionale, nei pressi del Pongola River. Oggi gli swazi considerano Ngwane III il loro primo re.
Sotto pressione degli zulu, il re successivo, Sobhuza I, si ritir ò nell'Ezulwini Valley, che rimane anche ai nostri giorni il centro della regalit à e dei rituali swazi. Il re che ascese al trono in seguito, re Mswazi, fu un grande guerriero e un acuto diplomatico e riusc ì ad arricchirsi e a rendere sicura e ben affermata la nazione swazi entro il 1868.
Gli zulu si scontrarono frequentemente con gli inglesi e i boeri, i quali se da una parte alleviarono le pressioni sugli swazi, dall'altra crearono altri problemi. Lo Swaziland attraeva una folla eterogenea di grandi cacciatori bianchi, mercanti volubili, ferventi missionari e allevatori affamati di terre in cui far pascolare il loro bestiame. La terra del paese fu assicurata agli europei mediante la stipulazione di contratti d'affitto, ma nel 1877 gli inglesi decisero di gestire la zona a modo proprio e se ne impadronirono. La Swaziland Convention del 1881 garant ì l'indipendenza della nazione sulla carta, ma i suoi confini vennero notevolmente ridotti, mentre 'indipendenza' si dimostr ò essere soltanto una parola. In pratica, gli inglesi e i boeri perseguirono i propri interessi con risultati piuttosto confusi e, dopo la Guerra boera, lo Swaziland entr ò a far parte della lunga lista di paesi amministrati da Londra.
Nel XX secolo la propriet à della terra divent ò un fattore di minaccia per la sopravvivenza della cultura swazi, dato che i re swazi erano considerati dai sudditi i custodi del regno. Con un'ampia parte del regno in mani straniere, re Labotsibeni incoraggi ò gli swazi a riprendersi indietro la terra, e molti emigrarono in Sudafrica per guadagnare soldi lavorando nelle miniere. La terra ritorn ò gradualmente al regno, sia perch É acquistata direttamente dagli swazi, sia perch É restituita dal governo britannico; al momento dell'indipendenza del 1968 circa i due terzi del regno si trovavano nuovamente sotto il controllo swazi. Il governo britannico, durato per 66 anni, fu rovesciato pacificamente, e molte strade di Mbabane mantennero persino il loro nome coloniale, forse per indicare il buon ricordo che l'amministrazione coloniale aveva lasciato dietro di s É.
Lo Swaziland eredit ò una costituzione per gran parte elaborata dagli inglesi, e nel 1973 re Sobhuza II la sospese sulla base del fatto che non rispecchiava la cultura swazi. Quattro anni pi ù tardi il parlamento redasse una nuova costituzione che investiva il re di tutti i poteri. A Sobhuza successe nel 1986 re Mswati, che continua ancora oggi a mantenere il potere e a rappresentare la tradizione. Egli governa il paese con l'aiuto di un Consiglio dei Ministri, un piccolo gruppo di consiglieri. Nel paese ci sono pochi segni di dissenso, e la maggior parte degli swazi sembra essere impegnata a mantenere le proprie tradizioni malgrado le spinte verso la modernizzazione provenienti dall'esterno.
I partiti di opposizione rimangono illegali, anche se nel 1995 l'Assemblea Nazionale e le case del vice primo ministro e del vice rettore dell'Universit à dello Swaziland furono bruciate nel corso di rivolte studentesche. In seguito a uno sciopero generale tenutosi pochi mesi dopo in quello stesso anno, ci fu un indebolimento del potere pressoch É totale del re, e nel 1997 i capi di Mozambico e Sudafrica hanno tenuto dei colloqui con il re il cui tema principale era proprio il processo di democratizzazione dello Swaziland.
Da allora il re Mswati da un lato e le forze democratiche dall'altro sono entrati in un circolo vizioso in cui vige il rendersi la pariglia, cercando di primeggiare senza scrupoli; le federazioni dei sindacati, impavide e in numero sempre crescente, hanno organizzato scioperi e imposto divieti all'importazione e all'esportazione. La reazione del governo è stata quella di proibire le riunioni sindacali e di reintrodurre la legge della detenzione di 60 giorni; per contro, i partiti democratici si sono rifiutati di riconoscere la 'Legge sull'Ordine Pubblico', che proibisce di fare propaganda di partito all'interno del regno e impone di richiedere alla polizia il permesso di riunione. A sua volta, il portavoce del re ha rifiutato di fare dichiarazioni su un rapporto 'promosso' dalle Nazioni Unite circa la costituzione del paese.
L'Aids costituisce una seria minaccia per lo Swaziland. Nel 2000, quando delle ricerche hanno stimato che negli ultimi due anni i malati erano stati 120.000 e i morti 50.000, il re Mswati ha ordinato ai suoi uomini di seguire il suo esempio e quello delle sue sette mogli e di sottoporsi al test dell'HIV.
Nel 2002 il paese è stato colpito dalla carestia, dopo due anni di siccit à ed errate misure di programmazione economica e in particolare dell'agricoltura. Il governo è stato pesantemente criticato per aver speso 50 milioni di dollari (un quarto del bilancio pubblico) per l'acquisto di un jet per il re, nonostante la carestia.
Nel febbraio 2004, Re Mswati III ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale, a causa della grave siccit à che ha colpito il paese e delle gravi perdite inferte dall 'AIDS. Il nuovo primo ministro, Themba Dlamini, nominato in novembre, deve affrontare una pesante situazione di crisi.

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