Storia

Storia Recente

In seguito la Iugoslavia è stata riammessa nelle Nazioni Unite, mentre si avviavano le indagini sui crimini di guerra e venivano alla luce le atrocità perpetrate in Kosovo. La Repubblica Federale di Iugoslavia è stata sciolta ufficialmente il 4 febbraio 2003 con la fondazione degli stati di Serbia e Montenegro, ed è stata inoltre fissata per tre anni dopo la votazione sull'indipendenza del Montenegro (2006).

Il futuro della nuova unione di stati è entrato nuovamente in crisi a causa dei disordini conseguenti all'assassinio del primo ministro serbo Zoran Djindic nel marzo 2003, in seguito al quale sono stati arrestati alcuni membri di associazioni criminali legate a Milosevic. L'instabilità politica ha continuato ad affliggere la repubblica del Montenegro. Nel marzo del 2004, il primo tribunale di guerra serbo iniziò a processare sei serbi in relazione all'eccidio di Vukovar (1991). Nel giugno dello stesso anno, Boris Tadic, capo del Partito Democratico, ha assunto la presidenza, promettendo di avviare la Serbia verso l'ingresso nell'Unione Europea.

Con il referendum del 21 maggio 2006 gli abitanti del Montenegro hanno scelto la strada dell'indipendenza dalla Serbia.

Nel settembre del 2006 la Serbia ha introdotto la bozza di una nuova costituzione, approvata dal parlamento, e affermato che per il Kosovo non esistono prospettive indipendentiste. L'incertezza permane, anche perché è previsto che la nuova costituzione debba essere approvata attraverso un referendum.

Storia Moderna

Nella gara ad accaparrarsi i territori dell'ormai decadente impero ottomano, il regno serbo seppe farsi avanti con decisione. Durante la prima guerra dei Balcani (1912) i serbi si unirono alla Lega Balcanica, che comprendeva inoltre la Grecia, la Bulgaria e il Montenegro, per liberare la Macedonia dalla Turchia. Ebbe così inizio una disputa relativa alla Macedonia e durante la seconda guerra dei Balcani (1913) la Bulgaria si trovò ad affrontare le truppe serbe e greche; venne sconfitta, e i serbi acquisirono una vasta fetta della Macedonia settentrionale e centrale, oltre alla regione del Kosovo, mentre l'Albania diventava uno stato indipendente.

L'assassinio dell'arciduca austriaco Francesco Ferdinando a Sarajevo, per mano di uno studente bosniaco di nome Gavrilo Princip facente parte di un'organizzazione irredentista che aveva la sua base operativa in Serbia ed era in un certo senso tollerata dal governo di quel paese, offrì l'alibi per l'invasione austro-ungarica della Serbia, che provocò lo scoppio della prima guerra mondiale. La Serbia assunse così un ruolo dominante nella Lega delle Nazioni, mentre la Croazia e la Slovenia rischiavano di perdere dei territori a favore degli italiani, dopo essersi alleate con gli austriaci. Scegliendo la soluzione meno dannosa, la Croazia e la Slovenia si unirono nel 1918 al Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni, nel tentativo promosso dalle potenze europee di formare un unico stato di tutti gli slavi meridionali. Tale stato comprendeva il Montenegro, la Bosnia-Erzegovina e le regioni di Vojvodina e Macedonia, e il suo nome fu cambiato in Iugoslavia nel 1929, un provvedimento che non riuscì però a nascondere le divisioni etniche che già si stavano delineando nella nuova entità territoriale.

Nel 1941 la Iugoslavia si arruolò con la Triplice Alleanza fascista, allettata dalla Germania che le promise un pezzetto di Grecia. La popolazione iugoslava non si lasciò impressionare: rovesciò l'allora reggente e uscì dall'alleanza. Hitler però invase il paese, suddividendolo in varie parti, che distribuì a Germania, Italia, Ungheria e Bulgaria. Centinaia di migliaia di serbi, ebrei, albanesi e gitani furono massacrati dal nuovo regime fantoccio croato.

La Iugoslavia riconquistò la propria indipendenza dopo la seconda guerra mondiale, grazie agli immensi sforzi compiuti dai suoi partigiani, e nel 1945 salì al potere il Partito Comunista, capeggiato da Josip Tito. Alla Bosnia-Erzegovina, al Montenegro e alla Macedonia venne concesso lo status di repubbliche, la monarchia venne abolita e la Iugoslavia diventò una repubblica federale. Durante la sua presidenza, Tito adottò una buona strategia con le superpotenze, rimanendo indipendente e non allineato né con l'Occidente né con l'Unione Sovietica stalinista. Quando morì, nel 1980, la presidenza passò a un collettivo di nove membri eletti che si succedevano alla carica in rotazione; non si trattava certo di una delle più efficaci modalità di governo. Nel 1987 Slobodan Milosevic, che era salito al potere sulla scia di una retorica nazionalista serba, giunse al suo turno in carica. La sua visione della 'grande Serbia' atterrì i residenti di Slovenia e Croazia, che dichiararono la loro indipendenza nel giugno del 1991.

