Il padre della letteratura turkmena è il poeta e pensatore Fragi Makhtumkuli (1770-1840), le cui parole godono di più rispetto persino di quelle del Corano. Nato in una zona sud-occidentale del Turkmenistan che ora fa parte dell'Iran, Makhtumkuli fu una figura alquanto tragica. Costretto in un matrimonio senz'amore, perse i suoi due giovani figli a causa di una malattia e successivamente non solo l'intero corpus delle sue opere venne confiscato dai Persiani ma, mentre egli stesso era testimone, il cammello su cui i suoi preziosi manoscritti erano stati caricati perse l'equilibrio e cadde in un fiume che lo trascinò via. Nella sua produzione letteraria Makhtumkuli respinse le forme classiche a favore della semplice saggezza ed una schiettezza di linguaggio che contribuirono enormemente alla sua popolarità tra i bardi girovaghi. Tale fu la sua influenza che la letteratura turkmena diventò un compendio di semplici copisti. Tra quelli che riuscirono a uscire dall'ombra del grande scriba, i più noti sono gli scrittori del XIX secolo Kemine, le cui rime satiriche criticavano aspramente i circoli regnanti, e Molapenes, autore di popolari poemi lirici.
Per i nomadi Turkmeni l'unico pezzo d'arredamento degno d'essere posseduto era un tappeto o del filato. Facilmente trasportabili, i tappeti non solamente servivano per coprire il pavimento, ma anche come rivestimento per la yurta (una tenda), fornendo una forma di isolamento molto decorativa. Gli artigiani tessili Turkmeni si sono piuttosto commercializzati durante gli ultimi cento anni: la maggior parte dei tappeti 'Bukhara', così chiamati perché erano venduti (non fatti) soprattutto a Bukhara, sono fatti dai Turkmeni. Oggigiorno l'elegante Museo del Tappeto di Ashghabat o il mercato di Tolkuchka sono buoni posti per ammirare questi tappeti per lo più rossi e geometrici, ma sempre belli.
Sebbene il Turkmenistan sia una nazione prevalentemente musulmana sunnita, la religione non è imposta con rigore o accanimento. Secolari fedeltà tribali sono importanti almeno tanto quanto l'Islam; persino il più cittadino dei Turkmeni mantiene la lealtà verso la sua tribù, mentre nelle regioni più remote la struttura tribale domina a tal punto che ognuna è facilmente distinguibile dal dialetto, lo stile degli abiti e dei gioielli e i motivi intessuti nei tappeti. Di tutte le popolazioni centro-asiatiche i Turkmeni sono quella che ha mantenuto i vestiti più tradizionali. Anche se minacciati da tute da ginnastica e giacche in poliestere, è ancora comune vedere uomini con pantaloni blu sformati infilati dentro pesanti stivali alti fino alle ginocchia, una camicia bianca sotto ad una giacca di seta pesante a righe rosse e oro, per finire con un cappello di lana ispida. Le donne sono meno appariscenti e indossano pesanti vestiti di seta color castano e rosso scuro che, lunghi fino alle caviglie, nascondono pantaloni a righe con lustrini. I capelli di una donna sono sempre raccolti dietro e nascosti da un fazzoletto o una sciarpa.
Sorprendentemente per un paese che è per la maggior parte deserto incoltivabile, alcuni dei più interessanti piatti turkmeni sono vegetariani. Nei mercati sono comuni paste alle verdure e frittelle di farina di granturco. Latte, yogurt, zuppa con fagioli, oppure con farina di grano e zucca, o riso, possono costituire un pasto. I Turkmeni preparano anche un saporito 'plov' (pilaf) senza carne con frutta secca. La stagnazione economica e politica ha avuto un forte effetto sull'industria alimentare del Turkmenistan. I ristoranti sono rari e le porzioni generalmente misere.
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