Storia

L'Uganda del XIV secolo era divisa in regni indigeni: il Buganda, il Bunyoro, il Toro, l'Ankole e il Busoga. Nel corso dei secoli successivi il Buganda consolid ò il suo potere dando vita a un regno forte che prevalse sugli altri. Le varie trib ù poterono sviluppare indisturbate le loro gerarchie, perch É il paese rimase inesplorato praticamente fino al XIX secolo. Nonostante l'eccedenza di derrate dovuta all'estrema fertilit à del terreno, non esistevano traffici commerciali con la costa orientale africana. Fu solo intorno alla met à del XIX secolo che furono avviate relazioni commerciali con arabi ed esploratori europei - questi ultimi in cerca di avorio e schiavi.
Dopo la Conferenza di Berlino del 1890, che stabil ì le varie sfere d'influenza dei paesi europei in Africa, l'Uganda, il Kenya e le isole di Zanzibar e Pemba divennero protettorati britannici. Gli amministratori coloniali introdussero il caff è e il cotone come colture commerciali e adottarono una politica di governo indiretto, lasciando una considerevole autonomia ai regni tradizionali e favorendo l'assegnazione di incarichi amministrativi a membri della trib ù buganda. Alcune migliaia di capi di questo gruppo ricevettero enormi tenute dagli inglesi sulle quali costruirono le loro fortune. Altri popoli, esclusi dal settore amministrativo e da quello commerciale, anche questo interamente dominato dai buganda, furono costretti a cercare altri modi di esercitare la loro influenza. Gli acholi e i lango, per esempio, si distinsero in ambito militare. In questo modo venivano gi à poste le basi dei conflitti intertribali che avrebbero sconvolto l'Uganda dopo l'indipendenza.
Verso la met à degli anni '50 un insegnante lango, Milton Obote, riusc ì a formare una precaria coalizione che port ò il paese all'indipendenza nel 1962, promettendo al Buganda la concessione di un regime di autonomia. Non era proprio il periodo pi ù favorevole per affrontare un cambiamento di tale portata: nel vicino Sudan meridionale, nella Repubblica Democratica del Congo e in Ruanda erano in corso delle guerre civili e migliaia di profughi si riversavano nel paese. Inoltre fu subito chiaro che Obote non aveva alcuna intenzione di dividere il potere con il kabaka (il re buganda). Obote ag ì tempestivamente facendo arrestare diversi ministri di gabinetto e ordinando al capo di stato maggiore dell'esercito, Idi Amin, di attaccare il palazzo del kabaka. Obote divenne presidente, la monarchia baganda fu abolita e inizi ò l'ascesa al potere di Idi Amin. Dopo questi eventi la situazione cominci ò a degenerare. Obote riscrisse la costituzione per concentrare tutti i poteri nelle sue mani e diede il via a un processo di nazionalizzazione che port ò all'espropriazione, senza alcun indennizzo, di beni esteri per un valore di US$500 milioni. Nel 1969 Amin si trov ò coinvolto in uno scandalo finanziario e reag ì agli attacchi della stampa con un colpo di stato. Obote fugg ì. Ebbe cos ì inizio il primo regno del terrore.
Tutte le attivit à politiche furono sospese e l'esercito ricevette l'ordine di sparare a vista su tutti i presunti oppositori del regime. Si stima che negli otto anni successivi circa 300.000 ugandesi fossero massacrati, spesso in modo orrendo. I principali obiettivi di Amin erano i membri delle trib ù lango e acholi, la classe dei professionisti e la comunit à asiatica del paese che contava 70.000 individui. Nel 1972 gli asiatici - molti dei quali giunti da altre colonie inglesi per lavorare nelle piantagioni e presenti in Uganda gi à dal 1912 - ricevettero l'ultimatum di lasciare il paese entro 90 giorni portando con s É soltanto gli abiti che indossavano.
Nel frattempo l'economia attraversava una profonda crisi, le infrastrutture si sgretolavano e l'abbondante fauna del paese veniva sterminata a colpi di mitraglia dai soldati per ottenere carne, avorio e pelli, una situazione che si ripercosse negativamente anche sull'industria turistica. Il flusso di profughi che attraversava i confini divenne una vera e propria marea inarrestabile. L'inflazione raggiunse il 1000% e verso la fine del regime il tesoro era talmente privo di fondi che non era pi ù neppure in grado di pagare i soldati. Minacciato da un esercito irrequieto e diviso dalle tensioni intertribali, Amin fu costretto a cercare un diversivo e, stupidamente, scelse la guerra con la Tanzania. I tanzaniani travolsero l'esercito ugandese invadendone il territorio. Amin fugg ì in Libia. Gli oltre 12.000 tanzaniani rimasti in Uganda con il pretesto di contribuire alla ricostruzione del paese e di mantenere la legge e l'ordine si rivalsero sulla popolazione.
Nel 1980 il governo pass ò nelle mani di una commissione militare che indisse le elezioni presidenziali per quello stesso anno. Obote torn ò dalla Tanzania, dove era in esilio e, accolto con entusiasmo in molte zone del paese, stravinse le elezioni spudoratamente pilotate. Come Amin, anche Obote tendeva a favorire determinate trib ù rispetto ad altre. Un gran numero di funzionari governativi e comandanti militari e di polizia appartenenti alle trib ù meridionali furono sostituiti da sostenitori di Obote delle trib ù del nord e le prigioni cominciarono nuovamente a riempirsi. Presto iniziarono a trapelare resoconti di atrocit à e uccisioni e furono scoperte diverse fosse comuni. Intorno alla met à del 1985 Obote fu destituito in seguito a un colpo di stato guidato da Tito Okello.
Intanto, a partire dal 1980, nell'Uganda occidentale era nato un esercito di guerriglieri contrario al governo di Obote, guidato da Yoweri Museveni, che durante la dittatura di Amin aveva vissuto in esilio in Tanzania. Da uno sparuto gruppo iniziale di 27 membri l'esercito divenne una forza di circa 20.000 uomini, molti dei quali adolescenti rimasti orfani. Sebbene inizialmente godessero dell'appoggio di pochi, all'epoca dell'estromissione di Obote a opera di Okello i guerriglieri dell'NRA (National Resistance Army, Esercito di resistenza nazionale) controllavano un'ampia zona del paese. L'NRA continu ò a combattere il governo costituito e nel gennaio del 1986 fu evidente che i giorni di Okello erano contati. L'NRA lanci ò l'offensiva finale e conquist ò la capitale.
Esponente del sud, il presidente Museveni intraprese una politica di smilitarizzazione e repressione della guerriglia nel nord del paese e tent ò una riconciliazione nazionale con concessioni alle istanze del Buganda. Nel frattempo quasi 300.000 profughi ugandesi rientrarono dal Sudan. L'economia si rimise in piedi e aiuti e investimenti hanno ricominciarono ad affluire nel paese. Museveni vinse le elezioni democratiche 'senza partiti' tenutesi nel 1994 e poi nuovamente nel 1996 e nel 2001. Alla fine degli anni '90 Museveni dovette affrontare l'opposizione di varie fazioni ribelli antigovernative che operano nel nord del paese, in particolare lo stravagante gruppo cristiano chiamato Lord's Resistance Army (Esercito di resistenza del Signore), appoggiato dal governo islamico del Sudan, e il West Nile Bank Front (Fronte della sponda destra del Nilo) guidato da un ex ministro di Amin.

