
Sveglia ore 6.15, riesco a scendere le scale solo alle 6.30, ancora in anticipo considerando che mi sono addormentata alle 2. Alle sette parto da casa dopo aver dato un bacio a nonna e aver salutato Romy, Tommy e Chichi. Mi sarebbe piaciuto portarli con me tutti e 4, insieme a mamma e a papà, ma parto da sola. Il treno arriva in orario, alle 7.26 precise. Ho appena il tempo di salire sulla carrozza giusta e di appoggiare lo zaino sulla poltrona... e si parte. Torino, Cesana e Bardonecchia, poi un sms sul cellulare mi dice: “Bienvenue en France” e io che ne sapevo, stavo sotto ad una galleria... magari il cartello della frontiera c'era pure ma come facevo a vederlo la sotto? Verso le 11.00 arriviamo a Modane, prima fermata in Francia. Il personale italiano sul treno ci abbandona, ma intanto c'è tempo per una sigaretta. Fermiamo ancora a Chambery per pochi minuti, poi via dritto. A mezzogiorno il treno inizia a filare via veloce, circa 200 km all'ora. All'inizio mi diverto a guardare le rotaie, poi mi metto a guardare la campagna che scappa via veloce, poi il cielo che sembra uscito da un dipinto del romanticismo. Siamo in Francia... mi viene sonno, dormo 10 minuti poi inizio a sentire la nausea, faccio un giro, prendo un caffè, cerco di distrarmi... niente. STO MALE! Alla fine metto in bocca una gomma e inizio a stare meglio. Potevo pensarci prima! Ormai è l'una, inizio ad agitarmi. Ritiro tutto nello zaino e lo chiudo a chiave, poi inizio il mio stato vegetativo che finisce solo all'ingresso di Parigi, con i primi grattacieli e la fine dei campi coltivati e delle mucche. Alle 13.47, in perfetto orario svizzero più che francese, il treno arriva alla Gare de Lyon. Scendo, seguo le indicazioni per la metro, poi cambio idea, torno indietro, sbaglio strada, mi perdo, ritrovo la bussola e vado verso l'uscita. Mi ritrovo in una piazza che praticamente è divisa in tre: il parcheggio dei pullman, la piazzola dei taxi e la fila di turisti pieni di valigie. Io decido di andare a piedi. Sta volta niente strade sbagliate. Ci metto circa mezz'ora ma ci arrivo e mi sento dire dalla segretaria che che la mia camera non è ancora pronta. Così mollo tutto e dico alla tipa che ci rivederemo dopo. Me ne vado alla Defence, o meglio... vorrei farlo, ma mi ricordo che ho l'abbonamento già pagato e ancora non l'ho ritirato, devo tornare alla stazione, ma stavolta prendo la metro. Azzecco la linea giusta, chiedo ad una signora sorridente la direzione, controllo sulla cartina e scopro che per andare alla stazione devo passare per la Bastiglia. Per fortuna la prigione è stata distrutta nel '700. Una volta alla Bastiglia leggo Defence, mi viene il raptus di andarci, poi mi rendo conto della stronzata, esco e mi rimetto a camminare. Però cavolo... uscire dalla metro e ritrovarsi davanti quella piazza stupenda, immensa, con un obelisco al centro tutto di marmo con una statua alata d'oro in cima.... in fondo alla piazza c'è un canale pieno di chiatte mercantili e mi sembra di stare al porto di Genova, ma senza gabbiani e senza puzza di alghe marce. Proseguo verso la stazione, un poliziotto mi chiede l'accendino credendomi francese, io mi fingo inglese, lo saluto e continuo per Rue de Lyon, una strada all'apparenza normale, ma lo spirito liberty di Parigi si scorge anche da li, piccoli palazzo dell'ottocento trasformati in negozi e condomini. Arrivo alla stazione, spiego in inglese quello che voglio e mi perdo... di nuovo. Inizio a preoccuparmi per quando dovrò prendere il treno del ritorno. Alla fine trovo la metro, controlla la linea, passo di nuovo dalla Bastille e proseguo su un altra metro per circa mezz'ora, fino ad arrivare al capolinea: “La Defence”. Mi accorgo che sono le 4 del pomeriggio e che mamma si preoccupa se non chiamo. Esco per cercare un telefono e scopro che piove, mi metto a correre e mi riparo sotto l'arco, faccio un giro su me stessa... sotto di me c'è Parigi con l'Arco di Trionfo stagliato sull'orizzonte, intanto smette di piovere (Totale dieci minuti), mi allontano verso la piazza e vedo l'arco completo, immenso, tutto bianco intorno al cielo nero... trovo il telefono ma non funziona, così accendo il cellulare e decido che per oggi la compagnia telefonica fa anche le chiamate internazionali (ma solo per oggi). Poi torno in metro. Altra mezz'ora di viaggio, scendo alla Bastille, cambio linea... direzione giusta, fermata giusta, forse mi sto orientando, se smesso di andare alla stazione ridurrò drasticamente la mia media negativa di smarrimenti. Anche perché sarebbe la prima volta, nemmeno a Londra o a Praga mi sono mai persa. Una volta a Lindau sono andata a destra invece che a sinistra, ma quello è normale, capitava pure a Vercelli e a Torino, perfino a Villata che ha quattro strade e una piazza. Arrivo in hotel e stavolta c'è la stanza. Sesto piano... l'ascensore non lo trovo, salgo a piedi. Al secondo piano inizio a borbottare, al terzo arrivano le parolacce, al 4° le bestemmie in italiano che al quinto si traducono anche in dialetto, in inglese e in francese. Arrivo in camera, butto tutto sul letto e sono talmente morta che non ho nemmeno voglia di cenare.