Storia

Alcune isole sono abitate da migliaia di anni e altre sono ancora oggi disabitate. Il primo insediamento conosciuto fu sull'isola Malo, dov'è sono state portate alla luce terrecotte di almeno 4000 anni fa. Le culture preistoriche di Vanuatu furono tormentate dalle guerre tribali. La vita spirituale delle tribù attribuiva tutte le sfortune naturali e umane alla stregoneria, e si organizzavano generosi riti per placare le divinità. Sull'isola Eretoka, al largo della costa di Efate, è stata portata alla luce l'elaborata camera mortuaria di un nobile sepolto nel 1265 d.C., in cui sono stati rintracciati segni evidenti di sacrifici umani.
Lo spagnolo Pedro Fernandez de Quiros mise per la prima volta gli occhi sulle isole nel 1606, chiamando la prima Nuestra Señora de Australia del Espirtu Santo, nota oggi semplicemente come Santo. Il suo alto obiettivo era di fondare una Nuova Gerusalemme nel Pacifico sulle rive di un fiume che chiamò Giordano. Ma le popolazioni locali non volevano essere salvati e impedirono i vari tentativi di sbarco degli spagnoli. De Quiros vagabondò nel Pacifico, credendo che il suo fallimento avesse condannato gli ignari ni-vanuatu a bruciare per l'eternità. Fra i successivi esploratori, spagnoli, portoghesi e francesi, ci fu Louis Antoine de Bougainville, che scrisse di essere stato "trasportato nel giardino dell'Eden". Il capitano inglese James Cook fu forse meno entusiasta nel 1774 quando scrisse che il metodo tradizionale di preparazione della kava "è tanto semplice quanto disgustoso".
La storia più recente di Vanuatu è fatta di un gran numero di preti, volgari schiavisti e goffi burocrati coloniali. Alle calcagna degli esploratori arrivarono i cacciatori di balene, i raccoglitori di legno di sandalo e i missionari per raccogliere anime. Gli europei portarono epidemie di influenza e morbillo, malattie veneree e il mercato degli schiavi, e la popolazione di alcune isole, soprattutto al nord, non si è mai ripresa. Gli inglesi e i francesi, spesso in guerra fra di loro nel XIX secolo, coabitarono con molto disagio nelle Nuove Ebridi, come era conosciuto l'arcipelago fino all'indipendenza, e diedero vita probabilmente all'amministrazione coloniale più strana che il mondo abbia mai visto. Nemici dichiarati, stabilirono alla fine un mandato congiunto con un protocollo Anglo-Francese (il "Condominio" a cui ci si riferisce ogni tanto come "Pandemonium") stabilendo pari influenza per entrambi i poteri.
La più grande sofferenza inflitta agli isolani fu sicuramente la tratta degli schiavi, pratica perseguita fino ai primi anni del ventesimo secolo. Migliaia di ni-vanuatu vennero convinti o rapiti per lavorare nelle piantagioni di zucchero e cotone del Queensland e delle Fiji, e molti non tornarono più. La seconda guerra mondiale portò un massiccio afflusso di personale militare americano a Efate e Santo, che diventarono basi cruciali della guerra del Pacifico. Il paese fu invaso dal costume e dai dollari americani e molti ni-vanuatu guadagnarono vere paghe per la prima volta nella loro vita. Inoltre gli isolani osservarono i neri americani beneficiare dei beni e dei lussi permessi ai bianchi, e questo non ebbe un ruolo da poco nel loro desiderio di indipendenza.
Nei tardi anni '60 il movimento Nagriamel cominciò ad attirare migliaia di persone, in maggioranza nelle isole settentrionali. Il suo leader era il presidente Moses (Jimmy Tupou Patuntun Stevens), che si limitò inizialmente a richiedere i diritti per la "boscaglia scura", la terra che gli europei non avevano mai reclamato o su cui non si erano mai stabiliti. Nagriamel divenne sempre più politicizzato e, nel 1971, fece una petizione alle Nazioni Unite per un "atto di libera scelta" a proposito dell'indipendenza dell'arcipelago. L'Inghilterra e la Francia concordavano che sotto le leggi del Condominio nessuno dei due avrebbe potuto ritirarsi senza l'altro, e ciò divenne un motivo per l'inattività. Furono alla fine trascinati alla riforma costituzionale nel 1974-75, e, siccome gli isolani si agitavano per ottenere più diritti, concessero le elezioni. I burocrati del Condominio si erano resi conto della vergogna del colonialismo nel mondo moderno.
L'indipendenza fu raggiunta nel 1980: le truppe anglo-francesi non poterono fermare la violenza e le razzie che ebbero luogo anche nelle città più grandi, e il governo locale alla fine chiamò le truppe da Papua Nuova Guinea per riportare l'ordine e dichiarare l'indipendenza il 30 luglio 1980. Gli anni '90 furono anni di instabilità politica. Nel 1996 fu ostacolato un piano da parte dei paramilitari della Vanuatu Mobile Force per rovesciare il governo e instaurare la legge marziale. Quello stesso anno furono diffuse accuse di frodi alle maggiori banche da parte dei membri del governo di Carlot Korman, e la continua instabilità politica portò una flessione dell'economia e una diminuzione degli investimenti stranieri, nonostante il costante flusso di capitale straniero grazie allo stato di paradiso fiscale del paese. Nel febbraio del 1997 il governo firmò un accordo con la Banca di Sviluppo Asiatico per ristrutturare in modo significativo l'economia con fondi di investimenti privati.
Nel novembre 1997 il presidente di Vanuatu, Jean-Marie Leye, sciolse il parlamento e indisse nuove elezioni. Nonostante le elezioni del marzo 1998 e un nuovo governo, ci fu un nuovo cambio alla fine del 1999. Più o meno nello stesso periodo Vanuatu fu colpita da un terremoto e da una mareggiata che causarono ingenti danni nell'isola di Pentecoste.
Le ultime elezioni si sono svolte nel 2004 e l'attuale presidente Kalkot Matas Kelekele è stato eletto per sostituire il predecessore dichiarato dalla corte non in grado di esercitare la sua carica.

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