Nel 2002 la Repubblica Democratica del Congo ha firmato due storici accordi. Il 30 luglio a Kampala (in Uganda), ha sottoscritto la cessazione delle ostilit à con il Ruanda e l 'avvio del processo di pace. Nel secondo accordo, firmato il 2 agosto a Luanda (in Angola), la RDC e l 'Uganda hanno stabilito di riaprire e di normalizzare le reciproche relazioni diplomatiche.

Il 6 settembre 2002, circa 1800 soldati ugandesi hanno iniziato il ritiro delle truppe di stanza nelle zone nord e nord-est della Repubblica Democratica del Congo, ad eccezione della zona di Bunia, dove rimangono per assicurare, nell 'ambito di una collaborazione con la MONUC (Missione della Nazioni Unite nella RDC), la sicurezza della citt à e della popolazione. Circa 1200 soldati ugandesi hanno gi à lasciato Beni (nel nord del Kivu) e 632 si sono ritirati da Gbadolite (nella provincia dell 'Equatore). La MONUC ha l 'incarico di censire ufficialmente i militari ugandesi ancora presenti sul territorio congolese.
L'Uganda è uno dei paesi pi ù colpiti dall'AIDS e le stime parlano di circa 1,5 milioni di ugandesi contagiati; in alcuni villaggi una persona su quattro è infettata dal virus.

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