Storia Recente
Piacenza ha mantenuto le promesse implicite nella sua storia, e oggi è un prospero
centro industriale che produce di tutto, dai trattori ai bottoni. La città si è
estesa ben oltre i confini del centro, ma il suo nucleo di origine romana, con le
strade che si incontrano ad angolo retto e gli edifici antichi che spaziano dal
medioevo al barocco, è ancora incantevole.
Un altro retaggio del passato a cui i Piacentini non sanno rinunciare è la passione
per la bella vita. Tutta l’Emilia-Romana è famosa per la gastronomia e i
divertimenti, ma Piacenza è imbattibile in questo campo.
Non paga di aver fatto rivivere il carnevale, la città organizza eventi in
continuazione: nella primavera del 2007 si è tenuto il quarto festival di jazz.
Storia Moderna All’inizio del Novecento Piacenza, con la sua nuova ferrovia, era pronta a diventare un importante centro agricolo e industriale. I Piacentini parteciparono alle due guerre mondiali con lo stesso slancio con cui avevano aderito alle lotte risorgimentali. Piacenza perse 600 soldati durante la prima guerra mondiale e 4000 nella seconda. Negli anni dell’occupazione tedesca la città fu duramente bombardata dagli alleati: la ferrovia, un importante ponte ferroviario e la città vecchia furono colpiti dalle bombe. La lotta dei partigiani locali contro il fascismo e il nazismo fu riconosciuta dal presidente della Repubblica Scalfaro nel 1996 con il conferimento alla città di una medaglia d’oro al valor militare. Meno efficace fu la lotta degli abitanti per preservare il loro dialetto, il piacentino, un idioma molto diverso dall’italiano e imparentato con altri dialetti di origine francese o spagnola. Anche se è ancora parlato da alcune persone del posto e preservato in forma scritta da un manipolo di scrittori, il suo uso è inesorabilmente declinato dopo gli anni ‘50.
Stroria ante 20mo Secolo
I primi coloni di Piacenza non lasciarono quasi tracce; gli Etruschi invece
lasciarono il Fegato di Piacenza, un oggetto in bronzo a forma di fegato di
ovino. Ritrovato nei pressi della città nel 1877, il reperto è suddiviso in varie
parti che corrispondono ad altrettante divinità. Il fegato degli ovini era usato per
le divinazioni degli aruspici, e questo modellino era forse un sussidio per la
memoria.
Nel 218 i Romani fondarono Piacenza come avamposto militare, con la tipica struttura
ortogonale. Nata nel periodo della spedizione di Annibale in Italia (che diede
origine alla leggenda secondo cui i contadini del posto adottarono un elefante
ferito), Piacenza resistette alle invasioni e si sviluppò come porto commerciale sul
fiume Po. Situata sulla Via Emilia, la città aveva ampie possibilità di vendere i
suoi prodotti: cereali e lana.
La posizione favorevole alimentò la prosperità di Piacenza in tempo di pace, ma la
rese anche una preda appetibile per gli invasori. Dopo il crollo di Roma fu
conquistata dai Goti, dai Bizantini e dai Longobardi.
Nel IX secolo, dopo essere stata conquistata dai Franchi, Piacenza rifiorì grazie
alla vicinanza della Via Francigena, il grande itinerario di pellegrinaggio che
collegava l’Europa nordoccidentale a Roma. Nel marzo 1095 ospitò il Concilio di
Piacenza, durante il quale il papa Urbano II proclamò la prima crociata in Terra
Santa. Piacenza brulicava di artigiani, mercanti e pellegrini, e nel XII secolo era
un comune ricco e indipendente. Insieme ad altri comuni dell’Italia settentrionale
si schierò contro Federico Barbarossa, e conquistò territori e vie di transito
sottraendoli ai vicini più deboli.
Lo splendore del palazzo comunale e della cattedrale di Piacenza sembrano indicare
una ricchezza conquistata con facilità, ma le lotte intestine per il controllo del
potere erano feroci. Piacenza passò di mano in mano finché, nel 1545, papa Paolo III
non la aggregò a Parma in un ducato retto dalla sua famiglia: i Farnese.
Piacenza rimase a lungo sotto i Farnese, e talvolta furono tempi duri. Il crudele
Ranuccio I (1592-1622) fece uccidere un centinaio di persone sospettate di
tradimento, e suo figlio Odoardo (1622-46) fu un tiranno ancora peggiore. Le sue
sfortunate campagne militari resero la città vulnerabile, infestata di banditi e di
truppe mercenarie. La carestia uccise 6000 abitanti su 30.000, e altri 13.000
morirono a causa della peste.
I Borboni subentrarono nel 1731 e contesero la città a un’altra potente dinastia
europea: gli Asburgo. Escludendo la parentesi napoleonica (1802-1814), Piacenza fu
nelle mani dei Borboni o degli Asburgo fino al secolo XIX inoltrato. Il periodo
migliore fu forse quello sotto Maria Luigia d’Austria, l’ultima duchessa degli
Asburgo. Sotto il suo governo pragmatico e illuminato furono costruiti ponti e si
avviarono bonifiche dei terreni.
Malgrado il buon senso di Maria Luigia, i Piacentini volevano l’unità d’Italia. Nel
1848 gli abitanti votarono per l’annessione al Regno di Sardegna e si unirono alla
spedizione di Giuseppe Garibaldi.
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