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Storia

Storia Recente
Per la provincia di Parma sono ormai finiti i tempi in cui le forme di parmigiano erano accettate come moneta di scambio, ma la produzione del Parmagiano Reggiano e del prosciutto di Parma (il migliore prosciutto italiano) è ancora una voce determinante delle esportazioni regionali. La ricca tradizione agricola di Parma ha dato origine a una fiorente industria: le multinazionali Barilla e Parmalat sono ancora una presenza forte in città. A buon titolo Parma è diventata nel 2004 la sede permanente dell’European Food Safety Authority (EFSA), una’agenzia dell’Unione europea che si occupa di sicurezza alimentare. I duchi di Parma sono stati deposti da un pezzo, ma la loro eredità è ancora visibile nello splendore architettonico che continua ad affascinare i visitatori, e nelle opere lasciate da alcuni dei più grandi artisti italiani.

Storia Moderna
L’Italia era diventata uno stato, ma non una grande famiglia felice. Le lotte politiche tra destra e sinistra diedero inizio a una fase turbolenta. A Parma i sindacati erano forti e a metà del 1890 la città fu paralizzata da uno sciopero generale che durò 36 giorni. Il Parma FC - la grande squadra di calcio che negli anni ‘90 ha vinto due volte la coppa UEFA - fu fondato nel 1913. Nel 1923 fu costruito uno stadio da 29.000 posti, lo Stadio Comunale Ennio Tardini. La società calcistica, chiamata all’inizio ‘Verdi Football Club’ in onore del grande musicista, arrivò rapidamente in serie A. Il fascismo intanto era in ascesa. La prima guerra mondiale aveva causato moltissimi morti fra i soldati, e negli anni di instabilità del dopoguerra gli squadristi di Benito Mussolini, detti anche ‘Camicie Nere’, fecero della Pianura padana la loro roccaforte. Con le loro incursioni contro i lavoratori in sciopero e contro il movimento socialista, le Camicie Nere cominciarono a occupare tutte le posizioni strategiche in Italia ben prima della Marcia su Roma. Nel 1922 i cittadini di Parma si opposero ai fascisti con forza, anche se per poco. Quando Italo Balbo tentò di condurre le Camicie Nere nel quartiere dell’Oltretorrente, si scontrò con la resistenza della popolazione coordinata dagli Arditi del Popolo, che eressero le barricate per strada riuscendo a respingere l’aggressione. Parma fu l’unica città dell’Emilia Romagna a resistere e il suo coraggioso esempio è considerato il primo caso di lotta antifascista in Italia. Occupata dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, Parma subì i pesanti bombardamenti degli alleati. La stazione ferroviaria e le zone circostanti furono colpite, e un palazzo seicentesco fu distrutto dalle bombe. La città fu liberata dall’esercito alleato nell’aprile del 1945. Nel dopoguerra, Parma e il suo fertile territorio continuarono a prosperare. Nel 1961 il giovane Callisto Tanzi fondò nella vicina Collecchio una piccola fabbrica conserviera, la Parmalat, destinata a diventare una multinazionale.

Stroria ante 20mo Secolo
Parma era già un importante crocevia intorno al 183 a.C. La Via Emilia che ancora oggi attraversa la città da ovest a est era la principale arteria di traffico della colonia romana che si insediò qui al posto degli Etruschi. In seguito gli Unni, i Goti, i Longobardi e i Franchi impressero il loro marchio su questa fertile regione: un marchio che talvolta non fu altro che saccheggio e distruzione. Parma fiorì nel medioevo come tappa del pellegrinaggio a Roma dotandosi di castelli, foresterie e locande. Nel 1064 fu fondata l’università di Parma, una delle più antiche del mondo. La città prosperava grazie alla sua posizione geografica e lottava sempre più spesso con i vicini per controllare il traffico sul fiume Po. Nel secolo XI Parma si alleò con il Sacro Romano Impero contro il papato e generò anche due antipapi. Nei secoli successivi i conflitti interni spinsero la città sotto il dominio dei Visconti, degli Sforza, dei Francesi e infine del papa. I Farnese furono duchi di Parma per conto del papato dal 1545 al 1748, quando la città passò ai Borboni che la annessero ai loro possedimenti. Filippo di Borbone, figlio di Filippo V di Spagna, e sua moglie Luisa Elisabetta, figlia del re di Francia Luigi XV, avviarono un periodo di pace e di intensa attività culturale. Dopo la parentesi napoleonica (1801-14), un’altra potente dinastia europea, quella degli Asburgo, controllò per breve tempo Parma. Dopo la battaglia di Waterloo, Napoleone fu mandato in esilio mentre a Maria Luigia d’Austria della dinastia degli Asburgo, sua seconda moglie ed ex imperatrice di Francia, fu affidato il ducato di Parma, Piacenza e Guastalla. Maria Luigia governò con buon senso e moderazione fino al ritorno dei Borboni (1847), promuovendo opere pubbliche e potenziando le vie di comunicazione. I Borboni cercarono di risollevare le sorti dell’università di Parma, che era molto decaduta. In questo periodo Giuseppe Verdi compose le sue opere più importanti, ma la situazione politica era molto instabile e sfociò infine nelle lotte che si conclusero con l’unità d’Italia (1861). Inglobata nell’Emilia-Romagna (con la potente Bologna come capitale), Parma perse la sua indipendenza. Declassata ed eclissata, la città entrò in crisi, ma poco a poco ritrovò il suo ruolo nella regione. L’industria fu un fattore potente di ripresa: la Barilla, multinazionale della pasta con sede a Parma, fu fondata nel 1877, e verso la fine del secolo la provincia circostante riconquistò la sua importanza nel settore manifatturiero.

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