Milosevic non avrebbe tollerato nessun dissenso: l'esercito federale fu mandato in Slovenia, mentre l'Unione Europea si affrettava a introdurre sanzioni con l'intento di scongiurare una guerra civile. Nell'arco di un mese le truppe furono richiamate dalla Slovenia, ma in Croazia si erano accesi dei focolai di guerriglia che causarono migliaia di morti prima dell'intervento di mediazione da parte della Nazioni Unite con la richiesta di un cessate il fuoco nel gennaio del 1992. L'Unione Europea riconobbe l'indipendenza della Croazia e della Slovenia, dopo di che anche la Macedonia e la Bosnia-Erzegovina richiesero lo stesso riconoscimento.

Il 27 aprile 1992, Serbia e Montenegro si autonominarono Repubblica Federale di Iugoslavia. Anche se tutte le truppe iugoslave erano state richiamate dalla Bosnia, l'80% dei componenti serbo-bosniaci dell'esercito federale vi rimase, e la guerra continuò. Nel maggio del 1992 il Consiglio di Sicurezza dell'ONU approvò un ampio pacchetto di sanzioni nei confronti della Iugoslavia e navi da guerra vennero inviate nel Mare Adriatico con la funzione di assicurare che l'embargo fosse rispettato. Entro fine del 1996 era stato sottoscritto il trattato di pace tra la Iugoslavia e la Croazia, e la Bosnia era stata suddivisa tra serbi e croati-musulmani. Decine di migliaia di persone erano morte, lo splendido paesaggio e le città storiche del paese erano ridotte in pezzi, e l'industria turistica era stata annientata.

Nel 1998 lo stato iugoslavo era ormai al tramonto, in seguito ai disordini scoppiati nella provincia autonoma del Kosovo, e anche le province a maggioranza albanese iniziarono a ribellarsi chiedendo l'indipendenza dopo che Milosevic aveva loro revocato l'autonomia. L'esercito federale rispose con brutalità ai disordini, uccidendo centinaia di persone e costringendo alla fuga migliaia di altre. Nel timore che potesse crearsi un'altra situazione simile a quella già verificatasi in Bosnia, Stati Uniti, Inghilterra, Russia, Germania, Francia e Italia introdussero un nuovo embargo degli armamenti nei confronti della Iugoslavia, ma con scarsi risultati perché la repressione serba continuò mentre l'Esercito di Liberazione del Kosovo reagiva con violenza, e all'inizio del 1999 le bombe della NATO iniziarono a cadere su Belgrado. Nel giugno del 1999 fu siglato un fragile trattato di pace tra la Iugoslavia e la NATO.

Nel luglio del 2000 Milosevic cambiò le norme che regolamentavano le elezioni presidenziali, credendo che la popolazione (anziché il parlamento) lo avrebbe votato per un altro mandato di quattro anni. Invece, le elezioni del 24 settembre furono vinte dall'alleanza dell'opposizione con il 55% dei voti. La commissione elettorale nazionale si rifiutò di accettare tale risultato e chiese un secondo ballottaggio, scatenando violente proteste a Belgrado e scioperi in tutta la Serbia. Le elezioni furono annullate il 4 ottobre e nuove consultazioni programmate per il 2001.

Il 5 ottobre 2000, gente proveniente da tutta la Serbia si radunò a Belgrado chiedendo le dimissioni di Milosevic; ci furono scontri tra la polizia e i manifestanti e il parlamento fu preso d'assalto; infine, dopo 12 ore di proteste di massa, Vojislav Kostunica si rivolse a mezzo milione di persone davanti al municipio di Belgrado in qualità di nuovo presidente.

Stroria ante 20mo Secolo

I primi abitanti della Iugoslavia furono gli illiri, ai quali seguirono i celti nel IV secolo a.C. e i romani 100 anni più tardi. A metà del VI secolo d.C., le tribù di slavi attraversarono il Danubio e occuparono buona parte della Penisola Balcanica. Nel 1217 il regno serbo, che includeva la maggior parte dell'Albania e la parte settentrionale della Grecia, rivendicò la propria indipendenza dall'impero bizantino, ma nel 1389 l'impero ottomano tagliò la testa al toro invadendo la Serbia e sistemandosi lì per i successivi 500 anni. Durante tutto il XIX secolo i serbi ritornarono all'assalto e nel 1878 riguadagnarono la propria indipendenza.

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